riconoscere punture cimici dei letti

Cimici da letto: chi pungono e che genere di punture provocano

Le cimici dei letti hanno abitudini prettamente notturne, questo significa che durante il giorno e alla luce si rifugiano in fessure e al buio. Il loro stesso nome è dovuto al fatto che infestano soprattutto la camera da letto. Nella fattispecie si possono nascondere in crepe dei muri o fessure formatesi all’interno del telaio del letto stesso, ma anche all’interno delle prese di corrente o degli interruttori. Anche le cuciture e i bordi dei materassi sono un ottimo nascondiglio per questi parassiti.

Per riconoscere segnali caratteristici della loro presenza è necessario osservare le lenzuola. Macchioline nere sulle lenzuola potrebbero, infatti rappresentare, gli escrementi delle cimici. Inoltre, in caso di infestazioni è anche possibile riscontrare macchie di sangue tra le lenzuola nel caso in cui una delle cimici venga schiacciata accidentalmente durante il sonno.

In seguito a puntura vi è la comparsa di una macchia rossa, simile alla puntura di una zanzara. Una caratteristica delle punture delle cimici, però, è la disposizione dei ponfi. In questo caso, infatti, le punture tenderanno a essere ravvicinate, a volte anche disposte in maniera lineare. Ciò è dovuto al fatto che la cimice per continuare a succhiare il sangue si sposta lungo la pelle, ma compie movimenti limitati. Proprio per questo tenderà a succhiare il sangue in aree ristrette che diventeranno particolarmente pruriginose.

Fonte: articolo pubblicato sul sito donnaglamour.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

monitorare presenza virus west nile

Zanzare in trappola per monitorare il virus West Nile

Intrappolare le zanzare per scongiurare la diffusione di malattie con conseguenze anche gravi per la salute. E’ il compito del personale del Servizio veterinario dell’azienda USL di Modena, che in queste settimane si sta occupando del collocamento di dodici trappole posizionate in altrettanti luoghi strategici della provincia, aree verdi con una concentrazione importante di ristagni d’acqua dove maggiore è la concentrazione di questi insetti. Il posizionamento e la raccolta dei campioni avviene ogni quindici giorni fino a ottobre.

L’obiettivo è verificare l’eventuale presenza dei virus West Nile e Usutu nelle zanzare comuni (le cosiddette Culex Pipiens) catturate, campanello d’allarme che permette di adottare le misure necessarie a prevenire le potenziali situazioni di rischio per la salute dell’uomo.

Nel caso in cui venga evidenziata la presenza di virus, vengono adottate misure di contenimento e, in particolare, il controllo sulle donazioni di sangue, organi e tessuti e l’esecuzione, sul territorio interessato, di trattamenti con prodotti adulticidi nelle aree verdi in occasione delle manifestazioni di intrattenimento previste in ore serali e notturne. Non manca, inoltre, una capillare informazione alla popolazione sui sistemi di prevenzione personale contro le punture. 

Fonte: articolo pubblicato sul sito modenatoday.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

le blatte non vengono sole

Le blatte non vengono mai sole

Le blatte rare volte si presentano come elemento singolo perché al pari delle formiche viaggiano in colonie ragion per cui quando si avvista una blatta bisogna prendere qualche accorgimento preventivo per evitare di trovare blatte morte in casa ed evitare l’ insediarsi di questi piccoli insetti non propriamente belli da vedere.

Il metodo migliore su come stanare le blatte è cercare di individuare dove le stesse hanno depositato le uova, va detto che a differenza di altri animali, le uova delle blatte si aprono con molto meno tempo e ci si ritrova in pochissimi giorni insediati dal fenomeno delle blatte, rimuovere le uova e di conseguenza il nido favorisce la distruzione delle blatte.
Cercare il nido è semplice, ordinariamente le blatte depongono le proprie uova in affretti come angoli del muro e si posizionano in vicinanza del cibo ad esempio nei pressi della cucina.

