malattie trasmesse da zanzare

Malattie trasmesse da zanzare, aumentano i casi in Italia

Aumentano in Italia ed in Europa i casi di infezioni e patologie trasmesse all’uomo tramite la puntura di zanzara. Tra le cause del fenomeno ci sono anche i cambiamenti climatici: l’aumento delle temperature, di fatto, fa sì che le zanzare non muoiano e, di conseguenza, il «patrimonio di patogeni» non si interrompe.

Obiettivo dell’iniziativa è quello di «favorire l’informazione degli operatori del settore sanitario e veterinario sulla specifica tematica e di promuovere, contestualmente con le istituzioni e gli enti locali e regionali, una rete di attività e collaborazioni multiprofessionali in grado di garantire la tutela e la sicurezza della salute pubblica da rischi di possibili emergenze sanitarie». Le arbovirosi più temibili, è emerso dai lavori, sono la West Nile, la Chikungunya (registrata soprattutto nel Ravennate), l’Usutu (la presenza delle zanzare in questione è stata documentata per la prima volta a Sud del Po proprio a Pescara), l’encefalite da morso di zecca e altre forme più rare, come quella provocata dai virus del Dengue.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilmessaggero.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

emergenza europea zanzara tigre

Zanzara Tigre, un progetto europeo per contrastare l’emergenza

È partito il primo progetto europeo focalizzato sull’emergenza delle zanzare invasive, ovvero di quelle specie – anche dette alloctone – che a causa dell’azione umana 
si trovano ad abitare e colonizzare un territorio diverso dal proprio areale storico, alterando l’ecosistema e causando danni al benessere e alla salute delle persone.

Si tratta dell’AIM-COST ACTION (Aedes Invasive Mosquito- Cooperation in Science and Technology), progetto che, sotto il coordinamento di Alessandra della Torre del Dipartimento di Sanità pubblica e malattie infettive della Sapienza, è risultato vincitore delle selezioni del 2018, collocandosi nel 7% dei progetti COST finanziati dall’Unione Europea.

Il COST sostiene ogni anno progetti che mirino a sviluppare sinergie transnazionali e intersettoriali per affrontare in maniera comune e coordinata problemi tecnologici, sociali e sanitari, finanziando le attività di networking e mobilità internazionale. La principale missione dei progetti COST è l’abbattimento di disuguaglianze tecnologiche e culturali 
tra paesi dell’Unione Europea e di regioni limitrofe, attraverso la creazione creazione di una rete di ricercatori europei che possano ottimizzare gli sforzi e affrontare insieme le difficoltà in sinergia con le istituzioni pubbliche e le aziende private.
Virus come quello Dengue, Chikungunya e Zika, capaci di provocare nell’uomo malattie fortemente debilitanti, erano già molto diffusi nelle regioni tropicali, ma l’estensione dell’areale delle zanzare Aedes albopictus a regioni più temperate, ha aperto la possibilità di trasmissione anche in Europa.

Ne sono testimonianza l’epidemia di Chikungunya del 2017 in Lazio e Calabria, con quasi 500 casi di persone infette, alcune delle quali con sequele patologiche durate per diversi mesi. A oggi AIM- COST conta la partecipazione di istituzioni di ricerca e sanità pubblica e aziende del settore provenienti da 29 paesi dell’area europea a 4 paesi extra-europei, ma è aperta all’inclusione di nuovi scienziati, amministratori pubblici e addetti al settore di questi e altri paesi che vogliano contribuire alla sfida di sviluppare gli approcci più efficaci e meno costosi, dal punto di vista economico e ambientale, per contenere la diffusione delle specie di zanzare invasive e dei rischi sanitari a esse associati.

Fonte: articolo pubblicato sul sito vivilecanarie.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

disinfestare nido calabroni

Chi chiamare per un nido di calabroni?

