robot per sanificazione ospedali

Dall’Ue 200 robot per sanificare gli ospedali dal virus del Covid

La Commissione europea ha lanciato l’acquisto di 200 sistemi robot di disinfezione che saranno consegnati a ospedali in tutta l’Ue per la sanificazione degli ambienti da virus come il Sars-Cov-2. L’esecutivo europeo ha annunciato oggi la disponibilità di un budget dedicato fino a 12 milioni di euro per l’acquisto delle apparecchiature.

Un portavoce della Commissione ha detto all’agenzia stampa Agi che la lista degli ospedali beneficiari sarà pubblicata nelle prossime settimane. “Accolgo con favore questa azione per aiutare i nostri ospedali in Europa a ridurre il rischio di infezione, è un passo importante per contenere la diffusione del coronavirus“, ha commentato la vicepresidente Margrethe Vestager.

Questo tipo di robot, come il Light Strike creato negli Usa, sarebbe capace di eliminare in pochi minuti il virus Sars-Cov-2 emanando raggi ultravioletti. Secondo uno studio condotto dal Texas Biomedical Research Institute, la riduzione del carico patogeno su superfici complesse arriverebbe fino al 99,99%.

Fonte: articolo pubblicato sul sito europatoday.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

tecnologie high-tech per sanificazione ambienti

Coronavirus, l’arsenale hi-tech per sanificare gli ambienti

Il contagio da contaminazione ambientale, sebbene meno frequente di quello che avviene direttamente da persona a persona, rimane un rischio concreto: un modello matematico elaborato dall’Università di Oxford, infatti, stima che il 10% delle infezioni da Sars-Cov-2 derivi da contatto con superfici contaminate.

Ma in ambienti chiusi sembra giocare un ruolo importante anche un’altra modalità di contagio, ancora dibattuta dalla comunità scientifica ma confortata da un numero crescente di studi: la trasmissione attraverso aerosol, la frazione di particelle più piccole delle droplet (inferiori ai 5 micron), talmente leggere da rimanere sospese in aria anche per ore e, potenzialmente, capaci di infettare le persone che si trovano in quell’ambiente.

Per ridurre i rischi di contagio indoor ed evitare il ricircolo d’aria tra ambienti saturi di particelle virali potrebbe essere opportuno utilizzare tecnologie innovative. Le possibilità sembrano tante, e tutte efficaci (almeno in vitro) contro il coronavirus, ma la loro applicazione nella realtà deve tenere conto di diversi fattori, primo fra tutti la presenza umana.

Per l’emergenza Covid-19, l’Istituto Superiore di Sanità raccomanda la ventilazione naturale, stando ben attenti, però, a gestire in modo corretto l’apertura delle finestre, pena il trasferimento e accumulo di particelle inquinanti all’interno dell’edificio (ad esempio assicurandosi che, una volta aperte le finestre in una stanza, le porte siano chiuse), insieme un uso adeguato di sistemi di ventilazione con trattamento dell’aria, sempre prestando attenzione al tipo di ambienti, al numero di persone che li frequentano e al tempo medio di frequentazione e anche ai flussi d’aria.

Già ampiamente usate in ambito sanitario per la disinfezione di superfici e dispositivi di protezione individuale (Dpi), le radiazioni ultraviolette (raggi Uv) sono state la prima opzione considerata per la disinfezione dal coronavirus. In particolare, gli Uv-c, che hanno una lunghezza d’onda di circa 254 nm e sono normalmente usati nella sanificazione: queste radiazioni infatti sono in grado di rompere i legami molecolari di Dna e Rna che costituiscono i microorganismi, inattivandoli.

Fonte: articolo pubblicato sul sito galileonet.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

anno internazionale salute delle piante

2020, anno internazionale salute delle piante

Prima di occuparsi della salute delle piante, bisogna innanzitutto l’importanza delle piante nell’ecosistema, arrivando alla conclusione che, oltre agli alberi distrutti dagli incendi, vi sono milioni di piante che godono di cattiva salute. Non solo. Vi sono specie minacciate da malattie e parassiti. Quindi, non parliamo di un argomento di nicchia.

Ovviamente nessun singolo può modificare un andamento negativo e distruttivo in atto. Sono i governi dei vari Paesi che, a questo punto, devono mettere in campo politiche e interventi per promuovere la salute delle piante. Compito dei governi anche la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, soprattutto in quelle aree dove non vi è alcuna attenzione verso la Natura in genere, figuriamoci per le piante. L’obiettivo finale da raggiungere è quello di un obiettivo sostenibile. Prevenendo la diffusione e l’introduzione di parassiti in nuove aree, i governi, gli agricoltori e altri attori della filiera alimentare, per esempio il settore privato, possono risparmiare miliardi di dollari e garantire l’accesso ad alimenti di qualità.

Non a non possiamo dare per scontato che le piante godano di buona salute. Il cambiamento climatico e le attività umane stanno alterando gli ecosistemi, riducendo la biodiversità e creando condizioni ideali per lo sviluppo di parassiti. Allo stesso tempo, nell’ultimo decennio il volume dei viaggi e del commercio internazionale è triplicato e può diffondere rapidamente malattie e parassiti in tutto il mondo, causando gravi danni alle piante autoctone e all’ambiente.

