tecnica dell'insetto sterile

La tecnica dell’insetto sterile: un metodo per controllare popolazioni di insetti parassitarie

Gli insetti rappresentano la classe più grande del phylum degli Artropodi: circa i tre quarti delle specie animali finora descritte fanno parte di questa classe. Il loro numero è in continuo aumento e fino ad ora sono state individuate e descritte ben oltre un milione di specie di insetti. Essi, a causa della loro versatilità biologica e della loro capacità di adattamento a differenti tipologie di ambienti, sono stati in grado di colonizzare tutte le piante. 

Per poter limitare quindi i danni causati da queste specie parassitarie, è necessario mettere in atto efficaci programmi di controllo delle popolazioni naturali.

L’idea di utilizzare in natura insetti resi sterili per il controllo di popolazioni infestanti fu concepita per la priva volta dal genetista russo Serebrovsky nel 1940. Tuttavia, la prima vera e propria applicazione fu attuata intorno agli anni ‘50 negli Stati Uniti, con lo scopo di eradicare il Cochliomyia hominivorax, (dittero diffuso nelle Americhe le cui larve si nutrono della carne di vertebrati) dagli Stati Uniti, Messico e America centrale.

La tecnica dell’insetto sterile prevede il rilascio in natura di maschi resi sterili tramite radiazioni ionizzanti, per ridurre progressivamente il potenziale riproduttivo delle popolazioni della specie bersaglio attraverso accoppiamenti infecondi con femmine selvatiche.
Gli individui maschi utilizzati nelle campagne SIT, vengono allevati in massa in strutture specializzate denominate biofabbriche.

Fonte: articolo pubblicato sul sito sciencecue.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

spese sanificazione condominio

Sanificazione straordinaria condominio: chi paga?

Un’operazione di questo genere comporta innanzitutto un impegno per l’amministratore, il quale deve attivarsi per conferire incarico a un’impresa specializzata. Il problema maggiore, però, riguarda la ripartizione delle spese. Chi paga la sanificazione del condominio? Il condomino che ne è stato causa oppure l’intera compagine?

La legge (art. 1123 cod. civ.), sul punto, è molto chiara: «Le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione».

Dunque, a meno che i condòmini non abbiano preso accordi differenti, ciascuno paga in proporzione al valore della sua proprietà.
Per legge, salvo diverso accordo tra i proprietari, le spese condominiali si dividono secondo i seguenti criteri:

criterio dell’utilizzazione generale: le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa pattuizione. Si tratta del principio visto nel precedente paragrafo;

criterio dell’utilizzazione differenziata: in deroga al precedente principio, se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno fa. Ad esempio, l’illuminazione delle scale è un servizio del quale i condòmini godono in misura maggiore o minore a seconda dell’altezza di piano, visto che il proprietario dell’ultimo piano utilizza l’illuminazione di tutta la tromba delle scale, mentre il proprietario del primo piano utilizza solo quella della prima rampa;

criterio dell’utilizzazione separata: qualora un edificio abbia più scale, cortili, lastrici solari, opere o impianti destinati a servire una parte dell’intero fabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono a carico del gruppo di condòmini che ne trae utilità. È il criterio che si applica in un condominio parziale, come ad esempio quello costituito da più scale.

Fonte: articolo pubblicato sul sito blog.laleggepertutti.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

bonus sanificazione

Bonus Sanificazione al 30% senza riduzioni

Viste le risorse disponibili rispetto alle istanze pervenute, chi hanno fatto domanda per il credito d’imposta sulle spese di sanificazione e DPI anti-Covid, otterrà il bonus pieno al 30%.

A dare la bella notizia è l’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 10 novembre 2021.

Il bonus in questione è quello definito dall’articolo 32 del decreto Sostegni-bis.

Riguarda le spese sostenute a giugno, luglio e agosto 2021 per:
• sanificazione degli ambienti
• sanificazione degli strumenti utilizzati sul lavoro
• acquisto di dispositivi di protezione individuale
• acquisto di altri dispositivi destinati a lavoratori e utenti, tamponi compresi.

Chi sono i beneficiari

Il bonus interessa esercenti attività d’impresa, arti e professioni, enti non commerciali (compresi quelli del Terzo settore e religiosi civilmente riconosciuti), strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale.

Il credito d’imposta potrà essere utilizzato nella dichiarazione dei redditi relativa al 2021 oppure in compensazione tramite modello F24 presentato attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando il codice tributo che sarà istituito con apposita risoluzione.

