caratteristiche zanzara tigre

Zanzara tigre: caratteristiche e rischi per la salute

Il nome latino Aedes albopictus indica un organismo ematofago che aggredisce l’uomo e si nutre del suo sangue. Appartiene all’ordine dei ditteri e proviene dalle foreste tropicali del sud-est asiatico ma è arrivata in Italia nei primi anni ’90 a Genova.

La vittima delle punture di questo insetto accusa gonfiore, irritazione, prurito e ferite sanguinanti. Uno dei rischi della presenza della zanzara tigre è sicuramente l’impatto che ha sulle abitudini delle popolazioni: addirittura è capace di modificarne usi e costumi quotidiani. Limita la libertà, specialmente di anziani e bambini, di uscire nelle aree verdi e godere dell’aria aperta.

Le malattie che comporta la sua puntura soon soprattutto virali, in primis la Dengue, la febbre gialla e alcune encefaliti. Dal XX secolo si sono suseguite varie epidemie di Chikungunya in Asia e in Africa. Vediamo brevemente quali sono le malattie portate dalla zanzara tigre.

Malattie trasmesse dalla zanzara tigre

Febbre da virus Chikungunya: malattia tropicale, con sintomi facilmente confondibili a quelli di una banale influenza: febbre alta, cefalea, stanchezza e dolori articolari. Talvolta possono essere presenti anche macchie pruriginose sulla pelle. E’ presente in Africa, nel Sud-est asiatico, India e nell’area dell’Oceano Indiano.

Dengue: malattia virale acuta che può manifestarsi in due forme: classica o emorragica. La prima è la forma benigna della malattia, con temperatura abbastanza alta ed eruzioni cutanee, con macchie e bolle sulla cute.

Fonte: articolo pubblicato sul sito amoreaquattrozampe.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

laser individua zanzare

Ces 2020, il sistema laser che individua le zanzare

Il sistema sfrutta una serie di componenti interni per andare a tracciare il volo delle zanzare per indicare dove il malefico insetto si è posato. Sta poi all’utente decidere se catturarlo oppure passare alle vie definitive e vendicative.

Bzigo può monitorare e seguire il volo delle zanzare fino a 8 metri di distanza grazie a un sensore a infrarossi a 850 nm, in combinazione con un paio di illuminatori e a lenti grandangolari. Può svolgere il proprio lavoro di giorno o di notte senza prescindere dalla luce naturale o artificiale.
Individuato con gli infrarossi l’insetto, questo viene tracciato in ogni movimento utilizzando un laser (non dannoso per gli occhi). Quando atterra, il laser disegna una sorta di quadrato attorno per poterlo individuare con grande facilità.

Il fulcro di Bzigo è il sistema di intelligenza artificiale che permette al gadget di individuare zanzare anche molto piccole (nell’ordine di un pixel di grandezza per il sensore). È interessante scoprire che non ci si basa sulle immagini degli insetti quanto sui pattern degli spostamenti, che permettono di identificarli con una certa sicurezza nell’ordine di 1% di falsi positivi e con una percentuale di successo di identificazione del 90%.

Fonte: articolo pubblicato sul sito wired.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

insetti letali

Gli insetti più letali al mondo: ecco quali sono

Le malattie trasmesse dalle zanzare, si calcola, provocano ogni anno un centinaio di migliaia di morti in tutto il mondo, e non per nulla è considerata il primo animale killer del mondo. Esistono 3000 specie conosciute, la le responsabili della diffusione di malattie sono 3. Un esempio ne è la malaria, che probabilmente è la più conosciuta, ma esistono molte altre:

Zanzara Anopheles: responsabile della trasmissione della malaria,
Zanzara Culex trasmette filariosi, encefalite e il virus del Nilo,
Zanzara Aedes (specie a cui appartiene la zanzara tigre) trasmette febbre gialla, dengue, encefalite, chikungunya.