Essendo il calabrone della stessa famiglia delle vespe, è probabile che chi non ne ha mai visto uno confonda un nido di calabroni con uno, appunto, di vespe. Considera, quindi, che entrambi gli insetti sono molto simili. Tuttavia, il calabrone non solo è più grande ma ha anche un colore bruno-rossiccio, diverso da quello delle sue «parenti». Ha, comunque, delle striature gialle e nere.

Individuati l’insetto ed il suo rifugio, chi chiamare per un nido di calabroni? Il consiglio più diffuso è quello di evitare di affrontarli da soli ma di rivolgersi ad un esperto, che si tratti di una ditta specializzata, dei vigili del fuoco e – come già successo in alcuni Comuni – alla Protezione civile.

Infatti, ricorrere al fai-da-te non solo è sconsigliato ma può rivelarsi estremamente pericoloso. Tieni presente che un normale insetticida acquistato al supermercato potrebbe non essere in grado di abbattere tutti gli insetti che si trovano nel nido. Di conseguenza, oltre a non risolvere completamente il problema, corri dei rischi: i calabroni, quando si sentono aggrediti, attaccano senza pietà, con gli effetti che abbiamo già citato.
I tecnici di una ditta specializzata, ad esempio, riescono a risolvere il problema evitando anche che, nell’arco di qualche ora, qualche calabrone possa tornare a quello che era il suo nido, il che vorrebbe dire dopo un po’ ricominciare da capo.

Fonte: articolo pubblicato sul sito laleggepertutti.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

sparizione insetti

Gli insetti stanno sparendo: in soli 10 anni specie ridotte di un terzo in praterie e foreste

In soli dieci anni il numero di specie di insetti nelle foreste e nelle praterie tedesche si è ridotto di oltre un terzo. Si tratta di un dato impressionante, che mette in luce quanto è diventata drammatica la situazione per questi piccoli ma fondamentali organismi, alla base della catena alimentare e dell’impollinazione di moltissime piante (di interesse commerciale e non). La riduzione più preoccupante si è verificata nei pressi delle fattorie, dove si trova la maggiore concentrazione di campi coltivati: in questi specifici luoghi, tra il 2008 e il 2017 l’abbondanza di insetti è crollata del 78 percento, mentre la biomassa complessiva di artropodi è diminuita del 67 percento. La situazione sembra essere dunque molto più drammatica di quanto stimato in precedenza, benché la tendenza sia in linea con quella di altri studi che ci stanno avvisando della cosiddetta “apocalisse” che coinvolge gli insetti.

Un declino su tale scala per un periodo di soli 10 anni è stata una sorpresa completa per noi: è spaventoso, ma si adatta al quadro presentato in un numero crescente di studi”, ha dichiarato il professor Weisser. “Prima della nostra indagine, non era chiaro se e fino a che punto anche le foreste fossero colpite dal declino degli insetti”, gli ha fatto eco l’autore principale della ricerca Sebastian Seibold. Per quanto concerne le praterie, il principale nemico individuato dagli scienziati è l’agricoltura, tra sfruttamento eccessivo del suolo e utilizzo dei pesticidi, nocivi per i parassiti ma anche per le specie non infestanti (non a caso recentemente l’Unione Europea ha recentemente messo al bando il neonicotinoide thiacloprid, ritenuto rischioso per le api).

Fonte: articolo pubblicato sul sito scienze.fanpage.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

motivi presenza blatte

Quali sono i motivi per i quali le blatte si annidano in casa

Esistono diversi tipi di blatte: la Blattella germanica (conosciuta come fuochista), la Blatta orientalis (chiamata scarafaggio) e la Periplaneta Americana (la più grande e con le ali). Tutte e tre le tipologie sono un pericoloso infestante per la casa dato che è uno degli insetti più sporchi e ad alto rischio di trasmissione di malattie. Le blatte tendono a insediarsi in anfratti caldo-umidi della casa dove possono arrivare attraverso:

  • cartoni di generi alimentari già infestati;
  • nidi smossi durante lavori di ristrutturazione;
  • grado di pulizia della casa non sufficiente.

