perché cambiare spesso le lenzuola

Perché bisogna cambiare spesso le lenzuola

Lo conferma uno studio scientifico condotto dall’Università di Kingston in Inghilterra. Il letto è infatti il luogo in cui si annidano gli acari. Questi parassiti insidiosi provocano diverse forme allergiche. Insieme alle polveri rilasciate dall’ atmosfera vivono sulle nostre lenzuola. Provocano anche irritazioni alla, rinite e orticaria. I ricercatori inoltre hanno fatto mergere dal loro studio accurato che ad annidarsi nel nostro letto vi è una grande varietà di funghi, batteri, peli di animali, pollini, ma anche vari residui del corpo umano, come sudore, espettorato, secrezioni vaginali e anali, urina, cellule della pelle.

Dallo studio condotto dall’Università di Kingston emerge anche la scoperta che lasciare il letto sfatto, con lenzuola e coperte all’aria, tiene alla larga i parassiti della polvere. Gli acari si annidano maggiormente all’interno del letto. È ciò che sostiene l’autore della ricerca, il biologo Stephen Pretlove. Egli spiega che lasciare il letto sfatto durante il giorno consente di ridurre l’umidità che si crea durante la notte all’interno di esso. È proprio in un contesto del genere che gli acari sopravvivono a lungo. Al contrario eliminando l’umidità che si è depositata , gli acari si disidratano e muoiono. Quindi mai rifare il letto al mattino. L’ideale è prepararlo la sera prima di coricarsi.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilgiornale.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

cavallette flagello millenario

Cavallette: un flagello che dura (almeno) da 2.500 anni

Note anche come locuste del deserto, o genericamente come “cavallette”, le Schistocerca gregaria sono ortotteri che appartengono alla famiglia Acridoidea. Voracissime, possono formare sciami di adulti talmente numerosi da raggiungere le decine di milioni di individui ciascuno. Dove arrivano, molto peggio di Attila e degli Unni, non cresce davvero più l’erba. Anche perché quella che c’era se la sono divorata tutta. Sono cioè quello che la Fao descrive come “the most destructive migratory pest in the world“, ovvero i più distruttivi parassiti migratori esistenti al mondo. Uno solo dei loro sciami può divorare in un giorno il cibo che sfamerebbe 35mila persone. In sostanza, uno sciame di 80-100 milioni di individui, che si può stimare pesi fra le 400 e le 600 tonnellate, può ingurgitare la stessa quantità di cibo che servirebbe a mantenere 2.100 tonnellate di esseri umani (peso medio 60 chilogrammi).

Nel 2020 si è giunti purtroppo all’ennesima invasione di locuste, definita dalla Fao “la peggiore in Etiopia e Somalia negli ultimi 25 anni e la peggiore in Kenya negli ultimi 70 anni”. Sebbene anche l’Iran non se la sia passata particolarmente bene con questo fitofago.

Al fine di fronteggiare tale calamità, perfino alcune multinazionali del settore fitochimico si sono attivate per donare insetticidi alle popolazioni colpite, come per esempio fatto recentemente da Bayer con l’invio di 170 tonnellate di Decis Ulv atto a trattare almeno 170mila ettari di territorio.

Fonte: articolo pubblicato sul sito agronotizie.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

diffusione mondiale della zanzara

Così le zanzare hanno colonizzato il mondo

Grazie al loro brevissimo ciclo vitale, le zanzare mutano i geni in continuazione, diventando sempre più resistenti alle condizioni ambientali.
Non si può certo dire che possiedano il fascino di libellule o farfalle, ma conoscendole meglio si scopre che le zanzare vantano una storia di grandi successi. Oggi, assieme alle formiche, sono tra i gruppi animali più rappresentati a livello mondiale, Italia compresa.