Fonte: articolo pubblicato sul sito blog.tuttocarrellielevatori.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

3D Rendering Of A Dust Mite

Acari della polvere e salute intestinale

Gli acari della polvere di casa, i Dermatophagoides pteronyssinus, sono i principali responsabili delle allergie perenni dell’apparato respiratorio.
Scrive in proposito l’Istituto Allergologico Lombardo: “L’allergene maggiore dell’acaro, Der p1, è un enzima (una cisteino-proteasi) capace di rompere i legami tra le cellule dell’epitelio bronchiale (tight junction).

La conseguenza di questa rottura è un’aumentata penetrazione attraverso la mucosa di agenti esterni, come allergeni, batteri, virus.

In pratica gli acari della polvere di casa svolgerebbero un ruolo attivo nell’insorgere di malattie infiammatorie intestinali, nel dettaglio il Morbo di Crohn e la colite ulcerosa.
Uno studio all’Università di Nizza -riporta l’Istituto Lombardo- ha trovato la presenza dell’allergene dell’acaro, Der p1, nel duodeno di persone con malattie infiammatorie o irritative intestinali.

Secondo lo studio citato,  è possibile stimare che circa l’1-2% della popolazione generale mondiale abbia una sensibilizzazione allergica verso gli acari della polvere con una variabilità significativa a seconda della coorte oggetto di studio.

Fonte: articolo pubblicato sul sito salutebuongiorno.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

disinfestazione blatte

Disinfestazione blatte, in cosa consiste e a cosa serve

La disinfestazione dalle blatte non è altro che un’operazione molto articolata conosciuta anche come “deblattizzazione”, utile ad eliminare gli scarafaggi da contesti domestici e non. Spesso questo tipo di intervento viene richiesto in bar, ristoranti e pizzerie, ovvero in quei settori dove l’igiene deve essere monitorata ai massimi livelli.

Sul territorio italiano si possono contare ben 15 specie di blatte, ma le più diffuse sono:

• Le blatte orientalis, ovvero i comuni scarafaggi neri, che sono soliti lasciare in giro tracce di feci e saliva maleodorante.
• Le blatte germaniche, conosciute anche come “fuochiste”, dalla forma lunga e allungata rispetto alla tipologia orientalis, con colore marroncino.
• Le blatte americane (periplaneta), di colore tipicamente rosso e dalle dimensioni più elevate rispetto alle altre.

Queste blatte oltre a contaminare l’ambiente in cui vivono, possono essere causa di molte malattie e infezioni, come: salmonellosi, dissenteria, colera e febbre tifoide. Tali patologie possono essere veicolate non solo tramite contatto diretto con l’insetto ma anche attraverso gli escrementi che quest’ultimo rilascia. In alcuni soggetti allergici possono verificarsi anche episodi di reazione epidermica.

Fonte: articolo pubblicato sul sito h24notizie.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

acaro del tarlo del legno

Attenzione a questo insetto poco noto ma potenzialmente nocivo per l’uomo

L’insetto di cui parleremo si presenta in simbiosi con un altro altrettanto sgradito. Specialmente se casa nostra è arredata con bellissimi mobili in legno o un elegante parquet, dovremo controllare la presenza di fori del tarlo. Come ben noto, i tarli, ed in particolare le loro larve, sono ghiotti di legno che sarà rosicchiato voracemente, ma questo non sarà l’unico danno. I tarli del legno, infatti, attirano l’acaro del tarlo (Pyemotes ventricosus). Questi particolari acari sono molto voraci e mangiano le larve dei tarli del legno e si riproducono con grande velocità. Sono molto piccoli e possono raggiungere più punti della casa attraverso i tarli adulti a cui sono attaccati che svolazzano per gli ambienti.

Una femmina è in grado di dare alla luce fino a 2-300 esemplari grazie ad un particolare metodo di fecondazione tra insetti della stessa madre. Dato l’elevato numero di prole che un acaro del tarlo è in grado di produrre, una volta fecondate, le femmine partono subito a caccia di larve del tarlo.
Tuttavia, benché loro non lo sappiano, quando sulla loro strada viene incrociato un essere umano questo potrebbe essere scambiato per una grande larva.

Le zone più attaccate sono quella del tronco e del collo, ma anche le braccia, dove potrebbero comparire segni anche dopo svariati minuti dal morso. Questo non consente di individuare da subito il problema in casa e magari ricercarlo in fonti esterne.

Fonte: articolo pubblicato sul sito proiezionidiborsa.it – qui è possibile leggere l’articolo originale