anno internazionale salute delle piante

2020, anno internazionale salute delle piante

Prima di occuparsi della salute delle piante, bisogna innanzitutto l’importanza delle piante nell’ecosistema, arrivando alla conclusione che, oltre agli alberi distrutti dagli incendi, vi sono milioni di piante che godono di cattiva salute. Non solo. Vi sono specie minacciate da malattie e parassiti. Quindi, non parliamo di un argomento di nicchia.

Ovviamente nessun singolo può modificare un andamento negativo e distruttivo in atto. Sono i governi dei vari Paesi che, a questo punto, devono mettere in campo politiche e interventi per promuovere la salute delle piante. Compito dei governi anche la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, soprattutto in quelle aree dove non vi è alcuna attenzione verso la Natura in genere, figuriamoci per le piante. L’obiettivo finale da raggiungere è quello di un obiettivo sostenibile. Prevenendo la diffusione e l’introduzione di parassiti in nuove aree, i governi, gli agricoltori e altri attori della filiera alimentare, per esempio il settore privato, possono risparmiare miliardi di dollari e garantire l’accesso ad alimenti di qualità.

Non a non possiamo dare per scontato che le piante godano di buona salute. Il cambiamento climatico e le attività umane stanno alterando gli ecosistemi, riducendo la biodiversità e creando condizioni ideali per lo sviluppo di parassiti. Allo stesso tempo, nell’ultimo decennio il volume dei viaggi e del commercio internazionale è triplicato e può diffondere rapidamente malattie e parassiti in tutto il mondo, causando gravi danni alle piante autoctone e all’ambiente.

Fonte: articolo pubblicato sul sito rtl.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

nuova tecnologia sanificazione anti-covid

Sanificazione ambientale, ecco la nuova tecnologia anti-Covid

Il gruppo Beghelli, in collaborazione con l’università di Padova, sta lanciando un dispositivo in grado di quasi azzerare il rischio di contagio in ambienti indoor: si basa sui raggi ultravioletti.

La tecnologia UV-C per la sanificazione dell’aria in ambienti indoor ha già ricevuto la certificazione del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università degli Studi di Padova: dopo una serie di analisi è infatti venuto fuori che il “SanificaAria” Beghelli è in grado ridurre approssimativamente a zero i rischi di infezioni causate da agenti infettivi tra cui anche i virus.

La scoperta è ancora al vaglio del mondo scientifico, ma potrebbe rappresentare una piccola svolta nella lotta contro la pandemia, soprattutto per uffici, scuole, ristoranti, bar, palestre, ospedali, industrie, fino ad arrivare alle abitazioni private. Il dispositivo permetterebbe dunque di sanificare l’aria attraverso un sistema a camera chiusa saturato con raggi UV-C. Attraverso l’esclusiva tecnologia uvOxy®, utilizzata da Beghelli, i raggi ultravioletti restano sempre confinati all’interno della cella di flusso dell’apparecchio senza entrare in contatto diretto con le persone. E la sanificazione può essere quindi continua, 24 ore al giorno.

Fonte: articolo pubblicato sul sito firstonline.info – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare pungono con luce artificiale

Troppa luce? Le zanzare pungono più spesso

Le zanzare pungono solo di notte? Forse poteva valere un tempo per l’Italia, quando la specie dominante era la zanzara comune (Culex pipiens), che è attiva al tramonto e nelle ore serali. Oggi, però, la varietà di specie di zanzara che infesta le nostre giornate è così tanta che c’è una specie per ogni ora del giorno – un problema che in altre parti del mondo conoscono molto bene da sempre, e una situazione che sta peggiorando sempre di più con il passare degli anni, con zanzare solitamente diurne che rimangono attive anche nelle ore notturne.

Lo studio, condotto da un team dell’università di Notre Dame, nell’Indiana, si è concentrato in particolare su una specie, Aedes aegypti, la zanzara della febbre gialla, che è diffusa nelle fasce tropicali del nostro pianeta e il cui areale si sta pian piano espandendo anche a quelle subtropicali e temperate.

