lipidi della pelle allontanano cimici dei letti

Cimici dei letti, scienziati scoprono che lipidi della pelle le allontanano

I lipidi presenti nella pelle umana possono essere un’arma di contrasto per le cimici dei letti secondo un’eccezionale scoperta fatta da un team di entomologi dell’Università del Kentucky, come riferisce un comunicato della stessa Università.

I ricercatori hanno scoperto che i trigliceridi presenti naturalmente nella pelle tendono ad impedire alle cimici dei letti di rimanere troppo a lungo sul corpo degli esseri umani. Si tratta di una scoperta che potrebbe essere molto utile per ideare nuove strategie per contrastare in maniera più efficace questo parassita.

I ricercatori hanno fatto questa scoperta facendo degli esperimenti su campioni di pelle collocati su delle strisce. I campioni sono stati raccolti da vari partecipanti appartenenti a diverse etnie e di diverse età. Hanno quindi allevato in laboratorio varie popolazioni di cimici dei letti, insetti del genere Cimex che si nutrono di sangue umano.
I risultati degli esperimenti mostravano che le cimici preferivano le strisce senza i trigliceridi piuttosto che quelle con i trigliceridi della pelle. 

Fonte: articolo pubblicato sul sito notiziescientifiche.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

casi malaria in aumento

Malaria, casi in aumento nel 2020 per il Covid che ha ridotto i fondi

Nel 2020 i morti di malaria sono aumentati nel mondo: 69 mila in più rispetto al 2019, e sono cresciuti anche i malati. Il rapporto dell’Oms (organizzazione mondiale della sanità) 2021, appena presentato, il 6 dicembre, sulla lotta contro il paludismo ne ha registrati 14 milioni in più l’anno scorso sul 2019. I casi stimati di malaria complessivamente sono stati circa 241 milioni nel 2020 e i decessi all’incirca 627 mila, precisamente 69 mila in più sul 2019, con una crescita del 12% nell’Africa subsahariana.

Proprio in Africa è stato registrato il 96% di tutti i decessi. Nove vittime su dieci sono bambini sotto i 5 anni.

L’aumento dei morti registrati nel 2020 per due terzi sono dovuti all’interruzione dei servizi di prevenzione, diagnosi e cura durante la pandemia, secondo l’Oms. Tuttavia, a livello mondiale, è stato effettivamente distribuito, entro la fine del 2020, il 72% di tutte le zanzariere impregnate di insetticidi previste per tenere lontane le zanzare vettori di trasmissione della malattia infettiva.

Fonte: articolo pubblicato sul sito italiaoggi.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

scomparsa insetti impollinatori

Senza api e altri insetti impollinatori 1/3 delle piante da fiore non produrrebbe semi

Uno studio internazionale guidato dai ricercatori della Stellenbosch University lancia l’allarme: l’estinzione degli insetti impollinatori potrebbe compromettere gravemente gli ecosistemi naturali e accelerare la perdita della biodiversità. La metà di tutte le piante da fiore presenti al mondo (circa 175.000 specie) dipende infatti esclusivamente dagli animali impollinatori per la riproduzione e, quindi, per la sopravvivenza: senza l’azione di questi animali, la morte di queste piante non è difficile da immaginare.

Si tratta del primo studio che ha come obiettivo quello di fornire una stima globale dell’importanza degli impollinatori per le piante negli ecosistemi naturali: finora, infatti, non si era compreso appieno il ruolo degli animali impollinatori all’interno degli ecosistemi e la loro importanza vitale per la difesa della biodiversità. Esistono in natura piante dette autofertili, ovvero in grado di autofecondarsi e produrre alcuni semi anche senza l’ausilio degli impollinatori, ma anche per queste specie il contributo degli animali è fondamentale.

A causa dell’assenza degli animali impollinatori, alcune specie di piante selvatiche si sono addirittura estinte, e ciò ha provocato un depauperamento degli ecosistemi: meno impollinatori in azione significa meno piante, e ciò può voler dire scarsezza di cibo per molte specie animali e anche per l’uomo. 

Fonte: articolo pubblicato sul sito greenme.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

tecnica dell'insetto sterile

La tecnica dell’insetto sterile: un metodo per controllare popolazioni di insetti parassitarie

Gli insetti rappresentano la classe più grande del phylum degli Artropodi: circa i tre quarti delle specie animali finora descritte fanno parte di questa classe. Il loro numero è in continuo aumento e fino ad ora sono state individuate e descritte ben oltre un milione di specie di insetti. Essi, a causa della loro versatilità biologica e della loro capacità di adattamento a differenti tipologie di ambienti, sono stati in grado di colonizzare tutte le piante. 

Per poter limitare quindi i danni causati da queste specie parassitarie, è necessario mettere in atto efficaci programmi di controllo delle popolazioni naturali.

