Sanificazione degli ambienti, c’è più chiarezza

sanificazione ambienti

Sono le goccioline d’acqua, più piccole di 5 micron e fatte principalmente saliva infetta espulsa con il respiro, la tosse e gli starnuti, a contenere il virus Sars-CoV-2 e i Coronavirus in generale: è un fatto certo ed è il veicolo primario della diffusione. Queste gocce d’acqua viaggiano nella grandissima maggioranza dei casi solo per brevi distanze; se due persone sono, tipicamente, a meno di un metro di distanza, diventa possibile per il Coronavirus contenuto nelle goccioline entrare nel corpo di una persona non infetta attraverso la bocca, il naso o gli occhi, e da qui raggiungere il tratto respiratorio, dove inizia la malattia.

La circolare ministeriale dà anche finalmente una definizione ufficiale, nel contesto dell’epidemia di Covid-19 ma idealmente con respiro più ampio, del termine ‘sanificazione’: fino alla settimana scorsa era solo un’etichetta, ora passa a identificare nel suo complesso l’insieme delle singole operazioni di disinfezione di tutte le superfici che possano essere venute in contatto con un agente infettante, da fare solo con prodotti autorizzati (ad azione virucida: presidi medico chirurgici come dal Decreto presidente della Repubblica 6/1998, o ad azione biocida regolamentati UE 528/2012), includendo la descrizione dei modi in cui vengono fatte e abbinandole alle operazioni di pulizia con acqua e detergenti neutri (con registrazione riportante data, ora e persone responsabili, e conservazione delle registrazioni): non per ultimo, aggiungendo anche tutto ciò che viene contestualmente fatto per mantenere una buona qualità dell’aria. ‘Sanificare’ ora vuol dire occuparsi dell’igiene del proprio ambiente di lavoro a trecentosessanta gradi avendo in mente tutto questo, nessuna componente esclusa, senza trascurare la necessità di una buona ventilazione e ricambio dell’aria.

Fonte: articolo pubblicato sul sito triesteallnews.it – qui è possibile leggere l’articolo originale