Per chi volesse non esagerare con insetticidi o veleni può optare per i rimedi della nonna come l’impiego di aglio o candeggina da impiegare nei punti di nascondiglio delle uova, altresì possono essere impiegato il borotalco o il bicarbonato capaci di soffocare le stesse o del semplice gettito d’acqua.
Queste soluzioni, tuttavia, vanno bene se stiamo parlando di ambienti piccoli e casalinghi ma di fronte ad un’attività commerciale è importante usare metodi più incisivi è la disinfestazione è sicuramente quello da scegliere, nel caso dei locali commerciali la presenza delle blatte può compromettere l’attività perché viene ad intaccarsi la questione dell’igiene che per legge deve preservare determinati parametri.

Fonte: articolo pubblicato sul sito biellacronaca.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

le zanzare anche in inverno

Avremo le zanzare anche d’inverno a causa dei cambiamenti climatici

Con la primavera che volge al termine e il caldo che si fa sempre più insistente, stanno tornando anche le zanzare. Ma quello che ora è un fastidio che si limita ai mesi estivi, potrebbe ben presto diventare un grattacapo lungo 12 mesi su 12: non solo nelle zone tropicali – dove già accade – ma in tutto il mondo. La colpa è del riscaldamento globale, che sta creando le condizioni ideali per la sopravvivenza e la proliferazione delle zanzare per 365 giorni l’anno. A ipotizzarlo è stata una nuova ricerca dell’University of Florida.

I risultati hanno mostrato che, rispetto a decine di anni fa, le zanzare che popolano le regioni temperate sono molto più preparate a sopravvivere ai cambi di temperatura dalla primavera all’estate e dall’estate all’autunno.
In primavera, quando di notte fa ancora freddo ma di giorno fa più caldo, le zanzare sono state in grado di sopportare un intervallo di temperatura insolitamente ampio. 

La stessa cosa è avvenuta in autunno, da settembre a novembre.
Il fenomeno è spiegato dal fatto che i cambiamenti climatici – alimentati dalle attività inquinanti dell’uomo – stanno rendendo gli autunni e gli inverni sempre più caldi in ogni parte del mondo.

Fonte: articolo pubblicato sul sito quotidiano.net – qui è possibile leggere l’articolo originale

blattella germanica

Ecco come le blattelle germaniche sopravvivono agli ambienti più sporchi ed infetti

Una nuova famiglia di proteine antimicrobiche, denominate blattellicine, è stata scoperta nel corpo degli scarafaggi germanici (Blattella germanica), una delle specie di scarafaggi che meglio si è adattata all’ambiente urbano e in generale agli ambienti frequentati dagli esseri umani.
Questo studio probabilmente sarà di aiuto per comprendere come fanno questi insetti a vivere in ambienti molto sporchi e di solito molto frequentati da microrganismi patogeni tra cui batteri e funghi.

I geni delle blattellicine si sarebbero evoluti dai geni dell’atacina, un’altra tipologia di peptidi antimicrobici, e spiegherebbero l’adattamento incredibile di questi insetti in ambienti molto malsani come quelli, solo per fare un esempio, delle fogne.
Lo studio mostra che uno dei fattori che hanno contribuito al suo successo è l’aumento del numero di geni che codificano le proteine antimicrobiche”, spiega Francisco J. Silva, uno degli autori dello studio apparso su Scientific Reports.

Questi insetti sono già conosciuti per il ricchissimo microbioma intestinale, una delle caratteristiche che giova di più alla loro salute. Nell’insieme di microrganismi che vivono nell’intestino della blatta germanica spicca il Blattabacterium cuenoti, un batterio endosimbionte che fornisce vitamine e aminoacidi e che favorisce lo stoccaggio nonché l’ottenimento dell’azoto.

Fonte: articolo pubblicato sul sito notiziescientifiche.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare modificate diminuzione casi dengue

Zanzare modificate abbattono la Dengue: 77% di casi in meno / Merito del Wolbachia

I casi di Dengue sono diminuiti del 77% a seguito di un esperimento condotto attraverso delle zanzare modificate. Ne parla nelle scorse ore la Cnn, sottolineando come negli insetti siano stati introdotti dei batteri che impediscono loro di trasmettere un virus come quello della Dengue, che in Indonesia ha registrato numerosi casi di mortalità. L’esperimento è partito esattamente tre anni fa, quando alcuni ricercatori, così come si legge sullo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, hanno messo in circolo queste zanzare modificate, e il risultato è stato sorprendente visto che, come detto sopra, nell’area in cui sono state introdotte, i casi di Dengue sono letteralmente crollati, quasi 8 su 10 in meno.