Il loro segreto risiede nei numeri: una femmina della classica zanzara, Culex pipiens, può deporre in una settimana fino a 500 uova in grado di svilupparsi rapidamente. In ambienti caldi e umidi il ciclo vitale, ovvero il passaggio da uovo a femmina in grado di deporre, si completa in una decina di giorni, più velocemente di qualsiasi altro insetto di pari dimensioni. Questa peculiarità fa sì che la zanzara vada incontro a frequenti mutazioni genetiche e quindi si adatti in tempi rapidi ai cambiamenti ambientali.

Ogni specie ha un habitat d’elezione dove depone le uova: nelle acque fresche, stagnanti o a lento flusso, tipiche delle zone naturali, prevalgono le Anopheles, spesso ornitofile (che pungono gli uccelli), mentre in acque più calde a elevato carico organico, come fognature, tombini, caditoie stradali e raccolte d’acqua temporanea, domina la Culex pipiens che predilige l’uomo.

Fonte: articolo pubblicato sul sito rivistanatura.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

diffusione malattie zanzare

Le zanzare stanno meglio dove c’è presenza umana

Le zanzare che diffondono malattie occupano con alte probabilità aree caratterizzate da impatti antropici più evidenti, in cui sono stati utilizzati pesticidi, piuttosto che zone più incolte e tranquille. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports e condotto dagli esperti dell’Oregon State University. Gli studiosi hanno scoperto una differenza significativa nella presenza di zanzare nel Kruger National Park, un parco nazionale in Sud Africa, confrontando l’interno dell’area con le zone limitrofe.

Presenza umana. Il team ha considerato 5 fattori causati dalla presenza umana: abbondanza di pesticidi organofosfati, eutrofizzazione, cioè l’eccessiva mineralizzazione dell’acqua che porta alla crescita diffusa delle alghe, la densità demografica, biomassa di animali domestici e selvatici e perdita di vegetazione. I risultati suggeriscono che le popolazioni umane possano influenzare l’habitat delle zanzare e i modelli di riproduzione con una sorta di effetto domino.

Fonte: articolo pubblicato sul sito metronews.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

battere la diffusione della dengue

Battere la dengue con zanzare infettate in laboratorio

La diffusione di questa malattia può essere bloccata rilasciando nell’ambiente zanzare infettate artificialmente con un batterio che in natura non le parassita. Lo dimostra il primo esperimento controllato sul campo di ampio respiro, che ha dato un risultato sbalorditivo. La strategia potrebbe funzionare anche con altre malattie virali trasmesse da zanzare, come Zika e chikungunya.

Di solito gli epidemiologi si esprimono in modo molto cauto, ma hanno usato termini come “sbalorditivo” e “di portata storica” nel commentare i risultati, pubblicati di recente, di una tecnologia biologica che ha l’obiettivo di fermare la diffusione delle malattie trasmesse dalle zanzare. Un primo esperimento, coronato da successo ha avuto luogo nella città di Yogiakarta, in Indonesia.

Il grande vantaggio di questo approccio è che si tratta di un metodo una tantum“, ha spiegato il direttore del World Mosquito Program dell’università Monash University di Melbourne, Cameron Simmons, all’emittente nazionale Abc. “Dopo lo sforzo iniziale per stabilire il Wolbachia nella popolazione delle zanzare, l’effetto si sostiene per anni senza la necessità di altri interventi“, ha aggiunto.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ansa.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

allergia agli acari della polvere

Allergia agli acari della polvere: sintomi e cure

Gli acari della polvere sono troppo piccoli per essere visti a occhio nudo, si nutrono di cellule rilasciate dalla pelle e prosperano in ambienti caldi e umidi. I posti ideali per la loro proliferazione sono biancheria da letto, divani e moquette.

Per ridurre i sintomi è necessario fare in modo di diminuire il più possibile la presenza degli acari in casa ed eventualmente assumere farmaci adatti.

Quali sono i fattori di rischio per sviluppare questo tipo di allergia?
La famigliarità: se altri famigliari hanno lo stesso problema, sarà più facile sviluppare un’allergia agli acari della polvere;

– vivere in un ambiente particolarmente polveroso;
– età, in quanto è più facile manifestare i sintomi in età infantile o adolescenziale.
Per avere la certezza della diagnosi, saranno necessari una visita allergologica e dei test (test cutaneo ed esami del sangue).

