un modello per mappare epidemia malattie zanzare

Zanzare ed epidemie: un modello per mappare il rischio

Controllare le zanzare (anche) dallo spazio. Sembra un paradosso e invece è il fulcro di Eywa (Early WARning System for Mosquito-borne Diseases), il sistema avanzato di allerta precoce per le malattie trasmesse dalle zanzare.

L’approccio interdisciplinare di Eywa – che incrocia i dati spaziali del portale Geoss, quelli raccolti dal programma di osservazione satellitare terrestre Copernicus e quelli ottenuti con attività sul campo – è stato possibile attraverso l’incrocio di varie competenze e professionalità. Una sinergia tra diversi attori che potrà ora beneficiare di un importante finanziamento per crescere e perfezionarsi, un percorso di affinamento al quale saranno chiamati anche i partner italiani del progetto, a cominciare dal Laboratorio di parassitologia, micologia ed entomologia sanitaria dell’IZSVe.

Tra i numerosi dati che compongono il sistema Eywa e partecipano alla definizione di un modello accurato, quelli ottenuti attraverso l’attività di campionamento entomologico in Trentino, un’azione svolta dalla Fondazione Edmund Mach con particolare attenzione per le specie di zanzare di maggior interesse per la sanità del territorio.

Fonte: articolo pubblicato sul sito gardapost.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

perché gli insetti non hanno grandi dimensioni

Perché gli insetti hanno piccole dimensioni?

Per numero di individui, massa totale e adattamenti sorprendenti a quasi ogni clima della Terra, questi animali potrebbero essere considerati a ben ragione il gruppo di organismi terrestre di maggior successo. Come disse lo scienziato Robert May nel 1988: «In via approssimativa e mettendo da parte lo sciovinismo vertebrato, possiamo dire che, in sostanza, tutti gli organismi sono insetti».

Il motivo principale per cui, fortunatamente, non conviviamo con blatte o formiche lunghe qualche metro risiede principalmente nel loro apparato respiratorio chiamato sistema tracheale, meno efficiente al crescere delle dimensioni degli individui: forse non tutti sanno che gli insetti non respirano dalla bocca ma tramite delle aperture disseminate ai lati del corpo e alla base delle zampe chiamate trachee, tracheole e spiracoli (in base alla morfologia). Queste strutture permettono l’entrata dell’ossigeno e la sua diffusione a tutti i tessuti grazie a delle sottilissime ramificazioni.

Uno studio del 2007 ha eseguito delle radiografie del sistema tracheale di coleotteri e ha concluso che i coleotteri oggi esistenti hanno raggiunto le dimensioni massime consentite dai nostri attuali livelli di ossigeno, costituente circa il 21% dell’atmosfera terrestre, ma non è sempre stato così. La concentrazione di ossigeno in atmosfera non rimane costante nel tempo e nelle ultime centinaia di milioni di anni è oscillata notevolmente.

Trecento milioni di anni fa, in un periodo della vita della Terra chiamato Carbonifero, la concentrazione di ossigeno in atmosfera era molto maggiore dell’attuale (circa il 35%) favorendo gli apparati respiratori degli artropodi. Ciò permise a questi animali di raggiungere dimensioni molto maggiori di quelle attuali.

Fonte: articolo pubblicato sul sito rsi.ch – qui è possibile leggere l’articolo originale

ridurre densità zanzara tigre

Zanzare tigre, “vogliamo ridurne la densità”

Si chiama la tecnica del maschio sterile, ed è stata utilizzata in passato per eradicare insetti nocivi negli Stati Uniti o la mosca tse-tse in Africa. Ora potrebbe essere d’aiuto nella lotta alla zanzara tigre. 

Il Ticino ha messo in atto un sistema di sorveglianza tra i più sviluppati al mondo. Da 10 anni con la collaborazione dei comuni si tenta di arginare la proliferazione della zanzara tigre con prodotti larvicidi.

