diffusione malattie zanzare

Le zanzare stanno meglio dove c’è presenza umana

Le zanzare che diffondono malattie occupano con alte probabilità aree caratterizzate da impatti antropici più evidenti, in cui sono stati utilizzati pesticidi, piuttosto che zone più incolte e tranquille. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports e condotto dagli esperti dell’Oregon State University. Gli studiosi hanno scoperto una differenza significativa nella presenza di zanzare nel Kruger National Park, un parco nazionale in Sud Africa, confrontando l’interno dell’area con le zone limitrofe.

Presenza umana. Il team ha considerato 5 fattori causati dalla presenza umana: abbondanza di pesticidi organofosfati, eutrofizzazione, cioè l’eccessiva mineralizzazione dell’acqua che porta alla crescita diffusa delle alghe, la densità demografica, biomassa di animali domestici e selvatici e perdita di vegetazione. I risultati suggeriscono che le popolazioni umane possano influenzare l’habitat delle zanzare e i modelli di riproduzione con una sorta di effetto domino.

Fonte: articolo pubblicato sul sito metronews.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

battere la diffusione della dengue

Battere la dengue con zanzare infettate in laboratorio

La diffusione di questa malattia può essere bloccata rilasciando nell’ambiente zanzare infettate artificialmente con un batterio che in natura non le parassita. Lo dimostra il primo esperimento controllato sul campo di ampio respiro, che ha dato un risultato sbalorditivo. La strategia potrebbe funzionare anche con altre malattie virali trasmesse da zanzare, come Zika e chikungunya.

Di solito gli epidemiologi si esprimono in modo molto cauto, ma hanno usato termini come “sbalorditivo” e “di portata storica” nel commentare i risultati, pubblicati di recente, di una tecnologia biologica che ha l’obiettivo di fermare la diffusione delle malattie trasmesse dalle zanzare. Un primo esperimento, coronato da successo ha avuto luogo nella città di Yogiakarta, in Indonesia.

Il grande vantaggio di questo approccio è che si tratta di un metodo una tantum“, ha spiegato il direttore del World Mosquito Program dell’università Monash University di Melbourne, Cameron Simmons, all’emittente nazionale Abc. “Dopo lo sforzo iniziale per stabilire il Wolbachia nella popolazione delle zanzare, l’effetto si sostiene per anni senza la necessità di altri interventi“, ha aggiunto.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ansa.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

allergia agli acari della polvere

Allergia agli acari della polvere: sintomi e cure

Gli acari della polvere sono troppo piccoli per essere visti a occhio nudo, si nutrono di cellule rilasciate dalla pelle e prosperano in ambienti caldi e umidi. I posti ideali per la loro proliferazione sono biancheria da letto, divani e moquette.

Per ridurre i sintomi è necessario fare in modo di diminuire il più possibile la presenza degli acari in casa ed eventualmente assumere farmaci adatti.

Quali sono i fattori di rischio per sviluppare questo tipo di allergia?
La famigliarità: se altri famigliari hanno lo stesso problema, sarà più facile sviluppare un’allergia agli acari della polvere;

– vivere in un ambiente particolarmente polveroso;
– età, in quanto è più facile manifestare i sintomi in età infantile o adolescenziale.
Per avere la certezza della diagnosi, saranno necessari una visita allergologica e dei test (test cutaneo ed esami del sangue).

Considerato il fatto che non si riuscirà mai a eliminare completamente gli acari da una casa, cosa si può fare concretamente per minimizzare il problema?

– utilizzare un deumidificatore o un condizionatore d’aria per mantenere i livelli di umidità pari o inferiori al 50%
– rivestire il materasso e i cuscini con fodere antipolvere adatte al contenimento degli acari
– lavare lenzuola e coperte una volta alla settimana in acqua calda a 50-60 gradi
– sostituire i prodotti in lana o piuma con materiali sintetici
– usare uno straccio umido per rimuovere la polvere. Non usare mai panni asciutti perché sollevano la polvere
– utilizzare un aspirapolvere con filtro HEPA.

Fonte: articolo pubblicato sul sito salute.ilgiornale.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

predilezione zanzare per il sangue umano

Come è nata nelle zanzare la passione per il sangue umano?