Le blatte, infatti, si nutrono di cibo o briciole che cadono sul pavimento o dietro mobili o scaffali, perciò una scarsa pulizia tende ad incentivarne la comparsa.

Esistono alcuni rimedi naturali per evitare il proliferare di questo fastidioso infestante tra i quali:

  • Zucchero e bicarbonato di sodio: fare una miscela di questi due ingredienti in parti uguali e spargerla nelle zone infestate. Le blatte si nutriranno del composto che le porterà alla morte;
  • Foglie di alloro: sbriciolare le foglie e posizionarle nella zona interessata dalle blatte. L’odore agirà come repellente;
  • Sapone: preparare una soluzione di acqua e sapone concentrato e spruzzarla direttamente sugli insetti. In questo modo le blatte non riusciranno più a respirare. Le blatte, però, escono solo di notte e in luoghi bui, perciò questo rimedio è difficile dia i risultati sperati;

Fonte: articolo pubblicato sul sito lettera43.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

cosa fanno le zanzare col sangue

Cosa se ne fanno le zanzare del sangue

I maschi della specie si nutrono prevalentemente di nettare dei fiori mentre le zanzare femmine dispongono di un apparato boccale succhiante che consente loro di pungere e perforare la pelle di mammiferi e uccelli al fine di alimentarsi con il sangue delle vittime dei loro attacchi.
Il comportamento alimentare dell’animale che si nutre di sangue è, come abbiamo visto, tipico della femmina di questa specie ed è chiamato ematofagia. Esso assume un ruolo fisiologico per le zanzare femmine perché il sangue succhiato apporta la quantità corretta di proteine necessarie alla maturazione delle uova.

Quando la zanzara succhia il sangue inietta nella sua vittima delle sostanze anticoagulanti e vasodilatatorie che sono la causa diretta delle tipiche reazioni cutanee che si manifestano con prurito e arrossamento. Per alleviare il fastidio della loro puntura è possibile applicare della saliva o dell’aceto sulla zona interessata oppure utilizzare dei cubetti di ghiaccio per alleviare il senso di prurito. Anche il calore può dare lo stesso risultato così come l’olio di lavanda, il bicarbonato di sodio su un impacco o anche una buccia di banana.

Fonte: articolo pubblicato sul sito lettera43.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

repellenti per zanzare

Repellenti per zanzare: come funzionano?

Per la prima volta, una squadra di ricercatori è riuscita a svelare l’effetto che la dietiltoluamide (o DEET), la molecola alla base di tutti i prodotti antizanzara, ha sulla fisiologia delle sue vittime.

Il team della Johns Hopkins University (Baltimora, Maryland) ha studiato gli effetti che gli spray naturali e quelli sintetici hanno sulle zanzare, in particolare sulle loro cellule nervose preposte a percepire gli odori. Il test con gli aromi naturali (citronella, chiodi di garofano, limone) non ha regalato nessuna sorpresa: le zanzare trovano fastidiosi quegli odori e fanno di tutto per tenersene alla larga. Il DEET, invece, ha prodotto risultati decisamente diversi dal previsto – innanzi tutto perché le zanzare non sembrano accorgersi della sua esistenza.

L’effetto di questa molecola è un altro: non solo non è percepibile alle zanzare, ma maschera gli odori umani, quelli che al contrario attirano gli insetti. Ogni volta che ci spruzziamo addosso uno spray sintetico, insomma, non ci stiamo rendendo disgustosi all’olfatto delle zanzare, ma stiamo creando un vero e proprio mantello dell’invisibilità che ci nasconde al loro radar sensoriale.