I risultati del fastidioso esperimento hanno dimostrato che A. aegypti preferisce il giorno ma che durante la notte le zanzare esposte a luce artificiale hanno circa il doppio della probabilità di pungere rispetto a quelle che stanno al buio completo: per la precisione, il 29% delle femmine (le uniche che pungono) liberate di notte ne hanno approfittato per nutrirsi, percentuale salita al 59% tra le femmine liberate sempre di notte, ma sotto luce artificiale.

Fonte: articolo pubblicato sul sito focus.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

riconoscere allergia agli acari della polvere

Come riconoscere l’allergia agli acari della polvere

Si nutrono di pelle morta, come riconoscere (e stoppare) l’allergia agli acari della polvere

Gli acari della polvere sono insetti dalle dimensioni microscopiche non visibili ad occhio nudo, appartenenti a diverse specie. I responsabili delle nostre allergie sono chiamati acari della polvere di casa, dato che vivono perennemente all’interno delle nostre abitazioni senza che noi ce ne accorgiamo. L’allergia agli acari è tra le più diffuse: secondo le più recenti statistiche, quasi il 50% della popolazione palermitana soffre di disturbi respiratori a causa degli allergeni contenuti nella polvere.

Questi microrganismi si nutrono di desquamazioni umane come forfora, residui di pelle, capelli e unghie, e animali e sono in grado di scatenare reazioni allergiche anche di tipo asmatico. Riescono ad adattarsi ad ogni condizione climatica ed ambiente, ma tendono a  proliferare in condizioni ambientali e climatiche favorevoli, prediligendo temperature sopra i 20°C e percentuali di umidità oltre il 50%; sotto i 16°C la durata della loro vita si riduce circa del 75%, ma riescono a sopravvivere anche a 0°C. Necessitano inoltre di assenza di luce: gli acari si annidano soprattutto negli strati interni del materasso e dei cuscini proprio perché non sopportano la luce solare.

A differenza delle allergie stagionali, come quella alle graminacee, l’allergia agli acari è di tipo perenne, dato che questi microrganismi proliferano tutto l’anno, ma l’umidità del riscaldamento invernale e le piogge primaverili ne favoriscono la riproduzione, facendo peggiorare i sintomi. A provocare il vero e proprio attacco allergico non sono gli acari in quanto tali, ma gli enzimi che rilasciano attraverso le feci e la decomposizione.

Come riconoscere l’allergia agli acari della polvere

Alcuni segni e sintomi dell’allergia agli acari della polvere sono piuttosto simili a quelli di un comune raffreddore, ma alcuni semplici fattori possono aiutarci a riconoscere una rinite allergica da un’affezione virale delle vie aeree.
I più importanti sono:

• sintomi persistenti e prolungati nel tempo
• accentuarsi dei sintomi in particolari situazioni, come in ambienti particolarmente umidi o polverosi

Fonte: articolo pubblicato sul sito palermotoday.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

diffusione dengue agevolata da cambiamenti climatici

La febbre Dengue e le zanzare tigre agevolate dal cambiamento climatico?

Un dossier governativo giapponese, pubblicato ogni 5 anni, evidenzia la crescita esponenziale di una successione di disastri innescati dal riscaldamento globale, come forti piogge, tifoni e altri fenomeni, 3 volte superiore rispetto al dossier precedente del 2015. L’incremento di tifoni e piogge molto intense crea le condizioni idonee al proliferare delle zanzare con il rischio di incrementare la diffusione di questi virus.

In Giappone questa malattia infettiva è presente e circola a causa delle punture delle zanzare tigre e i recentissimi studi pubblicati in un rapporto ufficiale del governo giapponese dimostrano che il cambiamento climatico può avere una stretta relazione con il rischio di espansione di questa malattia.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la febbre Dengue si sta diffondendo ampiamente in tutto il mondo e il numero di infezioni confermate è aumentato di 15 volte negli ultimi due decenni. Circa 390 milioni di persone ogni anno vengono infettate da questo virus e circa 500.000 sviluppano sintomi gravi. Il 2,5% dei casi si rivela fatale.

In questi scenari di grandi mutamenti climatici e di espansione e contrazione della biodiversità non è solo il Covid-19 a destare grande preoccupazione.

Fonte: articolo pubblicato sul sito rivistanatura.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

neuroni zanzare dedicati al sapore del sangue

I neuroni delle zanzare dedicati al sapore del sangue

Oltre a essere una delle presenze più fastidiose dell’estate in molte regioni d’Italia, le zanzare sono anche tra gli insetti più letali del mondo. Si calcola infatti che ogni anno muoiano mezzo milione di persone a causa di malaria, dengue e febbre gialla, tre malattie diffuse proprio dalla puntura di questi insetti.