L’idea di utilizzare in natura insetti resi sterili per il controllo di popolazioni infestanti fu concepita per la priva volta dal genetista russo Serebrovsky nel 1940. Tuttavia, la prima vera e propria applicazione fu attuata intorno agli anni ‘50 negli Stati Uniti, con lo scopo di eradicare il Cochliomyia hominivorax, (dittero diffuso nelle Americhe le cui larve si nutrono della carne di vertebrati) dagli Stati Uniti, Messico e America centrale.

La tecnica dell’insetto sterile prevede il rilascio in natura di maschi resi sterili tramite radiazioni ionizzanti, per ridurre progressivamente il potenziale riproduttivo delle popolazioni della specie bersaglio attraverso accoppiamenti infecondi con femmine selvatiche.
Gli individui maschi utilizzati nelle campagne SIT, vengono allevati in massa in strutture specializzate denominate biofabbriche.

Fonte: articolo pubblicato sul sito sciencecue.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

3D Rendering Of A Dust Mite

Acari della polvere e salute intestinale

Gli acari della polvere di casa, i Dermatophagoides pteronyssinus, sono i principali responsabili delle allergie perenni dell’apparato respiratorio.
Scrive in proposito l’Istituto Allergologico Lombardo: “L’allergene maggiore dell’acaro, Der p1, è un enzima (una cisteino-proteasi) capace di rompere i legami tra le cellule dell’epitelio bronchiale (tight junction).

La conseguenza di questa rottura è un’aumentata penetrazione attraverso la mucosa di agenti esterni, come allergeni, batteri, virus.

In pratica gli acari della polvere di casa svolgerebbero un ruolo attivo nell’insorgere di malattie infiammatorie intestinali, nel dettaglio il Morbo di Crohn e la colite ulcerosa.
Uno studio all’Università di Nizza -riporta l’Istituto Lombardo- ha trovato la presenza dell’allergene dell’acaro, Der p1, nel duodeno di persone con malattie infiammatorie o irritative intestinali.

Secondo lo studio citato,  è possibile stimare che circa l’1-2% della popolazione generale mondiale abbia una sensibilizzazione allergica verso gli acari della polvere con una variabilità significativa a seconda della coorte oggetto di studio.

Fonte: articolo pubblicato sul sito salutebuongiorno.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

disinfestazione blatte

Disinfestazione blatte, in cosa consiste e a cosa serve

La disinfestazione dalle blatte non è altro che un’operazione molto articolata conosciuta anche come “deblattizzazione”, utile ad eliminare gli scarafaggi da contesti domestici e non. Spesso questo tipo di intervento viene richiesto in bar, ristoranti e pizzerie, ovvero in quei settori dove l’igiene deve essere monitorata ai massimi livelli.

Sul territorio italiano si possono contare ben 15 specie di blatte, ma le più diffuse sono:

• Le blatte orientalis, ovvero i comuni scarafaggi neri, che sono soliti lasciare in giro tracce di feci e saliva maleodorante.
• Le blatte germaniche, conosciute anche come “fuochiste”, dalla forma lunga e allungata rispetto alla tipologia orientalis, con colore marroncino.
• Le blatte americane (periplaneta), di colore tipicamente rosso e dalle dimensioni più elevate rispetto alle altre.

Queste blatte oltre a contaminare l’ambiente in cui vivono, possono essere causa di molte malattie e infezioni, come: salmonellosi, dissenteria, colera e febbre tifoide. Tali patologie possono essere veicolate non solo tramite contatto diretto con l’insetto ma anche attraverso gli escrementi che quest’ultimo rilascia. In alcuni soggetti allergici possono verificarsi anche episodi di reazione epidermica.

Fonte: articolo pubblicato sul sito h24notizie.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

acaro del tarlo del legno

Attenzione a questo insetto poco noto ma potenzialmente nocivo per l’uomo

L’insetto di cui parleremo si presenta in simbiosi con un altro altrettanto sgradito. Specialmente se casa nostra è arredata con bellissimi mobili in legno o un elegante parquet, dovremo controllare la presenza di fori del tarlo. Come ben noto, i tarli, ed in particolare le loro larve, sono ghiotti di legno che sarà rosicchiato voracemente, ma questo non sarà l’unico danno. I tarli del legno, infatti, attirano l’acaro del tarlo (Pyemotes ventricosus). Questi particolari acari sono molto voraci e mangiano le larve dei tarli del legno e si riproducono con grande velocità. Sono molto piccoli e possono raggiungere più punti della casa attraverso i tarli adulti a cui sono attaccati che svolazzano per gli ambienti.

Una femmina è in grado di dare alla luce fino a 2-300 esemplari grazie ad un particolare metodo di fecondazione tra insetti della stessa madre. Dato l’elevato numero di prole che un acaro del tarlo è in grado di produrre, una volta fecondate, le femmine partono subito a caccia di larve del tarlo.
Tuttavia, benché loro non lo sappiano, quando sulla loro strada viene incrociato un essere umano questo potrebbe essere scambiato per una grande larva.

Le zone più attaccate sono quella del tronco e del collo, ma anche le braccia, dove potrebbero comparire segni anche dopo svariati minuti dal morso. Questo non consente di individuare da subito il problema in casa e magari ricercarlo in fonti esterne.

