ridurre densità zanzara tigre

Zanzare tigre, “vogliamo ridurne la densità”

Si chiama la tecnica del maschio sterile, ed è stata utilizzata in passato per eradicare insetti nocivi negli Stati Uniti o la mosca tse-tse in Africa. Ora potrebbe essere d’aiuto nella lotta alla zanzara tigre. 

Il Ticino ha messo in atto un sistema di sorveglianza tra i più sviluppati al mondo. Da 10 anni con la collaborazione dei comuni si tenta di arginare la proliferazione della zanzara tigre con prodotti larvicidi.

Tutto questo fa sì che la popolazione della specie possa essere quanto meno contenuta. Ma con questa nuova sperimentazione si punta più in alto: cioè a ridurre la sua presenza, spiega alla RSI Mauro Tonolla, direttore dell’Istituto di microbiologia della SUPSI: “È praticamente impossibile fermare la diffusione di una specie invasiva come la zanzara tigre, quindi l’obiettivo è di mantenerne una densità bassa”.

Inoltre, si punta a continuare a scongiurare il pericolo della diffusione, attraverso questo insetto, di virus come zika, chikungunya e dengue.

La ricerca alla quale partecipa la SUPSI è di respiro internazionale e avrà una sua appendice anche in due villaggi messicani della regione del Chapas. Inoltre, i ricercatori ticinesi lavoreranno in collaborazione con un centro in Emilia-Romagna dove verranno preparati i maschi sterili di zanzara tigre che poi verranno rilasciati a Melide e a Morcote.

Fonte: articolo pubblicato sul sito rsi.ch – qui è possibile leggere l’articolo originale

farmaci genetici anche tra gli insetticidi

I farmaci genetici si fanno strada anche tra gli insetticidi

I biologi dell’University of California di San Diego hanno sviluppato un farmaco genetico, che sfrutta una tecnologia analoga a quella del vaccino contro il Covid e che interviene con un “editing” per sostituire un gene resistente agli insetticidi nei moscerini della frutta con uno sensibile ai pesticidi.

Lo studio è stato pubblicato in Nature Communications. I ricercatori Bhagyashree Kaduskar, Raja Kushwah del Tata Institute for Genetics and Society (TIGS), in India, e il professor Ethan Bier, professore di biologia cellulare e dello sviluppo nella divisione di scienze biologiche della UC San Diego, sostengono che: «Questa tecnologia potrebbe anche essere usata per creare una variante genetica nelle zanzare che le renda refrattarie alla trasmissione della malaria».

Le modifiche genetiche sperimentate sugli insetti sono molto avanzate e permettono di trasmettere alla prole i nuovi geni creati artificialmente: i ricercatori hanno usato un tipo modificato di gene-drive, una tecnologia che utilizza CRISPR/Cas9 per tagliare i genomi in siti mirati, per diffondere geni specifici in una popolazione. 

Gli scopi dichiarati di questa manipolazione genetica sono sostanzialmente due, entrambi con un valore “etico” che ne giustifica l’impiego.
Il primo motivo è che gli insetticidi giocano un ruolo centrale negli sforzi per contrastare l’impatto della malaria diffusa dalle zanzare e di altre malattie, che causano circa 750.000 morti ogni anno.

Il secondo è che introducendo nell’ambiente insetti più sensibili agli insetticidi, si potrebbero utilizzare quantità minori di insetticidi per controllare i parassiti nelle coltivazioni.

Fonte: articolo pubblicato sul sito rivistanatura.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

sangue sintetico contro le zanzare

Sangue sintetico contro le zanzare portatrici di malaria

Scienziati in Svezia hanno sviluppato un metodo per prendere di mira e uccidere le zanzare che, secondo loro, potrebbe essere un modo scalabile ed economico per controllare gli insetti senza avere un impatto negativo su interi ecosistemi come i pesticidi di massa.