Dove, come, e perché è nata questa predilezione per il nostro sangue? A rivelarlo è una ricerca dell’università di Princeton, pubblicata di recente sulle pagine di Current Biology.
I ricercatori americani hanno svolto la loro indagine raccogliendo campioni di zanzare in 27 aree dell’Africa subsahariana abitate dalle zanzare Aedes aegypti, una delle specie che diffondono il maggior numero di infezioni pericolose nell’uomo.

Raccolti gli esemplari, questi sono stati spediti a Princeton, dove i ricercatori hanno fatto riprodurre le zanzare, e le hanno quindi testate per identificare le loro preferenze alimentari. Di Aedes aegypti esistono infatti due sottospecie: aegypti aegypti, evolutivamente più recente e abituata a nutristi esclusivamente del sangue umano, e aegypti formosus, specie progenitrice che abita lontano dagli insediamenti umani e preferisce cibarsi del sangue di altri animali.

Molte delle popolazioni esaminate però erano composte da un mix genetico delle due sottospecie. E una volta testate per identificare le loro preferenze alimentari, hanno mostrato una correlazione tra le caratteristiche dell’ambiente in cui sono state prelevate, e la predilezione di umani o animali come fonte di cibo: le zanzare provenienti da aree particolarmente secche e prossime a grandi insediamenti umani sono attratte maggiormente dall’odore della nostra specie; quelle provenienti da zone umide e lontane da insediamenti umani sembrano invece preferire l’odore degli animali non umani.

Fonte: articolo pubblicato sul sito wired.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

infestazione abitazioni dalle cimici dei letti

Come le cimici dei letti hanno infestato le nostre case e le nostre menti: una storia lunga 200.000 anni

Diversamente da pidocchi, zecche e pulci, le cimici dei letto sono una specie che infesta specialmente l’uomo. Gli piace la nostra pelle senza peli e la nostra tendenza a mettere tende nei nostri appartamenti con ogni svariati tipi di comodi nascondigli in cui le femmine possono deporre da uno a cinque uova praticamente invisibili al giorno.

Un’infestazione di cimici da letto infesta tanto la tua mente quanto la tua casa o appartamento. Non portano nessuna malattia, solo segni disgustosi. E sono animaletti così minuscoli che anche gli adulti sono praticamente impossibili da vedere. Alcune persone sono immuni dai loro morsi, e altri non li troveranno per settimane dopo il misfatto, e anche solo una femmina rimasta in vita può avviare un’infestazione dal nulla.

La storia del rapporto uomini-cimici da letto risale a più di 200.000 anni fa. Come spiegato nel 2015 su Popular Science da Brooke Borel, che ha scritto un libro sull’argomento, le cimici da letto infestano almeno un’altra specie: i pipistrelli.
Quando i primi esseri umani hanno iniziato a condividere le caverne con i pipistrelli, alcune cimici da letto sono saltate sugli uomini. E alcune di quelle cimici hanno così apprezzato il sapore del nostro sangue che ci hanno seguito fuori dalle caverne e nel corso della storia: dall’antico Egitto all’Inghilterra alla Germania e alla Grecia, e poi con i coloni, in Nord America.
La moderna cimice da letto si è adattata all’uomo ed è geneticamente diversa da quella che è rimasta con i pipistrelli.

L’anno 2001 è anche il momento in cui le infestazioni da cimice da letto, fino ad allora praticamente sconosciute nelle nazioni ricche del mondo, iniziarono ad aumentare. Oggi più del 99% dei disinfestatori dichiarano di aver avuto a che fare con le cimici da letto nello scorso anno, e quasi una persona su cinque negli Stati Uniti le ha avute in casa.
Il problema è particolarmente grave nelle aree urbane densamente popolate, dove le città stanno stilando leggi e stanziando fondi per limitare l’epidemia.

Fonte: articolo pubblicato sul sito msn.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

cocciniglia tartaruga

I pini di Roma rischiano l’estinzione di massa per un insetto infestante

Le circa 50mila piante di pino domestico (delle 150mila totali) che adornano i viali romani corrono infatti il serio pericolo di non superare il prossimo anno, infestati come sono dalla ‘cocciniglia tartaruga’ o ‘toumeyella parvicornis’.

