differenza tra igienizzazione e sanificazione

Quale è la differenza tra igienizzare, disinfettare e sanificare?

Il Rapporto “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento” dell’Istituto Superiore di Sanità ci aiuta a chiarire la differenza tra questi procedimenti.

Pulizia
La pulizia potrebbe essere considerata il procedimento più semplice o basico. Consiste nell’eliminare lo sporco visibile utilizzando prodotti detergenti/igienizzanti per ambiente – i due termini sono equivalenti – che rimuovono la sporcizia mediante azione meccanica o fisica.

Igienizzazione
È l’equivalente della detersione, ha lo scopo di rendere igienico, ovvero pulire l’ambiente eliminando le sostanze nocive presenti, con conseguente riduzione della carica microbica. Questa azione è un intervento obbligatorio prima di disinfettare e sterilizzare, perché lo sporco è ricco di microrganismi che si moltiplicano attivamente e potrebbero compromettere l’attività dei disinfettanti.

Disinfezione
Procedimento per abbattere la carica microbica di un ambiente, superficie e/o strumento. Per le attività di disinfezione si utilizzano prodotti disinfettanti (biocidi o presidi medico-chirurgici) autorizzati dal Ministero della Salute, la cui efficacia nei confronti dei diversi microrganismi, come ad esempio i virus, deve essere dichiarata obbligatoriamente in etichetta.

Sanificazione
Rappresenta un complesso di procedimenti e di operazioni che comprende attività di pulizia e/o attività di disinfezione che vanno intese “come un insieme di attività interconnesse tra di loro” quali la pulizia e la disinfezione.

Fonte: articolo pubblicato sul sito greenme.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

bonus sanificazione più alto

Bonus sanificazione più alto

Aumenta il credito d’imposta sulla sanificazione degli ambienti di lavoro e per l’acquisto di dispositivi di protezione. Gli importi incrementati sono contenuti nel provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 16 dicembre 2020, prot. 381183.

Il provvedimento fissa al 47,1617 per cento la nuova percentuale di fruizione del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto dei dispositivi di protezione (Dl n. 34/2020). In precedenza la percentuale era pari al 15,6423% della somma richiesta, determinata con provvedimento dell’11 settembre 2020. un aumento che è stato possibile Il ritocco del dato in parola è dovuto all’incremento di 403 milioni di euro delle risorse disponibili Le risorse aggiuntive, come recita il provvedimento dell’Agenzia del 10 luglio 2020, vanno distribuite tra i soggetti già individuati.

Ciascun beneficiario può già visualizzare il credito d’imposta fruibile, come rideterminato nella nuova percentuale, nel cassetto fiscale accessibile all’area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate e può utilizzare lo stesso o cederlo con le modalità, i termini e le condizioni indicati ai punti 5 e 6 del provvedimento di luglio 2020 (n. 259854/2020), dovendo tenere conto dei valori indicati nell’ultima comunicazione validamente presentate, naturalmente in assenza di successiva rinuncia.

Fonte: articolo pubblicato sul sito studiocataldi.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

nuove linee indirizzo su sanificazione

Covid, “buone pratiche” nuove linee indirizzo su sanificazione

Incentivare l’utilizzo di un sistema di sanificazione come il PCHS (Probiotic Cleaning Hygien System), innovativo rispetto ai metodi di pulizia tradizionali basati sui disinfettanti chimici, può fare la differenza. Sia nel contrasto alla diffusione delle infezioni che nel contenimento dei costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Un cambio di passo necessario e urgente – da effettuare alla luce delle nuove linee di indirizzo come buone pratiche clinico -assistenziali di recente pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità, che hanno definito i nuovi standard per le future procedure pubbliche per l’affidamento dei servizi di sanificazione -, per limitare il più possibile anche la diffusione del Coronavirus in questa fase di emergenza epidemiologica. È quanto emerso dal web congress “Covid-19 e sanificazione: le nuove linee di indirizzo come buona pratica clinico assistenziale”, organizzato da Zerodotfour, grazie alla presenza della Regione Friuli – Venezia Giulia, con il supporto non condizionato di Copma e Minerva Group.