La chiave di questo processo è un “sangue” sintetico creato da una molecola nel parassita della malaria che attira la zanzara, il succo di barbabietola e le tossine per uccidere l’insetto.

Le malattie trasmesse da vettori uccidono oltre 700.000 persone ogni anno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con oltre la metà di quei decessi causati dalla malaria trasportata dalle zanzare anofeline.

Secondo il dottor Lech Ignatowicz, CEO di Molecular Attraction, l’uso diffuso di pesticidi per controllare le zanzare danneggia la biodiversità uccidendo tutte le forme di insetti e di vita invece di prendere di mira direttamente le zanzare.

La dott.ssa Noushin Emami, co-fondatrice della start-up tecnologica per la salute insieme a Ignatowicz, ha scoperto che le zanzare sono attratte da una sostanza chimica chiamata HMBPP prodotta dal parassita della malaria che ha descritto a Scientific American come equivalente a una “sanguinosa, calda, bistecca succosa per le zanzare”.

Mescolando la molecola del parassita della malaria con il succo di barbabietola e le tossine, affermano di aver prodotto un pesticida alternativo a basso costo che prende di mira solo le zanzare.

Fonte: articolo pubblicato sul sito teleambiente.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

lipidi della pelle allontanano le cimici dei letti

Cimici dei letti, scienziati scoprono che lipidi della pelle le allontanano

Zach DeVries, un professore assistente di entomologia e uno degli autori dello studio, spiega che l’anidride carbonica e il calore possono attirare le cimici dei letti che si nutrono delle persone. Tuttavia, a differenza di altri parassiti, tra cui anche i pidocchi, le cimici dei letti tendono a non restare troppo a lungo sul corpo degli esseri umani e ciò è da spiegare con l’azione di lipidi presenti sulla pelle. Questi ultimi inducono le cimici dei letti a lasciare il corpo degli esseri umani per andare a nascondersi in un luogo vicino, tipicamente all’interno dello stesso letto o del materasso.

I ricercatori hanno fatto questa scoperta facendo degli esperimenti su campioni di pelle collocati su delle strisce. I campioni sono stati raccolti da vari partecipanti appartenenti a diverse etnie e di diverse età. Hanno quindi allevato in laboratorio varie popolazioni di cimici dei letti, insetti del genere Cimex che si nutrono di sangue umano.

I risultati degli esperimenti mostravano che le cimici preferivano le strisce senza i trigliceridi piuttosto che quelle con i trigliceridi della pelle. In sostanza le cimici diretti sembrano rifiutarsi di stare troppo a lungo su superfici che contengono trigliceridi della pelle umana, come spiega Sudip Gaire, altro studioso che ha realizzato lo studio.

Fonte: articolo pubblicato sul sito notiziescientifiche.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzara micidiale predatore

Zanzare, il più micidiale predatore della storia dell’umanità

Timothy C. Winegard, storico canadese ed esperto di storia militare e dei nativi americani è l’autore del saggio storico-biologico-entomologico, in stile cronistico, Zanzare. Il più micidiale predatore della storia dell’umanità, edito da HarperCollins Italia a luglio.

Quella contro le zanzare è una guerra, dice. Anzi, la guerra del genere umano. Dura da sempre ed è un conflitto impari. Se noi siamo 7,7 miliardi, l’esercito nemico schiera un’armata di 110 bilioni di insetti, in ogni parte del pianeta, escluse l’Antartide, l’Islanda, le isole Seychelles e qualche atollo della Polinesia francese. A quanto pare, però, resteranno immuni solo fino all’arrivo anche da quelle parti della coreana: resiste al freddo e all’asciutto.

Dal 2000, questa legione sterminata di amazzoni aggressive, che vivono solo per succhiare sangue e deporre uova, ha provocato in media la morte di 2 milioni di persone ogni anno. I leoni si fermano a 100 e i lupi, nonostante la pessima fama, a una decina di umani sbranati.