Considerato il fatto che non si riuscirà mai a eliminare completamente gli acari da una casa, cosa si può fare concretamente per minimizzare il problema?

– utilizzare un deumidificatore o un condizionatore d’aria per mantenere i livelli di umidità pari o inferiori al 50%
– rivestire il materasso e i cuscini con fodere antipolvere adatte al contenimento degli acari
– lavare lenzuola e coperte una volta alla settimana in acqua calda a 50-60 gradi
– sostituire i prodotti in lana o piuma con materiali sintetici
– usare uno straccio umido per rimuovere la polvere. Non usare mai panni asciutti perché sollevano la polvere
– utilizzare un aspirapolvere con filtro HEPA.

Fonte: articolo pubblicato sul sito salute.ilgiornale.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

predilezione zanzare per il sangue umano

Come è nata nelle zanzare la passione per il sangue umano?

Dove, come, e perché è nata questa predilezione per il nostro sangue? A rivelarlo è una ricerca dell’università di Princeton, pubblicata di recente sulle pagine di Current Biology.
I ricercatori americani hanno svolto la loro indagine raccogliendo campioni di zanzare in 27 aree dell’Africa subsahariana abitate dalle zanzare Aedes aegypti, una delle specie che diffondono il maggior numero di infezioni pericolose nell’uomo.

Raccolti gli esemplari, questi sono stati spediti a Princeton, dove i ricercatori hanno fatto riprodurre le zanzare, e le hanno quindi testate per identificare le loro preferenze alimentari. Di Aedes aegypti esistono infatti due sottospecie: aegypti aegypti, evolutivamente più recente e abituata a nutristi esclusivamente del sangue umano, e aegypti formosus, specie progenitrice che abita lontano dagli insediamenti umani e preferisce cibarsi del sangue di altri animali.

Molte delle popolazioni esaminate però erano composte da un mix genetico delle due sottospecie. E una volta testate per identificare le loro preferenze alimentari, hanno mostrato una correlazione tra le caratteristiche dell’ambiente in cui sono state prelevate, e la predilezione di umani o animali come fonte di cibo: le zanzare provenienti da aree particolarmente secche e prossime a grandi insediamenti umani sono attratte maggiormente dall’odore della nostra specie; quelle provenienti da zone umide e lontane da insediamenti umani sembrano invece preferire l’odore degli animali non umani.

Fonte: articolo pubblicato sul sito wired.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

infestazione abitazioni dalle cimici dei letti

Come le cimici dei letti hanno infestato le nostre case e le nostre menti: una storia lunga 200.000 anni

Diversamente da pidocchi, zecche e pulci, le cimici dei letto sono una specie che infesta specialmente l’uomo. Gli piace la nostra pelle senza peli e la nostra tendenza a mettere tende nei nostri appartamenti con ogni svariati tipi di comodi nascondigli in cui le femmine possono deporre da uno a cinque uova praticamente invisibili al giorno.

Un’infestazione di cimici da letto infesta tanto la tua mente quanto la tua casa o appartamento. Non portano nessuna malattia, solo segni disgustosi. E sono animaletti così minuscoli che anche gli adulti sono praticamente impossibili da vedere. Alcune persone sono immuni dai loro morsi, e altri non li troveranno per settimane dopo il misfatto, e anche solo una femmina rimasta in vita può avviare un’infestazione dal nulla.

La storia del rapporto uomini-cimici da letto risale a più di 200.000 anni fa. Come spiegato nel 2015 su Popular Science da Brooke Borel, che ha scritto un libro sull’argomento, le cimici da letto infestano almeno un’altra specie: i pipistrelli.
Quando i primi esseri umani hanno iniziato a condividere le caverne con i pipistrelli, alcune cimici da letto sono saltate sugli uomini. E alcune di quelle cimici hanno così apprezzato il sapore del nostro sangue che ci hanno seguito fuori dalle caverne e nel corso della storia: dall’antico Egitto all’Inghilterra alla Germania e alla Grecia, e poi con i coloni, in Nord America.
La moderna cimice da letto si è adattata all’uomo ed è geneticamente diversa da quella che è rimasta con i pipistrelli.