La cocciniglia è un insetto proveniente dal Nord America, che ha colpito per prima la Campania, ed è poi arrivato a Roma cominciando a danneggiare le piante dei quartieri residenziali a sud, per poi giungere in centro.
Il rischio adesso non è solo ambientale, ma anche per l’uomo, perché una pianta disseccata è più fragile nei confronti degli agenti atmosferici, come vento e pioggia.

La guerra contro la cocciniglia è “difficile, soprattutto in città, perché non si possono spargere insetticidi a spruzzo tra le case“, ma anche per una questione di organizzazione e tempestività. Al momento sono noti interventi di endoterapia con insetticidi, in iniziative private, e si ha notizia di sperimentazioni anche da parte del Comune, ma non si ha ancora l’ufficialità, inoltre non è stato trovato un insetto antagonista, come era avvenuto ad esempio per il cinipide del castagno. In quel caso il turimus ha spazzato via l’insetto che aveva decimato i marroneti italiani circa cinque anni fa: esempio di successo di una ‘guerra biologica’.

Fonte: articolo pubblicato sul sito agi.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

cambiamenti climatici fanno aumentare rischio malaria

Il clima che cambia rischia di far aumentare le zanzare in Africa

Il numero di zanzare presenti in alcune parti dell’Africa potrebbe aumentare a causa dei cambiamenti climatici. Una situazione che finirebbe per ostacolare gli sforzi compiuti per eliminare la malaria. A rivelarlo uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, condotto dagli esperti dell’Università di Leeds e dell’Università di Lincoln, che hanno analizzato gli attuali modelli climatici in relazione alle condizioni necessarie alla diffusione del morbo della malaria.

Questa patologia – spiega Mark Smith, dell’Università di Leeds – è molto sensibile al clima: prospera in ambienti caldi e umidi, adatti alla sopravvivenza delle zanzare che diffondono il morbo. Ora, a causa dei cambiamenti climatici, i nuovi modelli di temperatura e precipitazioni potrebbero contribuire alla permanenza della malaria in zone precedentemente più sicure“.

Il ricercatore ribadisce l’importanza di elaborare modelli più sofisticati per rappresentare l’epidemiologia della malaria, che tengano conto delle nuove condizioni ambientali che potrebbero favorire la presenza e la permanenza del morbo. “Il nostro approccio – afferma ancora Smith – mira a definire i rischi ambientali della malaria in modo più chiaro, ma si tratta di un primo passo nel percorso volto a incorporare modelli idrologici all’avanguardia nelle stime dell’idoneità ambientale della malaria e delle sue epidemie locali”. Secondo gli autori, una mappatura dettagliata della diffusione della malaria sarebbe fondamentale per l’organizzazione delle risorse sanitarie pubbliche.

Fonte: articolo pubblicato sul sito repubblica.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

sconfitta la febbre dengue

Febbre dengue, sconfitta infettando le zanzare con un batterio

Scienziati australiani possono aver scoperto il segreto per eradicare la febbre dengue – la malattia trasmessa da zanzare di più rapida diffusione nel mondo con 50 milioni di casi stimati globalmente ogni anno – grazie a una prolungata sperimentazione clinica che ha ridotto drasticamente l’incidenza del virus, di cui la è portatrice la zanzara della febbre gialla. Ricercatori della Monash University di Melbourne, in collaborazione con colleghi indonesiani a Yogyakarta in Giava centrale, hanno trascorso tre anni infettando zanzare locali con un batterio di cui è nota la capacità di prevenire la trasmissione del virus dall’insetto agli umani.

La dengue può causare sanguinamento, shock e anche la morte, e altri sforzi per combattere o controllare il virus sono finora regolarmente falliti. Il batterio usato nei test, detto Wolbachia, priva il virus di nutrimento fino a sopprimerlo. E mentre le zanzare infettate si moltiplicano nella popolazione generale, la loro progenie è anche infettata dal batterio. I primi maggiori risultati della sperimentazione mostrano che l’incidenza della febbre dengue in aree in cui sono stati rilasciate le zanzare si è ridotta del 77%.

Gli scienziati hanno scelto Yogyakarta per la sperimentazione considerando le dimensioni della popolazione e perché è una delle grandi città più duramente colpite dalla febbre dengue in Indonesia, un paese che ha uno dei tassi più alti al mondo della malattia. Ogni anno restano infettati 8 milioni di indonesiani con effetti letali per diverse migliaia.

