Disinfestazione parassiti e insetti

uso sistemi blockchain nella sanificazione

Usare i sistemi di blockchain nella sanificazione per tenerne traccia

L’innovazione nella proposta di sanificazione della ECTM, una giovane società costituita nel 2016 che si occupa di manutenzione di edifici in campo sanitario, sta proprio nell’avvalersi della blockchain per tenere traccia in maniera semplice e immediata delle operazioni svolte, dei prodotti utilizzati e del personale impiegato. Un sistema dunque, per dare al datore di lavoro maggiore sicurezza per aver adottato tutte le misure sanitarie richieste tenendone traccia in caso di potenziali contestazioni.

Altra idea innovativa del gruppo è il “Metodo Condominio a Norma” per supportare gli amministratori di condominio con servizi IT per ridurre tempi, costi e rischi della gestione tecnica. L’esperienza maturata negli anni ha permesso al gruppo ECTM di unire la tecnologia 4.0 alle tecniche di sanificazione, per assicurare, un abbattimento della carica patogena di virus, funghi e batteri fino al 99,999 da una parte, e garantire traccia del lavoro fatto dall’altra.

Fonte: articolo pubblicato sul sito corriere.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

credito imposta sanificazione ambienti di lavoro

Il credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro

L’art. 125 del DL 19.5.2020 n. 34, c.d. Decreto Rilancio, rubricato “Credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione” abroga l’art.64 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, e l’art.30 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23.
La nuova disposizione riconosce un credito d’imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020 per:

• la sanificazione degli ambienti di lavoro e degli strumenti utilizzati nell’ambito dell’attività lavorativa;
• l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (es. mascherine, guanti, occhiali protettivi) e di altri dispositivi rivolti a garantire la salute dei lavoratori (es. termometri e termoscanner) e degli utenti (es. barriere e pannelli protettivi). 

Il credito d’imposta spetta fino a un massimo di 60.000,00 euro per ciascun beneficiario nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno d’imposta 2020.

Nell’ambito applicativo soggettivo, i potenziali beneficiari sono i soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni, agli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti.

Le tipologie di spese ammissibili al novellato credito d’imposta per spese di sanificazione sono le seguenti:

1. la sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale;
2. la sanificazione degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
3. l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, come: mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
4. l’acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;
5. l’acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di cui alla lettera c) quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea e incluse le eventuali spese di installazione;
6. l’acquisto di dispostivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.

Il Decreto dispone anche le modalità secondo le quali sarà possibile fruire del credito:
• da utilizzare in compensazione nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa;
• possibilità di optare al posto dell’utilizzo diretto, ai sensi dell’art 122 del Decreto Rilancio,  per la cessione del credito d’imposta al locatore o al concedente o ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari.
Il credito d’imposta, inoltre, non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive.

Fonte: articolo pubblicato sul sito altalex.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

bonus sanificazione e dpi

Bonus sanificazione e dpi: ecco come funziona e chi ne ha diritto

Il governo ha ritenuto indispensabile la sanificazione degli ambienti di lavoro e l’utilizzo dei dispositivi di protezione per tutte quelle attività dove oggettivamente è impossibile rispettare la distanza di sicurezza di un metro.
Nel Decreto rilancio sono stati inseriti degli aiuti economici per ridurre questi costi (sanificazione e dpi). Le agevolazioni sono riconosciute a titolo di credito d’imposta e coprono il 60 per cento della spesa.

L’adeguamento del sistema di lavoro e degli ambienti è stato ritenuto una necessità per gli esercenti di attività d’impresa, arte o professione che sono aperti al pubblico. Ma anche per le associazioni, le fondazioni e altri enti privati e del terzo settore.

L’articolo 120 del decreto legge numero 34 del 2020 ha riconosciuto il credito d’imposta del 60 per cento delle spese sostenute fino a un massimo di 80mila euro. E naturalmente è riferito a tutti gli interventi che sono stati prescritti dalle autorità sanitarie per prevenire e arginare la diffusione del coronavirus.