Ora un gruppo di neuroscienziati dell’Howard Hughes Medical Institute e della Rockefeller University guidati da Leslie Vosshall è riuscito a individuare l’origine dell’attrazione delle zanzare per il sangue umano. Secondo quanto riferito su “Neuron” i ricercatori hanno utilizzato zanzare geneticamente modificate per identificare quali neuroni si attivano quando l’insetto “assaggia” il sangue.

Queste nuove conoscenze vanno a sommarsi a quelle già numerose sulla peculiare fisiologia delle zanzare. Si sa infatti che a nutrirsi di sangue, mediante una sorta di siringa chiamata stiletto, sono soltanto le femmine e al solo scopo di sviluppare le uova. Per le proprie necessità metaboliche, le femmine, così come i maschi, consumano invece il nettare dei fiori.

Si è così scoperto che nel cervello delle zanzare femmina ci sono quattro diverse classi di neuroni associate ciascuna in modo specifico al gusto di un componente del sangue. Questi neuroni, in particolare, sono insensibili agli zuccheri contenuti nel nettare e rispondono al glucosio solo se è associato ad altri composti contenuti nel sangue. La conclusione degli autori è che questa innata capacità di discriminazione sia alla base della trasmissione delle malattie infettive che hanno le zanzare come ospiti intermedi.

Fonte: articolo pubblicato sul sito lescienze.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

gli alimenti più pericolosi

I cibi con più pesticidi: la classifica degli alimenti più pericolosi

Oggi non è facile sapere se i cibi che si mangiano sono sicuri oppure no. Tutta colpa dell’inquinamento ma anche dei pesticidi che si utilizzano in agricoltura. I pesticidi sono usati soprattutto in agricoltura e le loro tracce arrivano sulle nostre tavole perché si trovano nei cibi che mangiamo. Ai controlli sfugge l’utilizzo di sostanze chimiche di ogni tipo quali pesticidi, metalli pesanti, micotossine e conservanti. Ogni anno una associazione americana, EWG, Environmental Working Group, stila una lista di prodotti tra frutta e verdura che subiscono maggiori trattamenti chimici. Anche se di anno in anno vi si trovano alimenti diversi ve ne sono alcuni che vi risultano sempre presenti.

Tra gli alimenti più a rischio troviamo

A) le fragole: diversi test, sia italiani che esteri, mettono in evidenza che le fragole sono tra i frutti più carichi di pesticidi, molto spesso si trovano addirittura al primo posto nelle classifiche degli alimenti contaminati. Un rapporto di Legambiente dice che le fragole possono presentare di un mix di pesticidi che ne contiene fino a 9 differenti.

B) Spinaci: Il rischio di trovare la verdura con presenza di pesticidi è alta. Al primo posto in negativo fra le verdure con più pesticidi si trovano gli spinaci dove si nascondo le più alte concentrazioni di residui chimici.

C) Cavolo nero: La quantità di pesticidi rilevati su queste verdure non è molto preoccupante come su altri prodotti. Purtroppo però fanno preoccupare i tipi di pesticidi che vi si trovano. Secondo i test dell’USDA, tre insetticidi vietati all’uso nelle colture (acefato, clorpirifos, e oxamil) sono stati rinvenuti su cavoli, cavoli neri e altre verdure come ad esempio nel peperoncino.

Fonte: articolo pubblicato sul sito cefalunews.org – qui è possibile leggere l’articolo originale

app mappatura zanzare

Una app per mappare le zanzare 

Una task force italiana guidata dal Dipartimento di Sanità pubblica e Malattie infettive della Sapienza ha avviato un progetto di citizen-science per ottenere una mappatura spaziale e temporale delle più pericolose specie di zanzare ormai presenti sul nostro territorio attraverso una nuova versione dell’app Mosquito Alert. Primo obiettivo: scoprire grazie alle segnalazioni dei cittadini dove vanno le zanzare nella stagione invernale.