Fonte: articolo pubblicato sul sito gds.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

accorgimenti per allontanare le blatte

Invasione di blatte in casa? Alcuni accorgimenti per non farle tornare

Le blatte possono avere diverse provenienze. Una larva attaccata ad un cartone che è stato introdotto in casa, ad esempio. Possono entrare dalla finestra, perché esiste una specie che sa volare. Possono rimontare gli scarichi delle acque reflue. Insomma, possono entrare in casa da diversi luoghi.
Le blatte in generale amano i luoghi umidi e bui. Perciò di giorno se ne stanno ben nascoste. Escono fuori principalmente di notte e naturalmente quando tutti dormono. Per questo motivo è facile che, se abbiamo un’infestazione, alzandoci di notte possiamo incontrare delle blatte in casa.

In genere le blatte non invadono la casa a gruppi. Se per caso si incontra una blatta e in seguito anche una seconda, allora quello è il momento di intervenire subito. Infatti siamo di fronte quasi sicuramente a una coppia di blatte. Ben presto ci saranno i piccoli e, di lì a poco, una piccola marea di animaletti. Infatti le femmine sono molto prolifiche e depongono diverse decine di uova.

Per liberare la casa dalle blatte, l’unico sistema è il veleno in polvere. Lo si sparge nelle zone della casa dove si ritiene ci sia la presenza di questi animaletti, facendo attenzione a coprire gli angoli e i punti di passaggio. A partire dal giorno seguente sarà già possibile vedere i primi animaletti morti. Lasciare la polvere per alcuni giorni.

Fonte: articolo pubblicato sul sito proiezionidiborsa.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare geneticamente modificate

Alle isole Keys arriveranno centinaia di milioni di zanzare geneticamente modificate

Tra il 2021 e il 2022 circa 750 milioni di zanzare geneticamente modificate saranno liberate nelle Florida Keys, un arcipelago di isole nel sud-est degli Stati Uniti, nel tentativo di ridurre la presenza in quell’area delle Aedes aegypti, le zanzare che trasmettono malattie come dengue, febbre gialla e Zika. Le zanzare geneticamente modificate contengono infatti un gene che una volta trasmesso a quelle già presenti in natura impedirebbe la proliferazione di zanzare femmine, quelle che diffondono le malattie.

Alle Florida Keys, che hanno una popolazione di circa 70mila persone, le Aedes aegypti sono un grosso problema già dal 2009, quando nell’arcipelago ci furono alcuni casi di dengue, e lo sono sempre più: solo nel 2019 e solo alle Florida Keys i nuovi casi di dengue sono stati più di 50. Nonostante da quelle parti le Aedes aegypti siano solo l’uno per cento della popolazione totale di zanzare, il FKMCD spende più di un milione di dollari l’anno per combatterle e già dal 2012 si mise in contatto con la Oxitec, una società britannica specializzata nella creazione di insetti geneticamente modificati.

Il progetto approvato in questi giorni prevede che la Oxitec porti in Florida, liberandoli un po’ per volta, centinaia di milioni di maschi di zanzare, tutti contenenti una particolare proteina geneticamente modificata. La proteina è in grado di trasmettersi da una generazione all’altra di zanzare, e dovrebbe far sì che in tutte le larve delle zanzare fecondate dagli esemplari maschi di Oxitec muoiano tutte le larve di zanzare femmine. Le larve maschili invece sopravviverebbero, a loro volta passando il gene modificato, quello che uccide le femmine, alle successive generazioni.

Ci sono però diversi dubbi sulle zanzare della Oxitec. Maxi Moreno, un esperto di malattie trasmesse dalle zanzare ha detto: «Le zanzare create in laboratorio non sono passate attraverso un processo di selezione naturale, in cui solo le più adeguate sopravvivono. Una volta in natura, saranno in grado di sopravvivere e competere con i loro “compagni” non modificati?». C’è inoltre chi si chiede se non ci sia il rischio che il gene modificato delle OX5034 possa passare accidentalmente ad altri animali o, più in generale, creare problemi e scompensi all’ecosistema delle Florida Keys.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilpost.it – qui è possibile leggere l’articolo originale