Il credito d’imposta è utilizzabile anche per altri interventi:

  • il rifacimento di spogliatoi e mense;
  • la realizzazione di spazi medici, ingressi e spazi comuni;
  • l’acquisto di arredi di sicurezza;
  • investimenti in attività innovative, ivi compresi quelli necessari ad investimenti di carattere innovativo, quali lo sviluppo o l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa;
  • l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti e degli utenti.Il credito d’imposta è anche cumulabile con altre agevolazioni previste per le stesse spese. Ma sempre nel limite dei costi sostenuti. La fruizione è ammessa fino a 10 anni e solo in compensazione.

    Fonte: articolo pubblicato sul sito thewam.net – qui è possibile leggere l’articolo originale

sanificazione ambienti

Sanificazione degli ambienti, c’è più chiarezza

Sono le goccioline d’acqua, più piccole di 5 micron e fatte principalmente saliva infetta espulsa con il respiro, la tosse e gli starnuti, a contenere il virus Sars-CoV-2 e i Coronavirus in generale: è un fatto certo ed è il veicolo primario della diffusione. Queste gocce d’acqua viaggiano nella grandissima maggioranza dei casi solo per brevi distanze; se due persone sono, tipicamente, a meno di un metro di distanza, diventa possibile per il Coronavirus contenuto nelle goccioline entrare nel corpo di una persona non infetta attraverso la bocca, il naso o gli occhi, e da qui raggiungere il tratto respiratorio, dove inizia la malattia.

La circolare ministeriale dà anche finalmente una definizione ufficiale, nel contesto dell’epidemia di Covid-19 ma idealmente con respiro più ampio, del termine ‘sanificazione’: fino alla settimana scorsa era solo un’etichetta, ora passa a identificare nel suo complesso l’insieme delle singole operazioni di disinfezione di tutte le superfici che possano essere venute in contatto con un agente infettante, da fare solo con prodotti autorizzati (ad azione virucida: presidi medico chirurgici come dal Decreto presidente della Repubblica 6/1998, o ad azione biocida regolamentati UE 528/2012), includendo la descrizione dei modi in cui vengono fatte e abbinandole alle operazioni di pulizia con acqua e detergenti neutri (con registrazione riportante data, ora e persone responsabili, e conservazione delle registrazioni): non per ultimo, aggiungendo anche tutto ciò che viene contestualmente fatto per mantenere una buona qualità dell’aria. ‘Sanificare’ ora vuol dire occuparsi dell’igiene del proprio ambiente di lavoro a trecentosessanta gradi avendo in mente tutto questo, nessuna componente esclusa, senza trascurare la necessità di una buona ventilazione e ricambio dell’aria.

Fonte: articolo pubblicato sul sito triesteallnews.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

credito d’imposta spese sanificazione

Sanificazione uffici, negozi e fabbriche: previsto un rimborso fino al 60%

L’obbligo di sanificazione periodica di uffici, negozi e fabbriche accompagnerà quindi i datori di lavoro nei prossimi mesi, misure di contenimento del virus Covid-19. Un’attività che comporterà dei costi per le aziende, per i quali è stato introdotto un bonus sanificazione che sale al 60% (rispetto a quanto previsto nel Decreto Cura Italia) e fino a 60.000 euro di spesa per ciascun beneficiario, riconosciuto nella forma di credito d’imposta. In tutto il governo ha stanziato a copertura di questa misura 200 milioni di euro.

Ma chi sono i beneficiari del credito? In particolare, nell’ art.128-bis della bozza del decreto rilancio, si legge che il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro viene concesso «al fine di sostenere ed incentivare l’adozione di misure legate alla diversa organizzazione del lavoro e all’adeguamento degli ambienti, ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico — tra i quali vengono inclusi associazioni, fondazioni e altri enti privati, compresi gli enti del Terzo del settore ed è cumulabile — si legge nella bozza — con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti, è utilizzabile in 10 anni esclusivamente in compensazione».

Il credito di imposta del bonus sanificazione può essere ottenuto in dichiarazione dei redditi oppure ceduto, anche in modo parziale, ad altri soggetti: se non si riuscirà a scaricare appieno il tax credit quest’anno, potrà essere sfruttato negli anni successivi, ma ad ogni modo non potrà essere chiesto il rimborso.

