La strana (e rapida) moria degli insetti. Perché spariscono api e farfalle?

moria degli insetti

Abbiamo tutti sentito le grida di allarme per la diminuzione delle api (sia allevate sia selvatiche) che è stata collegata sia all’utilizzo dei pesticidi con neonicotinoide sia alla recrudescenza di parassiti degli insetti. Ovunque ci siano misure del numero degli insetti, si vede una diminuzione molto marcata. In Germania, negli ultimi decenni, gli insetti volanti, contati in una riserva naturale, sono diminuiti del 75%.
Il calo del numero degli insetti è un campanello d’allarme anche per la nostra catena alimentare perché molto di quello che mangiamo dipende dall’impollinazione, fatta dagli insetti. In più, gli artropodi, che si nutrono di piante ed animali morti, sono degli indispensabili spazzini.

Come quantificare a livello globale l’effetto che, ovviamente, è avvenuto nel corso degli anni ? L’unico modo oggettivo è disporre di misure effettuate allo stesso modo, nello stesso luogo a distanza di anni.
E’ quello che ha fatto Bradford Lister, un biologo che, dagli anni’70, studia gli insetti nella foresta pluviale di Porto Rico. Per essere il più lontano possibile da interferenze umane ha scelto la foresta di El Yunque che è una zona protetta da due secoli, iniziando come riserva reale del re Alfondo XII di Spagna per poi essere trasformata in parco Nazionale dal Presidente Roosevelt.

Le sue prime spedizioni per misurare gli insetti e gli animali insettivori risalgono al ’76, ’77. Quaranta anni dopo è tornato a ripetere le stesse misure e si è immediatamente reso conto che la foresta non era più la stessa. C’erano molti meno uccelli e le farfalle, che lo avevano colpito per la loro abbondanza, erano quasi sparite.
La biomassa raccolta dalle reti è tra il 12 ed il 25% di quella misurata quaranta anni fa, ma il numero degli artropodi di terra è diminuito da un fattore 60, cioè risulta essere meno del 2% di quanto fosse in passato.
Meno insetti e meno ragni e millepiedi significa meno cibo alla base della catena alimentare con conseguenze negative su tutti gli animali che se ne nutrono dagli anfibi, alle lucertole, agli uccelli.

Fonte: articolo pubblicato sul sito impact.startupitalia.eu – qui è possibile leggere l’articolo originale