Lo studio ha coinvolto più di 8.000 persone, la metà delle quali residenti in aree dove le zanzare portatrici di Dengue erano estremamente diffuse. Ne è emerso che nelle aree del progetto i casi di febbre sono stati pari al 2.3%, dato inferiore rispetto al 9.4% delle altre zone.

Stando a quanto sostenuto dai CDC, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, nel mondo ogni anno vengono infettate fino a 400 milioni di persone, manifestando poi la febbre Dengue. Le morti, invece, sono circa 22mila ogni 12 mesi e la nazione più colpita è l’Indonesia con ben 7 milioni di casi ogni anno.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilsussidiario.net – qui è possibile leggere l’articolo originale

liberate le zanzare geneticamente modificate

Liberate in Florida le zanzare killer e geneticamente modificate

Il riscaldamento globale ha spinto verso nord le zanzare tropicali portatrici di malattie infettive, che hanno già invaso la Florida, e ora puntano ad andare ancora più su. E’ una tendenza incontenibile, che sommata alla resistenza sviluppata da questi insetti verso le sostanze chimiche usate finora per eliminarli, li sta rendendo invincibili. Solo il 4% delle zanzare trasmette queste malattie, ma su scala globale la diffusione della febbre tropicale Dengue è aumentata di trenta volte negli ultimi 50 anni, provocando cento milioni di casi ogni 12 mesi e oltre 20.000 morti. 

La compagnia britannica Oxitec ha pensato bene di modificare geneticamente le zanzare, creando un tipo speciale di “Aedes aegypti” chiamato OX5034. Questa specie di targa individua insetti maschi alterati, che quando si riproducono trasmettono alle femmine un gene letale. I maschi, che non pungono, sopravvivono, continuando il loro ciclo assassino. 

L’esperimento pilota è cominciato nelle isole Keys della Florida, dove le OX5034 sono state già liberate. Se la loro missione darà risultati positivi, subito dopo dovrebbe arrivare l’approvazione della US Environmental Protection Agency, per distribuirle in tutta l’America.

Fonte: articolo pubblicato sul sito lastampa.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

evitare infestazioni da cimici dei letti

Un metodo sicuro per evitare di portarsi a casa le cimici dei letti

Le cimici dei letti sono un nemico che potrebbe essere in agguato in ogni camera di albergo, in ogni bed&breakfast, in ogni ostello. Ma spesso non ci rendiamo conto del lato peggiore di questi odiosissimi insetti: sono molto difficili da eliminare.
In questo caso prevenire è certamente meglio che curare. Ma come fare per lasciare gli odiosi succhiasangue alla porta?

La prima regola è quella di minimizzare il rischio che i nostri vestiti o i nostri oggetti vengano colonizzati. Mai lasciare la nostra valigia sotto il letto, mai lasciare il pigiama sotto il cuscino. Cerchiamo di posizionare tutti i nostri averi lontani dal letto.

Il primo e più importante consiglio è di non contaminare la casa con gli oggetti e i vestiti che abbiamo portato in vacanza. Lasciamo la valigia fuori dalla porta, avvolta in un sacco nero per almeno due giorni. Se abbiamo degli oggetti necessari che dobbiamo utilizzare subito, prendiamoli dalla valigia prima di entrare in casa, e cerchiamo di utilizzarli nel posto più lontano dal letto. In cantina, ad esempio. Trascorsi i due giorni di quarantena, laviamo immediatamente tutti i vestiti contenuti in valigia, anche quelli puliti. Gli oggetti che non possono essere lavati dovranno subire un’altra quarantena in un sacco nero per almeno una settimana.

Fonte: articolo pubblicato sul sito proiezionidiborsa.it – qui è possibile leggere l’articolo originale