Formiche rosse
Le formiche rosse, originarie dell’America centrale e occidentale, Pogonomyrmex maricopa hanno un veleno che viene considerato una delle sostanze più tossiche.Le punture di questa formica provocano una reazione sistemica nei vertebrati. Tale specificità suggerisce che questo veleno è un composto che si è evoluto per servire da difesa.

Formiche proiettili
Questo tipo di formiche, della specie Paraponera clavata, vivono nelle foreste pluviali del Sud America e sono un vero e proprio strumento di tortura. Viene chiamata formica proiettile perchè dolore che causa viene spesso paragonato a quello di un colpo di pistola a bruciapelo, è valutato al quarto grado (cioè, il massimo) della scala Shmidt (sistema di valutazione delle punture di insetti per gli entomologi).

Insetti più letali: Mosche Botfly
Queste mosche sono della specie antropofaga (dermatobia hominis), parassiti del uomo, e sono originarie del Centro e Sud America. Si servono di insetti trasportatori – tipicamente le zanzare, zecche – per insinuare le uova negli organismi. Le uova sfruttano il morso dell’insetto per penetrare nella pelle o semplicemente si lasciano cadere sul futuro ospite.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ambientebio.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare percepiscono insetticidi

Zanzare possono percepire insetticidi tramite le zampe

Le popolazioni di zanzare stanno diventando sempre più resistenti agli insetticidi, soprattutto quelle che trasportano il virus della malaria nell’Africa occidentale. I ricercatori hanno dunque deciso di studiare più approfonditamente le zanzare delle specie Anopheles gambiae e Anopheles coluzzii per capire i motivi di questa resistenza.

I risultati sono stati pubblicati in uno studio apparso su Nature e mostrano che queste zanzare stanno sempre più sfruttando una particolare famiglia diproteine che si trovano nelle zampe dell’insetto e che sembra essere più presente in quelle popolazioni di zanzare maggiormente resistenti.

Secondo Victoria Ingham, la prima autrice dello studio, si tratta di un meccanismo di resistenza agli insetticidi, un metodo nuovo che queste zanzare usano per evitarli. La nuova proteina che utilizzano ha sede proprio in delle appendici sensoriali presenti sulle zampe dell’insetto, motivo per cui quest’ultimo riesce ad entrare in contatto diretto con l’insetticida, e quindi a rilevare la sua presenza, prima che quest’ultimo penetri nel suo corpo.
Si tratta di una scoperta importante affinché si possano modificare gli insetticidi stessi onde superare questo ulteriore e potente meccanismo di resistenza.

Fonte: articolo pubblicato sul sito notiziescientifiche.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

influenza termiti sugli ecosistemi

Le termiti che proteggono dalla siccità

Promuovendo la decomposizione della materia vivente, le termiti facilitano il ciclo dei nutrienti e mantengono il corretto livello di umidità nel terreno, proteggendo il suolo dalla siccità. La scoperta rivela che le comunità biologiche intatte possono agire come una sorta di assicurazione ecologica, mantenendo stabili gli ecosistemi durante i periodi di stress ambientale

Un nuovo importante studio pubblicato su “Science” da una collaborazione tra l’Università di Liverpool, l’Università di Hong Kong e il Museo di storia naturale di Londra, ha scoperto che l’azione di questi insetti ha un importante effetto sul clima, perché mitiga gli effetti della siccità nelle foreste pluviali tropicali.

Grazie a una ricerca su larga scala, gli autori hanno esaminato la foresta pluviale tropicale del Borneo malese durante e dopo l’estrema siccità associata al “super El Niño” del 2015-16, un evento di riscaldamento dell’Oceano Pacifico equatoriale estremamente intenso, più dei normali e ciclici eventi di El Niño, che si susseguono con periodicità variabile.

L’influenza delle termiti sugli ecosistemi, argomentano ancora i ricercatori, non riguarda solo la foresta pluviale tropicale incontaminata, ma si estende probabilmente anche a terreni prossimi alle attività umane e addirittura agli ecosistemi agricoli. Ciò pone in evidenza che preservando le comunità di termiti, probabilmente si potrebbero  mitigare gli effetti più drammatici della siccità nelle aree particolarmente sensibili.