Il ciclo vitale copre da una a tre settimane in genere, se non intercettate dalle nostre contromisure. Quello dei maschi è minore, non supera le due e non si nutrono di sangue, solo di larve nell’acqua, elemento vitale della specie, dal momento che le uova vengono deposte e si schiudono in ambiente umido, dove la pupa staziona fino a raggiungere la maturità.

Senza le zanzare come vettore, moltissimi microrganismi non potrebbero raggiungere gli esseri umani, né mantenere attivo il ciclo del contagio. Gli uni hanno bisogno delle altre. Se non ci fosse la minuscola zanzara femmina, non esisterebbero tantissime malattie, sulle quali l’autore si sofferma.

Fonte: articolo pubblicato sul sito sololibri.net – qui è possibile leggere l’articolo originale

eliminare le cimici dei letti

Eliminare cimici da letto

Un letto infestato dalle cimici si deve pulire, disinfestare e lavare. Non potete rimanere con questi insetti che dormono con voi perché essi sono insettini infestanti e velenosi. Il loro veleno, che viene iniettato a piccole dosi, provoca delle bolle o eritemi, ma anche orticarie, sulla pelle.

Macchie rosse che sono inestetiche, dure al tatto e che fanno molto male. Tra l’altro queste lesioni sono perfino pruriginose, ma c’è da dire che quando poi si viene punti tutte le notti è possibile avere delle reazioni allergiche.

Siccome le cimici da letto sono poi animali infestanti, tendono ad attaccarsi ai tessuti del letto, specialmente quando essi propongono un buon riparo. Tuttavia è vero che è proprio grazie al sangue umano riescono a creare delle colonie di centinaia e centinaia di componenti.

In breve tempo però essi possono poi contagiare e infestare direttamente tutti i tessuti di casa, arrivando alle poltrone e ai divani. Non solo è possibile che ci siano poi delle problematiche per lo sgretolamento delle fibre dei tessuti e questo vuol dire avere poi degli arredi in casa che sono letteralmente in fase di decomposizione.
 

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilcorrieredellacitta.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

lipidi della pelle allontanano cimici dei letti

Cimici dei letti, scienziati scoprono che lipidi della pelle le allontanano

I lipidi presenti nella pelle umana possono essere un’arma di contrasto per le cimici dei letti secondo un’eccezionale scoperta fatta da un team di entomologi dell’Università del Kentucky, come riferisce un comunicato della stessa Università.

I ricercatori hanno scoperto che i trigliceridi presenti naturalmente nella pelle tendono ad impedire alle cimici dei letti di rimanere troppo a lungo sul corpo degli esseri umani. Si tratta di una scoperta che potrebbe essere molto utile per ideare nuove strategie per contrastare in maniera più efficace questo parassita.

I ricercatori hanno fatto questa scoperta facendo degli esperimenti su campioni di pelle collocati su delle strisce. I campioni sono stati raccolti da vari partecipanti appartenenti a diverse etnie e di diverse età. Hanno quindi allevato in laboratorio varie popolazioni di cimici dei letti, insetti del genere Cimex che si nutrono di sangue umano.
I risultati degli esperimenti mostravano che le cimici preferivano le strisce senza i trigliceridi piuttosto che quelle con i trigliceridi della pelle. 

Fonte: articolo pubblicato sul sito notiziescientifiche.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

casi malaria in aumento

Malaria, casi in aumento nel 2020 per il Covid che ha ridotto i fondi

Nel 2020 i morti di malaria sono aumentati nel mondo: 69 mila in più rispetto al 2019, e sono cresciuti anche i malati. Il rapporto dell’Oms (organizzazione mondiale della sanità) 2021, appena presentato, il 6 dicembre, sulla lotta contro il paludismo ne ha registrati 14 milioni in più l’anno scorso sul 2019. I casi stimati di malaria complessivamente sono stati circa 241 milioni nel 2020 e i decessi all’incirca 627 mila, precisamente 69 mila in più sul 2019, con una crescita del 12% nell’Africa subsahariana.