Fonte: articolo pubblicato sul sito focus.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

evoluzione degli insetti

Gli insetti sono più antichi del previsto

Le lancette dell’evoluzione degli insetti vanno riportate indietro: la loro comparsa infatti sarebbe avvenuta prima del previsto, circa 465 milioni di anni fa, e anche innovazioni chiave come l’evoluzione delle ali e la metamorfosi sarebbero da retrodatare di 30-40 milioni di anni, mentre la grande estinzione di massa avvenuta alla fine Permiano avrebbe influito poco o nulla. Lo dimostra lo studio di insetti moderni e fossili condotto dai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano: pubblicato su Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, potrà offrire nuovi spunti per la lotta contro le specie più infestanti e pericolose, per l’agricoltura e la salute dell’uomo.

“Questo studio ci dimostra come gli insetti siano un gruppo animale estremamente plastico, che si è saputo adattare a diversi scenari di crisi sfruttando al meglio le risorse disponibili fino a diventare dominatore degli ecosistemi terrestri”, spiega Matteo Montagna, entomologo e primo autore dello studio. Per giungere a questa conclusione, il suo gruppo di ricerca ha esaminato un database di 1470 proteine appartenenti a 140 specie di artropodi, in modo da stabilire il loro legame di ‘parentela’.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ansa.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

nuovo metodo lotta alle zanzare

Arriva un nuovo metodo per la lotta alle zanzare

Dalle nuove metodologie biotecnologiche per contrastare la diffusione della zanzara tigre a ‘Hortextreme’ la serra per coltivare microverdure a bordo di veicoli spaziali. Tecnologie all’avanguardia per produrre packaging 100% biodegradabile dagli scarti caseari e ‘Mig’, un orto mobile per militari in missione di pace. Sono alcune delle soluzioni tecnologiche che Enea presenterà al ‘Maker Faire Rome 2019’.

Per la lotta contro le zanzare, l’Enea ha sviluppato un metodo biotecnologico per limitare la riproduzione della zanzara tigre e abbattere le sue capacità di trasmettere virus tropicali senza ricorrere a radiazioni mutagene o manipolazioni del Dna. “Questo risultato è stato possibile grazie all’introduzione nella zanzara in laboratorio di ceppi specifici del batterio wolbachia – spiega una nota Enea – innocuo per l’uomo e comunemente presente in gran parte degli insetti, con un duplice effetto: attraverso il rilascio sul territorio della linea di maschi sterilizzanti, le femmine manifestano un azzeramento della trasmissione del virus Zika e una riduzione a meno del 5% di quella dei virus di dengue e chikungunya, mentre i maschi rendono sterili le femmine selvatiche con cui si accoppiano”.

Sintesi articolo pubblicato sul sito laleggepertutti.it

Fonte: articolo pubblicato sul sito laleggepertutti.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

debellare virus con zanzare

Debellare virus con zanzare transgeniche: esperimento fallito

Secondo quanto riportato da Italia Oggi, in Brasile la società di biotecnologie britannica Oxitec ha testato un nuovo metodo che potrebbe contribuire a ridurre la popolazione di zanzare locali malate e quindi a sconfiggere le malattie più pericolose. Il meccanismo consiste nel liberare nell’ambiente centinaia di migliaia di zanzare portatrici di un gene di autodistruzione, così che queste possano fungere da trappole mortali per gli esemplari nocivi.

In uno studio pubblicato da Scientific Reports e ripreso da Le Figaro, alcuni ricercatori dell’università di San Paolo e Yale hanno però frenato l’entusiasmo. La tecnologia di Oxitec funzionerebbe alla grande in laboratorio ma non in natura.
Il motivo è presto detto: parte del genoma modificato delle zanzare transgeniche entrerebbe in contatto con la popolazione selvatica, rendendola più resistente. Di conseguenza, in breve tempo la differenza tra gli esemplari modificati e non, si annullerebbe vanificando ogni esperimento.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilgiornale.it – qui è possibile leggere l’articolo originale