Fonte: articolo pubblicato sul sito lescienze.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

Come si riconoscono le vespe

Come fanno le vespe a riconoscersi

Le vespe possono riconoscere i propri compagni di nido dalla faccia, ma quando la popolazione cresce fanno affidamento anche sull’odore. Lo dimostra lo studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Ecology and Evolution dal gruppo di ricercatori coordinato da Rita Cervo che ha indagato il comportamento delle vespe Polistes dominula presentando nuove evidenze che confermano la capacità di utilizzare diversi canali di comunicazione, in base alla disponibilità e all’affidabilità dei segnali in contesti diversi.

Gli autori hanno messo in luce in particolare un aspetto ancora poco indagato della gestione di differenti canali di comunicazione, cioè la possibilità di alternare due diversi segnali di riconoscimento, quello visivo e quello chimico, nelle diverse fasi di vita delle colonie delle vespe studiate.

La capacità di discriminare i compagni di nido da individui estranei – spiega Rita Cervo – è una caratteristica cruciale delle società di insetti”.
Nell’esperimento i ricercatori hanno separato sperimentalmente segnali visivi e chimici di compagni di nido e non, presentandoli alle vespe di una colonia da soli o in combinazione, per saggiare quale canale di comunicazione venisse utilizzato nelle due fasi e, nel caso venissero usati entrambi, come quello visivo e quello chimico interagissero.

Fonte: articolo pubblicato sul sito unifimagazine.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

mosca dell'olivo

Mosca dell’olivo, la svolta della difesa in un gene

All’interno della famiglia delle Tephritidae sono presenti centinaia di specie di mosche dannose per l’agricoltura. Prima fra tutte la mosca dell’olivo, che ogni anno flagella le coltivazioni italiane costringendo gli olivicoltori a numerosi trattamenti. Come anche la mosca mediterranea della frutta, forse uno degli insetti più dannosi per i nostri areali.

Ma c’è anche la mosca orientale della frutta, che sta spaventando moltissimi agricoltori per le pesanti ripercussioni che i suoi attacchi potrebbero avere sulla frutta delle nostre zone se riuscisse a colonizzarle. E’ stata infatti ritrovata in pochi esemplari in Campania, che sono arrivati insieme con la frutta da paesi asiatici, ma non è ancora riuscita ad acclimatarsi alle nostre temperature più fredde.

Nel contrasto a queste specie dannose una speranza proviene da uno studio pubblicato sulla rivista Science che riporta la notizia della scoperta del gene (denominato MoY), localizzato sul cromosoma Y, che determina il sesso maschile in questa famiglia di insetti.
Ma quali ripercussioni questa scoperta può avere nella difesa delle colture agrarie? Esistono già in varie nazioni biofabbriche in cui si allevano quantità massive di insetti, tra cui la mosca mediterranea e la mosca orientale. Popolazioni che vedono la presenza sia di esemplari maschi che femmine.

Sulla carta sarebbe possibile trasformare tutte le femmine in maschi grazie all’introduzione del gene MoY, in modo da avere popolazioni di soli esemplari maschi. Questa ultima progenie verrebbe sterilizzata con radiazioni (come già si fa per altri insetti) e liberata in zone agricole.

I maschi sterili rilasciati in numero abbondante si accoppierebbero senza poter far figli con le femmine ‘selvatiche’ competendo con i maschi selvatici fertili, inducendo così una riduzione della progenie locale fino ad una soppressione della popolazione infestante.

Fonte: articolo pubblicato sul sito agronotizie.imagelinenetwork.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare coreane

Zanzare coreane, allarme in Italia: resistono al gelo e pungono anche a Natale

Il primo avvistamento di questa specie invasiva di origine asiatica è stato nel 2011 nella provincia di Belluno e ad oggi, in Italia, è presente in almeno 5 regioni – Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia e Liguria.