Proprio in Africa è stato registrato il 96% di tutti i decessi. Nove vittime su dieci sono bambini sotto i 5 anni.

L’aumento dei morti registrati nel 2020 per due terzi sono dovuti all’interruzione dei servizi di prevenzione, diagnosi e cura durante la pandemia, secondo l’Oms. Tuttavia, a livello mondiale, è stato effettivamente distribuito, entro la fine del 2020, il 72% di tutte le zanzariere impregnate di insetticidi previste per tenere lontane le zanzare vettori di trasmissione della malattia infettiva.

Fonte: articolo pubblicato sul sito italiaoggi.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

scomparsa insetti impollinatori

Senza api e altri insetti impollinatori 1/3 delle piante da fiore non produrrebbe semi

Uno studio internazionale guidato dai ricercatori della Stellenbosch University lancia l’allarme: l’estinzione degli insetti impollinatori potrebbe compromettere gravemente gli ecosistemi naturali e accelerare la perdita della biodiversità. La metà di tutte le piante da fiore presenti al mondo (circa 175.000 specie) dipende infatti esclusivamente dagli animali impollinatori per la riproduzione e, quindi, per la sopravvivenza: senza l’azione di questi animali, la morte di queste piante non è difficile da immaginare.

Si tratta del primo studio che ha come obiettivo quello di fornire una stima globale dell’importanza degli impollinatori per le piante negli ecosistemi naturali: finora, infatti, non si era compreso appieno il ruolo degli animali impollinatori all’interno degli ecosistemi e la loro importanza vitale per la difesa della biodiversità. Esistono in natura piante dette autofertili, ovvero in grado di autofecondarsi e produrre alcuni semi anche senza l’ausilio degli impollinatori, ma anche per queste specie il contributo degli animali è fondamentale.

A causa dell’assenza degli animali impollinatori, alcune specie di piante selvatiche si sono addirittura estinte, e ciò ha provocato un depauperamento degli ecosistemi: meno impollinatori in azione significa meno piante, e ciò può voler dire scarsezza di cibo per molte specie animali e anche per l’uomo. 

Fonte: articolo pubblicato sul sito greenme.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

tecnica dell'insetto sterile

La tecnica dell’insetto sterile: un metodo per controllare popolazioni di insetti parassitarie

Gli insetti rappresentano la classe più grande del phylum degli Artropodi: circa i tre quarti delle specie animali finora descritte fanno parte di questa classe. Il loro numero è in continuo aumento e fino ad ora sono state individuate e descritte ben oltre un milione di specie di insetti. Essi, a causa della loro versatilità biologica e della loro capacità di adattamento a differenti tipologie di ambienti, sono stati in grado di colonizzare tutte le piante. 

Per poter limitare quindi i danni causati da queste specie parassitarie, è necessario mettere in atto efficaci programmi di controllo delle popolazioni naturali.

L’idea di utilizzare in natura insetti resi sterili per il controllo di popolazioni infestanti fu concepita per la priva volta dal genetista russo Serebrovsky nel 1940. Tuttavia, la prima vera e propria applicazione fu attuata intorno agli anni ‘50 negli Stati Uniti, con lo scopo di eradicare il Cochliomyia hominivorax, (dittero diffuso nelle Americhe le cui larve si nutrono della carne di vertebrati) dagli Stati Uniti, Messico e America centrale.

La tecnica dell’insetto sterile prevede il rilascio in natura di maschi resi sterili tramite radiazioni ionizzanti, per ridurre progressivamente il potenziale riproduttivo delle popolazioni della specie bersaglio attraverso accoppiamenti infecondi con femmine selvatiche.
Gli individui maschi utilizzati nelle campagne SIT, vengono allevati in massa in strutture specializzate denominate biofabbriche.

Fonte: articolo pubblicato sul sito sciencecue.it – qui è possibile leggere l’articolo originale