Le zanzare, si sa, non sono più quelle “di una volta”. Negli ultimi decenni, la globalizzazione e i cambiamenti climatici hanno portato alla diffusione in Italia e in Europa di specie di zanzare esotiche, un tempo confinate alle regioni tropicali, prima di tutte la famosa zanzara tigre (Aedes albopictus), ma anche altre specie meno note, come la zanzara giapponese (Aedes japonicus) e quella coreana (Aedes koreicus). Queste specie non solo hanno cambiato la vita di tutti noi a causa del loro comportamento di puntura aggressivo e diurno, ma hanno creato le condizioni per la trasmissione di virus esotici capaci di causare gravi patologie all’uomo.

Mosquito Alert è attiva dal 2014 in Spagna dove ha permesso di rilevare rapidamente l’espansione della zanzara tigre a regioni settentrionali fino a poco fa ancora esenti e la presenza di nuove specie invasive, grazie ad oltre 18.000 avvistamenti inviati da un’ampia rete di volontari.

Fonte: articolo pubblicato sul sito agi.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

farsi pungere dalle zanzare in nome della scienza

Uno scienziato si fa pungere dalle zanzare in nome della scienza.

Stiamo parlando di Perran Ross, che fornisce “nutrimento” a delle zanzare infettate da un batterio chiamato Wolbachia come parte di una vasta e ambiziosa strategia per eliminare una volta per tutte la febbre dengue.

Il virus della dengue passa tra gli esseri umani attraverso le zanzare, e chi lo contrae soffrirà di mal di testa, vomito, dolori muscolari, eruzioni cutanee e una febbre alta per diversi giorni. Il numero di infezioni sta aumentando di anno in anno e nel 2019 l’Organizzazione mondiale della sanità ha registrato 4.2 milioni di casi, anche se i decessi sono stati relativamente pochi.

Dal 2011, i ricercatori hanno rilasciato in natura zanzare infette da Wolbachia nel Queensland settentrionale. Questi batteri bloccano naturalmente la trasmissione della febbre dengue, si trasferiscono di generazione in generazione di zanzare e non sembrano influenzare affatto gli esseri umani. Per questo motivo sono ottimi per combattere il virus della dengue.
Rimane un solo grande problema: il Wolbachia non è naturalmente presente nella zanzara che trasmette la dengue, l’Aedes aegypti. Per questo motivo gli esperti fanno questo lavoro manualmente. Un ricercatore potrebbe essere in grado di iniettare qualche centinaio di uova al giorno, ma possono essere necessarie da circa 200 a 10.000 uova per trovare una singola zanzara infetta da Wolbachia che trasmetterà i batteri alla generazione successiva.

Fonte: articolo pubblicato sul sito tech.everyeye.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

allontanare le formiche alate

Formiche alate: come allontanare questi insetti volanti

Le formiche volanti escono dal loro formicaio per cercare un luogo dove riprodursi e creare nuove colonie. Molto spesso la formica regina può decidere di far nascere il suo formicaio proprio all’interno di un’abitazione o di un giardino.

Tra gli insetti più fastidiosi al mondo troviamo le formiche alate, queste ultime non sono un pericolo per l’essere umano in quanto non pungono, ma potrebbero colonizzare il vostro giardino o la vostra abitazione formando formicai all’interno dei muri.
Inoltre se le formiche volanti riuscissero a formare la loro colonia nel legno, non solo vi ritroverete a combattere con un’invasione di questi insetti ma anche con i problemi causati da questi ultimi a mobili o infissi.

Un ottimo olio per allontanare le formiche alate è l’olio essenziale alla menta. Bisogna creare una soluzione composta da alcool e menta e con una spugnetta strofinare il composto sui mobili e su ogni luogo in cui le formiche potrebbero creare le loro colonie. Inoltre l’olio essenziale alla menta può essere diffuso anche nelle stanze per allontanare e prevenire la presenza delle formiche volanti.

Fedeli al vecchio adagio secondo il quale prevenire è meglio che curare, un elemento che può aiutare per prevenire la comparsa delle formiche alate e non solo, è l’installazione delle zanzariere. Inoltre è importante eliminare ogni fonte di cibo e sistemare delle perdite d’acqua in quanto le formiche alate sono attratte anche dall’umidità.

Fonte: articolo pubblicato sul sito amoreaquattrozampe.it – qui è possibile leggere l’articolo originale