Ecco nel merito le spese, legate all’emergenza coronavirus, per cui può essere chiesto il credito d’imposta del bonus sanificazione:

• sanificazione degli ambienti di lavoro, gli strumenti e i prodotti usati per sanificare
• dispositivi di protezione individuale come mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari
prodotti detergenti e disinfettanti
• termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti (il bonus vale anche per le spese di installazione)
• dispositivi per garantire la distanza interpersonale, come barriere e pannelli protettivi (il credito d’imposta è riconosciuto anche per le spese di installazione)
• adeguamento dei luoghi di lavoro alle norme anti-coronavirus come il rifacimento di spogliatoi e mense e interventi per realizzare spazi comuni, ingressi e spazi medici.

Fonte: articolo pubblicato sul sito filodirettomonreale.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

indicazioni sanificazione negozi

Coronavirus, le raccomandazioni Iss per la sanificazione dei negozi

Negli ambienti pubblici come i negozi non è necessario usare disinfettanti su tutte le superfici al fine di ridurre il rischio di trasmissione del Covid-19: la pulizia frequente e approfondita con acqua e detergenti neutri è generalmente sufficiente. Al contrario, la disinfezione con prodotti disinfettanti non professionali comunemente reperibili va riservata a quelle zone e/o superfici frequentemente toccate dai clienti, come maniglie, corrimani, piani di appoggio, superfici nelle cabine di prova, sistemi di pagamento, schermi touch o tastiere.

Il rapporto ricorda che le linee guida del Centro per la Prevenzione e il controllo delle malattie europeo (European Centre for Prevention and Disease – ECDC), di quello statunitense (Centers for Disease and Control; CDC) e dell’Oms indicano che la pulizia con acqua e normali detergenti neutri, associata all’utilizzo di comuni prodotti disinfettanti, è sufficiente per la decontaminazione delle superfici eventualmente contaminate. In generale è stato dimostrato che disinfettanti a base di alcoli (ad esempio etanolo, propan-2-olo, propan-1-olo), ipoclorito di sodio (0,1%) o sali di ammonio quaternario, sono tra i principi attivi, ma non i soli, in grado di ridurre significativamente il numero di virus dotati di “involucro”, come il Sars-Cov-2.

Il rapporto Iss contiene anche un vademecum sulla sanificazione, oltre a un glossario che chiarisce i termini usati nell’ambito della sanificazione. In particolare la differenza tra disinfettante, sanificante, igienizzante/detergente per l’ambiente. La procedura per la sanificazione inoltre è spiegata in maniera visuale in un albero decisionale.

Fonte: articolo pubblicato sul sito nursetimes.org – qui è possibile leggere l’articolo originale

prodotti sanificazione anti-covid

I prodotti per la sanificazione anti-Covid

Uffici, locali e negozi possono accogliere un ospite subdolo, il virus Covid-19, e allora è necessario correre ai ripari: quali sono i prodotti e i disinfettanti giusti per la sanificazione degli ambienti, delle superfici, dei tessuti e dei capi di abbigliamento? L’ISS, l’Istituto Superiore di Sanità, nel suo rapporto 25/2020, ha stilato un vademecum indicando le sostanze che uccidono il coronavirus e impediscono quindi la diffusione del contagio tramite gli oggetti che tocchiamo.

È importante disinfettare frequentemente tutte quelle superfici che tocchiamo spesso, come ad esempio maniglie, porte, tastiera del computer, tastierino del POS (bancomat), servizi igienici. Si inizia con il classico secchio di acqua e sapone, per togliere lo sporco superficiale, per poi proseguire con una pulizia approfondita con sostanze che uccidono il virus.