L’anno 2001 è anche il momento in cui le infestazioni da cimice da letto, fino ad allora praticamente sconosciute nelle nazioni ricche del mondo, iniziarono ad aumentare. Oggi più del 99% dei disinfestatori dichiarano di aver avuto a che fare con le cimici da letto nello scorso anno, e quasi una persona su cinque negli Stati Uniti le ha avute in casa.
Il problema è particolarmente grave nelle aree urbane densamente popolate, dove le città stanno stilando leggi e stanziando fondi per limitare l’epidemia.

Fonte: articolo pubblicato sul sito msn.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

cocciniglia tartaruga

I pini di Roma rischiano l’estinzione di massa per un insetto infestante

Le circa 50mila piante di pino domestico (delle 150mila totali) che adornano i viali romani corrono infatti il serio pericolo di non superare il prossimo anno, infestati come sono dalla ‘cocciniglia tartaruga’ o ‘toumeyella parvicornis’.

La cocciniglia è un insetto proveniente dal Nord America, che ha colpito per prima la Campania, ed è poi arrivato a Roma cominciando a danneggiare le piante dei quartieri residenziali a sud, per poi giungere in centro.
Il rischio adesso non è solo ambientale, ma anche per l’uomo, perché una pianta disseccata è più fragile nei confronti degli agenti atmosferici, come vento e pioggia.

La guerra contro la cocciniglia è “difficile, soprattutto in città, perché non si possono spargere insetticidi a spruzzo tra le case“, ma anche per una questione di organizzazione e tempestività. Al momento sono noti interventi di endoterapia con insetticidi, in iniziative private, e si ha notizia di sperimentazioni anche da parte del Comune, ma non si ha ancora l’ufficialità, inoltre non è stato trovato un insetto antagonista, come era avvenuto ad esempio per il cinipide del castagno. In quel caso il turimus ha spazzato via l’insetto che aveva decimato i marroneti italiani circa cinque anni fa: esempio di successo di una ‘guerra biologica’.

Fonte: articolo pubblicato sul sito agi.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

cambiamenti climatici fanno aumentare rischio malaria

Il clima che cambia rischia di far aumentare le zanzare in Africa

Il numero di zanzare presenti in alcune parti dell’Africa potrebbe aumentare a causa dei cambiamenti climatici. Una situazione che finirebbe per ostacolare gli sforzi compiuti per eliminare la malaria. A rivelarlo uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, condotto dagli esperti dell’Università di Leeds e dell’Università di Lincoln, che hanno analizzato gli attuali modelli climatici in relazione alle condizioni necessarie alla diffusione del morbo della malaria.

Questa patologia – spiega Mark Smith, dell’Università di Leeds – è molto sensibile al clima: prospera in ambienti caldi e umidi, adatti alla sopravvivenza delle zanzare che diffondono il morbo. Ora, a causa dei cambiamenti climatici, i nuovi modelli di temperatura e precipitazioni potrebbero contribuire alla permanenza della malaria in zone precedentemente più sicure“.

Il ricercatore ribadisce l’importanza di elaborare modelli più sofisticati per rappresentare l’epidemiologia della malaria, che tengano conto delle nuove condizioni ambientali che potrebbero favorire la presenza e la permanenza del morbo. “Il nostro approccio – afferma ancora Smith – mira a definire i rischi ambientali della malaria in modo più chiaro, ma si tratta di un primo passo nel percorso volto a incorporare modelli idrologici all’avanguardia nelle stime dell’idoneità ambientale della malaria e delle sue epidemie locali”. Secondo gli autori, una mappatura dettagliata della diffusione della malaria sarebbe fondamentale per l’organizzazione delle risorse sanitarie pubbliche.

Fonte: articolo pubblicato sul sito repubblica.it – qui è possibile leggere l’articolo originale