A delineare le nuove Linee di indirizzo in materia, nel corso del web congress moderato dal giornalista Fabio Mazzeo, è stato Gianfranco Finzi, Presidente ANMDO (Associazione Nazionale Medici Direzioni Ospedaliere): “Uno studio di tre anni, realizzato col contributo di numerose società scientifiche, ci ha consentito di stabilire le nuove linee di arrivare alle Linee di indirizzo sulla valutazione del processo di sanificazione ambientale nelle strutture ospedaliere e territoriali per il controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) pubblicate sul portale SNLG (Sistema Nazionale Linee Guida) dell’Istituto Superiore di Sanità all’interno della categoria ‘buone pratiche clinico-assistenziali’. Siamo riuscito a dare delle unità di misura e a stabilire quali i livelli da raggiungere e che devono essere rigorosamente misurati attraverso controlli microbiologici”.

Fonte: articolo pubblicato sul sito askanews.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

robot sanificazione covid 19

R2S, il primo robot italiano autonomo per la sanificazione anti-Codiv

Var Group, in collaborazione con Bazzica Engeeniring e l’Università di Perugia, ha sviluppato per la sua linea SafetyMe Disinfezione il primo Room Sanitization Robot italiano. L’unica alternativa europea, ma sperimentale, è in Danimarca, e comunque nel resto del mondo sono poche le soluzioni analoghe. Il robot elettrico infatti misura 90 x 59 x 179 cm e procede autonomamente – anche con routine pre-impostate – alla sanificazione di superfici in plastica, vetro e metallo.

R2S in circa 15/20 minuti di operatività è in grado di sanificare una comune stanza di medie dimensioni come ad esempio sale prelievi e camere di degenza. Diffonde a 360° luce ultravioletta UV-C grazie a otto lampade verticali e quattro orizzontali dotate di specchio deflettore 0-60° automatizzato capace di indirizzare il fascio in zone altrimenti non raggiungibili. La ricerca condotta dai laboratori di Virologia della Clinica di Malattie Infettive e di Microbiologia dell’Università degli Studi di Perugia ha confermato «l’inattivazione completa del virus SARS-CoV-2 da parte degli UV-C mentre il patogeno responsabile della malattia Covid-19 era inoculato su diversi materiali (plastica, vetro e metallo) che comunemente costituiscono le superfici da sanificare».

Fonte: articolo pubblicato sul sito corriere.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare di città e virus zika

Il virus Zika e le zanzare di città

Le zanzare di una sottospecie “domestica” abituata a vivere nelle città trasmettono più facilmente il virus Zika, e non solo per questioni di vicinanza fisica. Secondo uno studio pubblicato su Science, l’Aedes aegypti aegypti, che prolifera negli ambienti urbani tra i due tropici, è geneticamente predisposta ad acquisire il virus Zika e a trasmetterlo a sua volta. La scoperta potrebbe spiegare perché, quando nel 2015 scoppiò l’epidemia di Zika, la malattia si sia diffusa soprattutto nelle città di Centro e Sud America e non abbia preso piede in Africa, dove questa sottospecie di zanzara invasiva è assente.

Proprio a causa della sua predilezione per la nostra specie, l’A. aegypti aegypti è considerata il vettore principale di malattie come la febbre gialla e la dengue. Adesso però, grazie al confronto fra 14 diverse popolazioni di zanzare Aedes aegypti presenti in varie parti del mondo, si è scoperto che la sottospecie che prolifera negli ambienti urbani è purtroppo anche molto efficiente nel trasmettere Zika, un’infezione che se contratta in gravidanza può provocare gravi danni al nascituro. Questa abilità della zanzara non dipende, come si potrebbe pensare, soltanto dalla vicinanza all’uomo, ma anche da una maggiore suscettibilità al virus legata a ragioni genetiche.

Fonte: articolo pubblicato sul sito focus.it – qui è possibile leggere l’articolo originale