La silenziosa strage degli insetti

la silenziosa strage degli insetti

Con 1,4 miliardi di individui per ciascuna persona viva sul pianeta, gli insetti sono una popolazione straordinariamente numerosa e varia e contano per il 90% di tutte le specie animali. Sono il “gruppo” più numeroso di tutti i viventi, e abitano ogni ecosistema terrestre. Tuttavia, sono anche fra le prime vittime di un crollo della biodiversità di proporzioni bibliche. 

Gli scienziati non sono in grado di fornire un numero certo per circoscrivere il declino globale degli insetti. Una ricerca dell’Università di Sydney nel 2018 ha messo insieme i dati di diversi studi effettuati in regioni a rischio. Si è riscontrato che qui il 41% delle specie sono in declino e un terzo di tutte le specie sono a rischio estinzione. I luoghi da cui gli insetti stanno scomparendo sono, principalmente, i terreni agricoli e i pascoli utilizzati intensivamente. 

Con i suoi terreni sempre più vasti, la dipendenza dai pesticidi e i paesaggi monotoni, l’agricoltura industriale rappresenta per gli insetti una minaccia esistenziale. La protezione delle piante tramite prodotti chimici è aumentata costantemente dagli anni ’30 in molti paesi industrializzati, così come in America Latina, Asia e Oceania.

La quantità di pesticidi applicati sulle colture è cresciuta di 50 volte dal 1950 ad oggi. A livello globale si spargono 4 milioni di tonnellate di sostanze ogni anno. I paesi che più ne fanno uso sono in Asia, specialmente Cina, India e Giappone. Gli agricoltori cinesi ne utilizzano tre volte la media globale. 

L’agroecologia può essere la soluzione. I cosiddetti field margins (gli spazi più esterni del campo coltivato che comprendono scoline, vegetazione erbacea, arbusti, siepi, fasce tampone, aree lasciate a maggese) sono punti di partenza indispensabili per il controllo biologico dei parassiti. Per incoraggiare il maggior numero possibile di nemici naturali, è necessario un mix di elementi paesaggistici esistenti e di nuova costituzione.

Fonte: articolo pubblicato sul sito lastampa.it – qui è possibile leggere l’articolo originale