Le blatte diventano invincibili: anche gli scarafaggi cominciano a resistere agli insetticidi

resistenza blatte agli insetticidi

A suggerirlo sono stati i ricercatori della Purdue University che sulle pagine di Scientific Reports hanno dimostrato come questi insetti stiano diventando sempre più resistenti a quasi ogni tipo di insetticida che abbiamo oggi a disposizione, sia quelli che attaccano il sistema nervoso sia quelli che mirano all’esoscheletro.

Per testare la resistenza delle blatte, i ricercatori hanno somministrato per sei mesi a tre diverse popolazioni tre diversi insetticidi: abamectina, acido borico e thiamethoxam. In un trattamento il team ha utilizzato tutti e tre gli insetticidi, uno dopo l’altro, per tre mesi (quindi due cicli in sei mesi). In un altro trattamento, i ricercatori hanno usato una miscela di due insetticidi per tutti e sei i mesi.

Dai risultati è emerso che, indipendentemente dalle diverse opzioni di trattamento, le dimensioni delle popolazioni, e quindi il numero di blatte, non sono diminuite nel tempo. Ciò suggerisce, quindi, che questi insetti stanno rapidamente evolvendo la resistenza a tutti e tre i prodotti chimici testati nello studio. Visto che le blatte vivono solo per circa 100 giorni, precisano i ricercatori, la resistenza agli insetticidi può evolvere molto rapidamente, grazie al passaggio dei geni più resistenti da una generazione all’altra generazione. Ma non solo: i ricercatori hanno scoperto che sviluppando la resistenza a una classe di pesticidi, le blatte avevano anche una migliore possibilità di sopravvivere ad un altro insetticida.

Se studi futuri confermeranno questi risultati, questa resistenza potrebbe rendere impossibile trattare le infestazioni di blatte con i soli insetticidi chimici. Si dovrà ricorrere, per esempio, a quella che viene chiamata Intergrated Pest Management (Ipm), o “gestione integrata delle infestazioni”, ossia l’insieme di strategie che prevedono, oltre al trattamento chimico, anche l’utilizzo di trappole e interventi mirati di pulizia e persino l’aspirazione degli insetti.

Fonte: articolo pubblicato sul sito wired.it – qui è possibile leggere l’articolo originale