Tutto questo fa sì che la popolazione della specie possa essere quanto meno contenuta. Ma con questa nuova sperimentazione si punta più in alto: cioè a ridurre la sua presenza, spiega alla RSI Mauro Tonolla, direttore dell’Istituto di microbiologia della SUPSI: “È praticamente impossibile fermare la diffusione di una specie invasiva come la zanzara tigre, quindi l’obiettivo è di mantenerne una densità bassa”.

Inoltre, si punta a continuare a scongiurare il pericolo della diffusione, attraverso questo insetto, di virus come zika, chikungunya e dengue.

La ricerca alla quale partecipa la SUPSI è di respiro internazionale e avrà una sua appendice anche in due villaggi messicani della regione del Chapas. Inoltre, i ricercatori ticinesi lavoreranno in collaborazione con un centro in Emilia-Romagna dove verranno preparati i maschi sterili di zanzara tigre che poi verranno rilasciati a Melide e a Morcote.

Fonte: articolo pubblicato sul sito rsi.ch – qui è possibile leggere l’articolo originale

farmaci genetici anche tra gli insetticidi

I farmaci genetici si fanno strada anche tra gli insetticidi

I biologi dell’University of California di San Diego hanno sviluppato un farmaco genetico, che sfrutta una tecnologia analoga a quella del vaccino contro il Covid e che interviene con un “editing” per sostituire un gene resistente agli insetticidi nei moscerini della frutta con uno sensibile ai pesticidi.

Lo studio è stato pubblicato in Nature Communications. I ricercatori Bhagyashree Kaduskar, Raja Kushwah del Tata Institute for Genetics and Society (TIGS), in India, e il professor Ethan Bier, professore di biologia cellulare e dello sviluppo nella divisione di scienze biologiche della UC San Diego, sostengono che: «Questa tecnologia potrebbe anche essere usata per creare una variante genetica nelle zanzare che le renda refrattarie alla trasmissione della malaria».

Le modifiche genetiche sperimentate sugli insetti sono molto avanzate e permettono di trasmettere alla prole i nuovi geni creati artificialmente: i ricercatori hanno usato un tipo modificato di gene-drive, una tecnologia che utilizza CRISPR/Cas9 per tagliare i genomi in siti mirati, per diffondere geni specifici in una popolazione. 

Gli scopi dichiarati di questa manipolazione genetica sono sostanzialmente due, entrambi con un valore “etico” che ne giustifica l’impiego.
Il primo motivo è che gli insetticidi giocano un ruolo centrale negli sforzi per contrastare l’impatto della malaria diffusa dalle zanzare e di altre malattie, che causano circa 750.000 morti ogni anno.

Il secondo è che introducendo nell’ambiente insetti più sensibili agli insetticidi, si potrebbero utilizzare quantità minori di insetticidi per controllare i parassiti nelle coltivazioni.

Fonte: articolo pubblicato sul sito rivistanatura.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

sangue sintetico contro le zanzare

Sangue sintetico contro le zanzare portatrici di malaria

Scienziati in Svezia hanno sviluppato un metodo per prendere di mira e uccidere le zanzare che, secondo loro, potrebbe essere un modo scalabile ed economico per controllare gli insetti senza avere un impatto negativo su interi ecosistemi come i pesticidi di massa.

La chiave di questo processo è un “sangue” sintetico creato da una molecola nel parassita della malaria che attira la zanzara, il succo di barbabietola e le tossine per uccidere l’insetto.

Le malattie trasmesse da vettori uccidono oltre 700.000 persone ogni anno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), con oltre la metà di quei decessi causati dalla malaria trasportata dalle zanzare anofeline.

Secondo il dottor Lech Ignatowicz, CEO di Molecular Attraction, l’uso diffuso di pesticidi per controllare le zanzare danneggia la biodiversità uccidendo tutte le forme di insetti e di vita invece di prendere di mira direttamente le zanzare.

