Cimici asiatiche, perché ci invadono e come eliminarle

cimici asiatiche

In molte province italiane l’autunno 2018 è partito sotto l’insegna di un’ondata di questi insetti color grigio-bruno, ben noti per il loro inconfondibile ronzio ma, soprattuto, per il loro odore – per usare un eufemismo – sgradevole.
Diffuse soprattutto nelle campagne, dove trovano ristoro tra la vegetazione, hanno raggiunto in massa ormai in molte aree la penisola, con diverse zone del Nord Italia prese letteralmente d’assalto. Non risparmiando, però, neanche molte regioni nel resto d’Europa e in particolare quelle centro-meridionali.

Le conseguenze sono molteplici e vanno dal fastidio di ritrovarsele nel bucato appena raccolto fino a situazioni di vera esasperazione, con pareti, verande e infissi delle abitazioni tappezzati, garage e rimesse infestati, stanze presidiate da esseri svolazzanti. Ma non solo. L’impatto si sta facendo pesante sulle coltivazioni, che secondo Coldiretti potrebbero registrare per alcune categorie perdite del 20-25% della produzione, con punte fino al 40%.
Originaria dell’ Asia orientale, prima di giungere a noi ha colonizzato nei primi anni ’90 l’America settentrionale, salendo accidentalmente a bordo di container e probabilmente infilandosi dentro a imballaggi e bagagli del traffico internazionale di merci.

Si aggiungono poi alcune caratteristiche biologiche proprie della cimice asiatica, che le differenziano da quelle verdi e dalle altre nostrane. Innanzitutto, può sopravvivere più a lungo: un individuo adulto può raggiungere facilmente l’anno-anno e mezzo di età. In secondo luogo, le femmine possono deporre più volte le uova (una trentina alla volta, e deponendone fino a 400-500 in totale per individuo), a differenza di altre specie che invece le depongono solo in particolari stagioni.

Fonte: articolo pubblicato sul sito wired.it – qui è possibile leggere l’articolo originale