Fonte: articolo pubblicato sul sito proiezionidiborsa.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

epidemia trasmessa da zanzare

Il virus trasmesso dalle zanzare, “possibile una nuova pandemia”

Secondo Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, non possiamo escludere una nuova epidemia da “malattia x”. “Il Coronavirus – spiega – ci ha insegnato che ci aspettavamo un’influenza ed è arrivata una pandemia. Abbiamo altri virus, per esempio quelli trasmessi dalle zanzare, che a causa dei cambiamenti climatici potrebbero assumere dimensione internazionale. Quelli che ci preoccupano di più, tuttavia, sono quelli respiratori“.

Parole preoccupanti che arrivano in concomitanza con l’annuncio della presenza delle zanzare coreane in Lombardia. Si tratta – confermano gli esperti – di animali “alieni” vettori di virus patogeni per l’uomo e per gli animali. Insomma, non possiamo dimenticare – almeno per ora – le mascherine, ricordando di “attivare tutto ciò che è possibile in termini di contromisure mediche. Dobbiamo pianificare già da ora, per evitare di trovarci di fronte a una nuova emergenza pandemica“. 

Fonte: articolo pubblicato sul sito liberoquotidiano.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzara coreana e trasmissione virus

Crisanti lancia l’allarme: “La zanzara coreana trasmette il virus”

Rientrando nelle sue vesti di microbiologo, Andrea Crisanti torna a parlare di zanzare, particolarmente pericolose quando ricoprono il ruolo di vettore. Ultimamente si parla molto della malaria, malattia infettiva causata da un protozoo che può trasmettersi all’uomo attraverso la puntura di ditteri del genere Anopheles, e l’Organizzazione mondiale della sanità ha dato il via libera al vaccino per i bambini dell’Africa subsahariana.

In questi ultimi giorni è cresciuta l’attenzione anche in Italia, dove si parla dell’arrivo dell’Aedes koreicus, conosciuta anche come zanzara coreana. Un insetto che resiste molto bene al freddo ed è in grado di riprodursi molto rapidamente. Già nel 2011 alcuni esemplari erano stati identificati nella provincia di Belluno, ma di recente zanzare di questo genere sono state trovate anche in Lombardia. Il clima italiano potrebbe in effetti aver agevolato la loro diffusione.

Naturalmente, in tempi di coronavirus, il pensiero va subito ai rischi collegati alla presenza di una nuova tipologia di zanzara del genere Anopheles, capace di veicolare malattie. Questo tipo di insetti, infatti, può trasmettere “encefaliti virali equine o encefaliti giapponesi, virus portati da animali, ma che in Italia non ci sono al momento”. In alcuni casi possono essere “vettore non principale di altre malattie, come tenge e febbre gialla“.

Crisanti, tuttavia, afferma che al momento non c’è nulla da temere: “Italia non esiste un tipo di virus degli animali che possa sfruttare questa zanzara come vettore, fortunatamente. Ma non è detto che la situazione resti invariata“.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilgiornale.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

morsi cimici dei letti

Morsi cimici da letto: le cause e come eliminarle

Sono dei piccoli insetti che appartengono alla famiglia degli ematofagi e si chiamano in questo modo in quanto solitamente tendono a trovarsi nelle fessure dei letti oppure sulla testiera dove trovano rifugio. Per sopravvivere, necessitano di sangue umano e per questa ragione è possibile alcune volte di avere dei morsi cimici da letto sul braccio o le gambe.

Durante il giorno sono poco attive, in quanto tendono a muoversi soprattutto la notte, agendo indisturbate. Durante questa fase notturna escono dai propri nascondigli cercando i soggetti che dormono per poter succhiare il sangue di cui si cibano per poter sopravvivere. I morsi cimici da letto possono causare macchie rosse e prurito, ma non sono pericolosi.

Note anche come cimici del materasso possono pungere nel cuore della notte, ma non sono pericolose e non trasmettono malattie, ma danno adito a una sensazione fastidiosa e di prurito, oltre a qualche arrossamento e rossore.

Di notte sono attratte soprattutto dal calore, quindi tendono a uscire dal loro nascondiglio dove sono state per buona parte del giorno. Prediligono soprattutto la notte, ma è possibile trovarle anche durante il giorno vicino a fonti di luce o alle finestre per trovare riparo e calore. Oltre che nei luoghi già citati, è possibile trovarle anche nei vestiti e valigie, quindi attenzione quando si va negli hotel o si torna a casa da un viaggio.

Per prevenire ed evitare i morsi cimici da letto, una soluzione potrebbe essere quella di affidarsi a un buon repellente. Considerando che gli insetticida sono nocivi per gli esseri umani e anche per gli animali domestici se si hanno in casa, è consigliabile puntare su un altro dispositivo che è valido ed efficace al tempo stesso.

Fonte: articolo pubblicato sul sito notizie.it – qui è possibile leggere l’articolo originale