Cimici da letto: dove si annidano, punture e rimedi

cimici del letto

Tra le presenze fastidiose all’interno della casa, le cimici da letto rappresentano forse l’ospite maggiormente sgradito. Poiché questo insetto si nutre di sangue umano, l’infestazione può determinare problematiche come punture ripetute, prurito e arrossamenti, nonché vere e proprie reazione allergiche nei soggetti ipersensibili.
L’infestazione da cimici da letto non dovrebbe essere mai sottovalutata e, per questa ragione, è sempre consigliato affidarsi a professionisti nella disinfestazione, affinché ci si possa liberare della problematica per un lungo periodo di tempo. Ancora, anche il parere del medico è essenziale, per il trattamento dei morsi e il monitoraggio delle eventuali reazioni allergiche.

La Cimex lectularius, detta anche cimice dei letti o dei materassi, è un insetto appartenente alla famiglia delle Cimicidae. Si tratta di una specie ematofoga, ovvero solita a nutrirsi di sangue, ed è un parassita obbligato dell’uomo: il genere umano, in altre parole, rappresenta la specie di preferenza della cimice per nutrirsi. Può però colpire anche altri animali a sangue caldo, a volte anche quelli domestici, soprattutto quando non può accedere agli umani.

Molto abili nel nascondersi, questi insetti vengono portati inconsapevolmente all’interno delle abitazioni dalle stesse persone, ad esempio poiché aggrappate agli abiti o alle scarpe. Una volta varcata la soglia, si moltiplicano molto velocemente colonizzando tutti gli spazi, preferendo divani, letti, cuscini, moquette, tende, tessili di vario tipo. Possono anche nascondersi nei battiscopa, all’interno delle prese elettriche o nelle crepe nel muro.

Non sempre è possibile individuare queste cimici a occhio nudo, ma vi sono dei segnali che ne confermano l’infestazione: la presenza di macchie fecali sulle lenzuola, di colore marrone o nero, quindi chiazze chiare prodotte dalle uova ed esuvie sul materasso, ovvero il rivestimento esterno del corpo che l’insetto cambia ciclicamente.

Fonte: articolo pubblicato sul sito greenstyle.it – qui è possibile leggere l’articolo originale