Fonte: articolo pubblicato sul sito rtl.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

sanificazione ambienti interni

Sanificazione degli ambienti interni, quali soluzioni ci sono?

L’inquinamento esterno è facilmente individuabile: lo smog, le polveri sottili, le emissioni dannose appesantiscono il nostro respiro, nelle città, ungono la nostra pelle e colorano di grigio i paesaggi. Ma l’inquinamento indoor è molto più subdolo ed è presente ovunque: nelle case, negli uffici, nelle fabbriche, nelle scuole… c’è ma non si vede. L’esposizione prolungata alle sostanze inquinanti può avere ripercussioni sulla nostra salute.

Ecco perché, soprattutto all’interno degli edifici, la qualità dell’aria è un elemento determinante per una vita salutare e per il benessere delle persone. In questo periodo poi il tema della qualità dell’aria negli ambienti indoor è centrale, visto che ormai passiamo molto più tempo in casa di quanto succedesse prima; ecco allora che la tecnologia fornisce soluzioni indispensabili per diminuire il rischio della diffusione di agenti patogeni – virus, batteri e muffe – polveri, acari, pollini stagionali e polveri sottili.

I sistemi di sanificazione eliminano i Coronavirus?

Una domanda che in questi momenti sorge spontanea… e l’Università di Modena e Reggio Emilia cerca di dare una risposta attraverso uno studio scientifico che ha verificato in laboratorio l’efficacia virucida di un prodotto realizzato dall’italiana Gioel, il sistema G400. L’università ha verificato il Coronavirus (HCoV-OC43) che ha una omologia di struttura estremamente alta con il virus CoViD, HCoV-Sars-2 dal punto di vista sia filogenetico che molecolare.

Le prove sono state condotte su due superfici, una dura e non porosa come l’acciaio – molto utilizzata sia a livello domestico che nelle strutture comunitarie – e una porosa come un tessuto naturale di cotone – utilizzata sia per l’abbigliamento che per le suppellettili.

Fonte: articolo pubblicato sul sito greenplanner.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

nuova tecnologia sanificazione anti-covid

Sanificazione ambientale, ecco la nuova tecnologia anti-Covid

Il gruppo Beghelli, in collaborazione con l’università di Padova, sta lanciando un dispositivo in grado di quasi azzerare il rischio di contagio in ambienti indoor: si basa sui raggi ultravioletti.

La tecnologia UV-C per la sanificazione dell’aria in ambienti indoor ha già ricevuto la certificazione del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università degli Studi di Padova: dopo una serie di analisi è infatti venuto fuori che il “SanificaAria” Beghelli è in grado ridurre approssimativamente a zero i rischi di infezioni causate da agenti infettivi tra cui anche i virus.

La scoperta è ancora al vaglio del mondo scientifico, ma potrebbe rappresentare una piccola svolta nella lotta contro la pandemia, soprattutto per uffici, scuole, ristoranti, bar, palestre, ospedali, industrie, fino ad arrivare alle abitazioni private. Il dispositivo permetterebbe dunque di sanificare l’aria attraverso un sistema a camera chiusa saturato con raggi UV-C. Attraverso l’esclusiva tecnologia uvOxy®, utilizzata da Beghelli, i raggi ultravioletti restano sempre confinati all’interno della cella di flusso dell’apparecchio senza entrare in contatto diretto con le persone. E la sanificazione può essere quindi continua, 24 ore al giorno.

Fonte: articolo pubblicato sul sito firstonline.info – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare pungono con luce artificiale

Troppa luce? Le zanzare pungono più spesso

Le zanzare pungono solo di notte? Forse poteva valere un tempo per l’Italia, quando la specie dominante era la zanzara comune (Culex pipiens), che è attiva al tramonto e nelle ore serali. Oggi, però, la varietà di specie di zanzara che infesta le nostre giornate è così tanta che c’è una specie per ogni ora del giorno – un problema che in altre parti del mondo conoscono molto bene da sempre, e una situazione che sta peggiorando sempre di più con il passare degli anni, con zanzare solitamente diurne che rimangono attive anche nelle ore notturne.

Lo studio, condotto da un team dell’università di Notre Dame, nell’Indiana, si è concentrato in particolare su una specie, Aedes aegypti, la zanzara della febbre gialla, che è diffusa nelle fasce tropicali del nostro pianeta e il cui areale si sta pian piano espandendo anche a quelle subtropicali e temperate.

I risultati del fastidioso esperimento hanno dimostrato che A. aegypti preferisce il giorno ma che durante la notte le zanzare esposte a luce artificiale hanno circa il doppio della probabilità di pungere rispetto a quelle che stanno al buio completo: per la precisione, il 29% delle femmine (le uniche che pungono) liberate di notte ne hanno approfittato per nutrirsi, percentuale salita al 59% tra le femmine liberate sempre di notte, ma sotto luce artificiale.

Fonte: articolo pubblicato sul sito focus.it – qui è possibile leggere l’articolo originale