Credito d’imposta per sanificare gli ambienti di lavoro nel Dl Cura Italia

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A beneficiare del bonus fiscale saranno gli esercenti attività d’impresa, coloro che svolgono un’arte o professione e che provvederanno ad assicurare ai propri lavoratori la salubrità degli ambienti di lavoro, adottando misure straordinarie di prevenzione e verrà riconosciuto ai datori di lavoro. È previsto in misura pari al 50% delle spese effettuate per la sanificazione, con un limite massimo di 20.000 euro per ciascun soggetto richiedente.

All’interno delle misure economiche varate dal Governo per affrontare la crisi connessa alla diffusione del Coronavirus nel nostro Paese, figura un bonus per la sanificazione degli ambienti di lavoro e dei locali, riconosciuto a favore delle imprese che hanno dato attuazione a misure di contenimento dell’epidemia.

Gli obiettivi della misura introdotta con il Decreto Cura Italia sono:

▪ incentivare la salubrità degli ambienti dove viene svolta l’attività lavorativa a vantaggio del datore di lavoro e di tutti i dipendenti e collaboratori;
▪ non gravare sulle finanze delle imprese che, a causa dell’emergenza sanitaria, devono fare i conti con la riduzione del volume di affari;
▪ garantire che gli ambienti lavorativi e gli strumenti utilizzati dai dipendenti siano costantemente oggetto di sanificazione, al fine di contenere il contagio da Covid-19.

Potranno beneficiare dell’agevolazione fiscale tutte le imprese (senza distinzione di settore di appartenenza o dimensione) nonché coloro che svolgono un’arte o una professione.
Il credito di imposta è valido per tutti i datori di lavoro, a fronte degli interventi di sanificazione dei locali e degli strumenti impiegati per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Si tratta di un beneficio fiscale riconosciuto alle imprese che faranno investimenti per ottenere una pulizia accurata e periodica dei locali dove i prestatori d’opera svolgono la loro attività quotidiana. Sono compresi nella sanificazione gli strumenti utilizzati per lavorare.

Fonte: articolo pubblicato sul sito lavoroediritti.com – qui è possibile leggere l’articolo originale