Mosca dell’olivo, la svolta della difesa in un gene

mosca dell'olivo

All’interno della famiglia delle Tephritidae sono presenti centinaia di specie di mosche dannose per l’agricoltura. Prima fra tutte la mosca dell’olivo, che ogni anno flagella le coltivazioni italiane costringendo gli olivicoltori a numerosi trattamenti. Come anche la mosca mediterranea della frutta, forse uno degli insetti più dannosi per i nostri areali.

Ma c’è anche la mosca orientale della frutta, che sta spaventando moltissimi agricoltori per le pesanti ripercussioni che i suoi attacchi potrebbero avere sulla frutta delle nostre zone se riuscisse a colonizzarle. E’ stata infatti ritrovata in pochi esemplari in Campania, che sono arrivati insieme con la frutta da paesi asiatici, ma non è ancora riuscita ad acclimatarsi alle nostre temperature più fredde.

Nel contrasto a queste specie dannose una speranza proviene da uno studio pubblicato sulla rivista Science che riporta la notizia della scoperta del gene (denominato MoY), localizzato sul cromosoma Y, che determina il sesso maschile in questa famiglia di insetti.
Ma quali ripercussioni questa scoperta può avere nella difesa delle colture agrarie? Esistono già in varie nazioni biofabbriche in cui si allevano quantità massive di insetti, tra cui la mosca mediterranea e la mosca orientale. Popolazioni che vedono la presenza sia di esemplari maschi che femmine.

Sulla carta sarebbe possibile trasformare tutte le femmine in maschi grazie all’introduzione del gene MoY, in modo da avere popolazioni di soli esemplari maschi. Questa ultima progenie verrebbe sterilizzata con radiazioni (come già si fa per altri insetti) e liberata in zone agricole.

I maschi sterili rilasciati in numero abbondante si accoppierebbero senza poter far figli con le femmine ‘selvatiche’ competendo con i maschi selvatici fertili, inducendo così una riduzione della progenie locale fino ad una soppressione della popolazione infestante.

Fonte: articolo pubblicato sul sito agronotizie.imagelinenetwork.com – qui è possibile leggere l’articolo originale