Non sempre però è facile capire quale prodotto usare per la sanificazione anti-Covid, anche perché alcuni sono troppo aggressivi e rischiano di danneggiare gli oggetti, vediamo allora le indicazioni del rapporto 25/2020 dell’Istituto Superiore di Sanità:

• Superfici in pietra, metallo o in vetro: usare disinfettanti che uccidono il virus Covid-19 e altri patogeni come l’ipoclorito di sodio allo 0,1% (chiamato comunemente candeggina o varechina) oppure etanolo al 70% (alcol etilico);
• Legno: è possibile impiegare alcol etilico al 70% oppure prodotti con ammoni quaternari, ad esempio disinfettanti che contengono cloruro di benzalconio o didecildimetilammonio cloruro;
• Servizi igienici: sanificare con prodotti disinfettanti a base di candeggina (ipoclorito di sodio allo 0,1%);
• Tessuti in cotone e lino, come tende e asciugamani: sanificare grazie a un lavaggio in lavatrice con acqua calda (tra i 70 e i 90 gradi centigradi). Se non è possibile va bene anche la bassa temperatura ma aggiungendo candeggina o altri prodotti disinfettanti per il bucato. Discorso diverso per i vestiti dei negozi abbigliamento (vedi il paragrafo sotto).

Cosa NON fare per sanificare in sicurezza

Attenzione poi agli errori comuni. Prima di tutto i vari prodotti usati per la sanificazione non vanno mai miscelati tra loro: invece di ottenere un disinfettante più potete, si rischia di innescare reazioni chimiche che producono sostanze pericolose ed esalazioni altamente irritanti. Durante la pulizia poi è consigliato indossare dispositivi di protezione come guanti e mascherina.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilreporter.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

Interventi di sanificazione degli ambienti di lavoro

Interventi di sanificazione degli ambienti di lavoro: regole Iva

Al fine di ottemperare alle regole imposte dai Protocolli approvati nei mesi scorsi, nella “Fase 2” (e successivamente) le aziende devono assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago.
Nel comparto delle imposte dirette, il recente Decreto “Rilancio” (approvato e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) ha confermato ed ampliato la misura del credito d’imposta, mentre nessuna indicazione è stata prevista ai fini Iva in relazione all’aliquota applicabile, che rimane quindi quella ordinaria del 22%.

Secondo l’articolo 1 D.M. 07.07.1997, n. 274 (attuativo della L. 82/1994) si prevedono le seguenti definizioni:
• sono attività di pulizia quelle che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rimuovere polveri, materiale non desiderato o sporcizia da superfici, oggetti, ambienti confinati ed aree di pertinenza;
• sono attività di sanificazione quelle che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o di disinfezione e/o di disinfestazione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore.
• Va segnalato, in primo luogo, che nell’ambito della stessa definizione di sanificazione sopra riportata è precisato che la stessa può avvenire anche mediante l’attività di pulizia, e pare fuori discussione che per poter sanificare l’ambiente sia necessaria una preventiva e collegata attività di pulizia.
• Si potrebbe quindi individuare una sorta di “assorbimento” dell’attività di sanificazione in quella della pulizia specializzata con conseguente applicabilità dell’inversione contabile.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ecnews.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

benefici fiscali sanificazione luoghi di lavoro

Decreto Rilancio: sanificazione dei luoghi di lavoro e benefici fiscali

La prima misura di sostegno, prevede un intervento diretto a favore dei datori di lavoro. Con l’art. 102 del decreto Rilancio, il Governo ha varato infatti lo stanziamento di complessivi 403 milioni di Euro affidati all’INAIL, perché provveda a rimborsare le spese sostenute per riadattare i luoghi di lavoro. La norma amplia l’intervento di 50 milioni di Euro già stanziati in questa modalità dall’art. 43 del Decreto Cura Italia.

Sono beneficiari di questa misura, le imprese, anche individuali, iscritte al Registro delle imprese o all’Albo delle imprese artigiane, nonché le imprese sociali del terzo settore iscritte nel Registro delle imprese. La norma esclude dalla platea dei beneficiari i professionisti, i commercianti, e altre categorie di autonomi che pur avendo già affrontato le spese per la sanificazione degli ambienti, non sono tuttavia iscritti al Registro delle imprese e non potranno pertanto ricevere un contributo diretto a rimborso dei costi sostenuti.

• Gli interventi rimborsabili, che rientrano nella erogazione dell’INAIL, sono quelli effettuati dall’impresa successivamente all’entrata in vigore del D.l. 17 marzo 2020 n. 18 c.d. Decreto Cura Italia, mediante l’acquisto di apparecchiature e attrezzature (ivi inclusa l’installazione) per l’isolamento o il distanziamento dei lavoratori, e dei lavoratori dagli utenti esterni, dei dispositivi elettronici e sensoristici, e comunque di tutti i dispositivi di protezione individuale.