La dott.ssa Noushin Emami, co-fondatrice della start-up tecnologica per la salute insieme a Ignatowicz, ha scoperto che le zanzare sono attratte da una sostanza chimica chiamata HMBPP prodotta dal parassita della malaria che ha descritto a Scientific American come equivalente a una “sanguinosa, calda, bistecca succosa per le zanzare”.

Mescolando la molecola del parassita della malaria con il succo di barbabietola e le tossine, affermano di aver prodotto un pesticida alternativo a basso costo che prende di mira solo le zanzare.

Fonte: articolo pubblicato sul sito teleambiente.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

lipidi della pelle allontanano le cimici dei letti

Cimici dei letti, scienziati scoprono che lipidi della pelle le allontanano

Zach DeVries, un professore assistente di entomologia e uno degli autori dello studio, spiega che l’anidride carbonica e il calore possono attirare le cimici dei letti che si nutrono delle persone. Tuttavia, a differenza di altri parassiti, tra cui anche i pidocchi, le cimici dei letti tendono a non restare troppo a lungo sul corpo degli esseri umani e ciò è da spiegare con l’azione di lipidi presenti sulla pelle. Questi ultimi inducono le cimici dei letti a lasciare il corpo degli esseri umani per andare a nascondersi in un luogo vicino, tipicamente all’interno dello stesso letto o del materasso.

I ricercatori hanno fatto questa scoperta facendo degli esperimenti su campioni di pelle collocati su delle strisce. I campioni sono stati raccolti da vari partecipanti appartenenti a diverse etnie e di diverse età. Hanno quindi allevato in laboratorio varie popolazioni di cimici dei letti, insetti del genere Cimex che si nutrono di sangue umano.

I risultati degli esperimenti mostravano che le cimici preferivano le strisce senza i trigliceridi piuttosto che quelle con i trigliceridi della pelle. In sostanza le cimici diretti sembrano rifiutarsi di stare troppo a lungo su superfici che contengono trigliceridi della pelle umana, come spiega Sudip Gaire, altro studioso che ha realizzato lo studio.

Fonte: articolo pubblicato sul sito notiziescientifiche.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzara micidiale predatore

Zanzare, il più micidiale predatore della storia dell’umanità

Timothy C. Winegard, storico canadese ed esperto di storia militare e dei nativi americani è l’autore del saggio storico-biologico-entomologico, in stile cronistico, Zanzare. Il più micidiale predatore della storia dell’umanità, edito da HarperCollins Italia a luglio.

Quella contro le zanzare è una guerra, dice. Anzi, la guerra del genere umano. Dura da sempre ed è un conflitto impari. Se noi siamo 7,7 miliardi, l’esercito nemico schiera un’armata di 110 bilioni di insetti, in ogni parte del pianeta, escluse l’Antartide, l’Islanda, le isole Seychelles e qualche atollo della Polinesia francese. A quanto pare, però, resteranno immuni solo fino all’arrivo anche da quelle parti della coreana: resiste al freddo e all’asciutto.

Dal 2000, questa legione sterminata di amazzoni aggressive, che vivono solo per succhiare sangue e deporre uova, ha provocato in media la morte di 2 milioni di persone ogni anno. I leoni si fermano a 100 e i lupi, nonostante la pessima fama, a una decina di umani sbranati.

Il ciclo vitale copre da una a tre settimane in genere, se non intercettate dalle nostre contromisure. Quello dei maschi è minore, non supera le due e non si nutrono di sangue, solo di larve nell’acqua, elemento vitale della specie, dal momento che le uova vengono deposte e si schiudono in ambiente umido, dove la pupa staziona fino a raggiungere la maturità.

Senza le zanzare come vettore, moltissimi microrganismi non potrebbero raggiungere gli esseri umani, né mantenere attivo il ciclo del contagio. Gli uni hanno bisogno delle altre. Se non ci fosse la minuscola zanzara femmina, non esisterebbero tantissime malattie, sulle quali l’autore si sofferma.

Fonte: articolo pubblicato sul sito sololibri.net – qui è possibile leggere l’articolo originale