Questo insetto è infatti capace di trasmettere anche il virus dell’encefalite giapponese e la filariosi, pericolosi per l’uomo e gli animali. Questo perché la zanzara coreana ha una diffusione molto rapida e, a differenze della zanzara tigre, è in grado di sopravvivere a temperature molto basse e altitudini maggiori. Inoltre l’espansione di questo insetto viene agevolata dal trasporto passivo per mezzo di autoveicoli privati o per il trasporto merci. Trova il suo habitat ideale nei luoghi umidi con presenza di ristagni d’acqua.

L’Aedes Koreicus, come la zanzara tigre, utilizza per la riproduzione contenitori artificiali (es. vasi, penumatici, vivai, cimiteri, binari stradali), ma anche habitat naturali (es. fossati); le larve di entrambe le specie sono state trovate in alcuni casi negli stessi siti di riproduzione. Grazie alla sua tolleranza alle temperature piuttosto basse (fino a 10°C), la zanzara coreana riesce a colonizzare aree collinari e montuose, non raggiunte dalla zanzara tigre.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilmessaggero.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzara tigre anche in inverno

La zanzara tigre anche a Natale: ecco perchè prolifera e punge di giorno

Ma perchè proliferano anche a dicembre? Calogero Muscarella, entomologo amatore, ha dato una spiegazione. “In questo periodo dell’anno è presente principalmente la “zanzara tigre” – spiega – e la sua diffusione è legata alla sua buona buona capacità di adattamento ai cambiamenti climatici“.

La peculiarità della zanzara tigre,  che appartiene alla specie Euriecia, è che punge anche di giorno, a differenza delle zanzare comuni che si trovano nel nostro territorio.

Uno studio fatto in Germania – spiega l’entomologo – ha dimostrato che circa l’80% della massa entomologica mondiale è scomparsa, ciò è dovuto al cambiamento climatico e la poca tutela di questi animali“. Tra le conseguenze c’è anche la diffusione di insetti come le zanzare in periodi dell’anno più freddi.

Fonte: articolo pubblicato sul sito gds.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

insetti utili lotta biologica

Insetti utili nella lotta biologica

La lotta biologica è un’attività che viene svolta nell’ambito della coltivazione in orto, in vaso in piantagioni molto più grandi da molto tempo. Per quel che riguarda questo meccanismo gli agricoltori si avvalgono di insetti che vengono considerati innocui per le piante e per ciò che coltivano. Essi fungono quindi da insetticida naturale nei confronti di tutti quegli insetti che danneggiano le piante come per esempio gli afidi o la mosca bianca.

Un alleato e un esempio di questi insetti difensori della pianta è la coccinella. La lotta biologica si può dire che fa riferimento al circolo naturale di tutto ciò che riguarda l’agricoltura e la difesa delle coltivazioni in modo naturale e prettamente ecologico. Questo spinge i coltivatori, anche piccoli, a non usare insetticidi o particolari espedienti chimici per eliminare gli indesiderati insetti dalle piante ma si tratta di una cosa del tutto biologica. Il ciclo vitale di qualsiasi essere vivente presente in natura infatti è strettamente pensato per dei compiti specifici e gli agricoltori ne sono pienamente a conoscenza.

Per combattere l’inquinamento dei pesticidi e ridurlo si sfruttano le coccinelle: esse rientrano nella specie degli insetti e in qualche modo proteggono la pianta in questione. Gli insetti necessari per far crescere l’orto in modo lineare sono in particolare le coccinelle rosse. Questo proprio perché sono un tipo di insetto con funzioni specifiche per la coltivazione delle piante. Esse infatti non sono pericolose e non attaccano la pianta o la radice in alcun modo. La presenza di questo tipo di coccinella sulla pianta che si sta coltivando è di buon auspicio per la sua crescita. Esse sono cannibali: mangiano gli insetti nocivi per le piante. Proprio per questo quindi sono usate per la lotta biologica.

Fonte: articolo pubblicato sul sito econote.it – qui è possibile leggere l’articolo originale