• L’importo massimo concedibile all’impresa è pari ad Euro 15 mila per le imprese da 1 a 9 dipendenti, Euro 50 mila per le imprese da 10 a 50 dipendenti ed Euro 100 mila per le imprese sopra i 50 dipendenti.
L’altra possibilità che il decreto offre per far fronte ai costi sostenuti in conseguenza del riadattamento degli ambienti di lavoro a seguito del Coronavirus, fa leva sullo strumento fiscale del beneficio del credito di imposta in percentuale sul valore delle spese sostenute

L’art. 128 bis prevede benefici fiscali per l’adeguamento dei luoghi di lavoro aperti al pubblico, e fissa un credito di imposta nella misura del 60% della somma spesa, fino ad un massimo di 80.000 Euro, destinando la misura ad una platea più ampia rispetto a quella prevista per l’intervento diretto di cui all’art. 102.

Fonte: articolo pubblicato sul sito altalex.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

sanificazione ambiente di lavoro

Sanificazione ambienti di lavoro: cosa bisogna sapere

Cosa si intende per sanificazione degli ambienti di lavoro

Ad aiutarci a capire è la legge n.82 del 1994 che regola la classificazione delle attività di pulizie all’interno di ambienti che non siano appunto quelli privati gestiti per l’appunto dalle imprese di pulizia.
Le attività di pulizia sono infatti così classificate:

• pulizia: con questo, come intuirai, si intendono le normali procedure e operazioni per rimuovere la polvere, togliere materiale non desiderato o non più utile e la sporcizia dalle diverse superfici. La pulizia normalmente si fa rimuovendo lo sporco in modo manuale o affidandosi a dei macchinari ben precisi e utilizzando acqua e/o sostanze detergenti. Di solito è una fase preliminare che precede la disinfezione e la sanificazione, anche se non sempre.

• Disinfezione: con questa, si intendono i procedimenti e le operazioni per rendere sani gli ambienti, di solito tramite agenti disinfettanti per ridurre, tramite la distruzione o l’inattivazione, il carico microbiologico presente su oggetti e superfici da trattare. La disinfezione avviene sempre dopo la pulizia dimenti e operazioni volti a rendere sani determinati ambienti.

Disinfestazione: con questa attività si intendono invece tutti quei procedimenti e operazioni che devono distruggere i parassiti e specie vegetali non desiderate.

Derattizzazione: come dice la parola stessa, è tutto quello che viene fatto per determinare e distruggere i ratti o i tipi e viene appunto fatta dopo che si è verificata la presenza di almeno uno di questi animali.

Sanificazione: tutti i procedimenti e operazioni volte a rendere sani determinati ambienti mediante la pulizia e/o la disinfestazione o mediante il controllo ed il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura l’umidità la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione ed il rumore. È un intervento mirato a eliminare qualsiasi batterio e agente contaminante che con la pulizia non si riesce a eliminare e per riportare il carico microbico entro standard di igiene accettabili.

Come funziona la sanificazione

• Stando a quello che dice il ministero della Salute, bisogna procedere in questo modo: l’azienda “deve assicurare la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago”.

• Questo di norma, se dovesse essersi verificato che c’è nell’ambiente di lavoro una persona con Covid-19 si deve procede alla pulizia e sanificazione dell’area secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute, nonché alla ventilazione dei locali. A ogni modo “va garantita la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse, con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivi”.

Chi deve fare la sanificazione

• Sostanzialmente tutti, è infatti obbligatoria per tutti i datori di lavoro indipendentemente dal loro ambito, compresi dunque gli studi professionali. Come dicevamo sopra, anche se la tua azienda dovesse avere un unico dipendente e questo indipendentemente dal suo ruolo, gli ambienti devono essere sanificati. Diverso è il caso se invece lo studio professionale è condotto unicamente dal professionista, in questo caso non ci sono direttive specifiche.

Fonte: articolo pubblicato sul sito 6sicuro.it – qui è possibile leggere l’articolo originale