disinfestazione contro gli insetti

Alcuni metodi di disinfestazione contro gli insetti

Per liberarsi una volta per tutte degli insetti infestanti, conviene mettere in atto il prima possibile azioni di disinfestazione come quelle indicate di seguito in questo breve approfondimento che risulta molto utile a tutte quelle persone e famiglie che lottano quotidianamente infestanti come zanzare, pulci, zecche, mosche, scarafaggi, etc.

Riempire le crepe e le fessure

Spesso insetti come le formiche entrano in casa alla ricerca di cibo attraverso le fessure e le crepe nel muro. Chi ha un problema con le formiche, dovrebbe fare un giro all’esterno dell’abitazione e riempire tutte le crete utilizzando sinceramente dello stucco anche del silicone sigillante che va passato anche attorno agli infissi.

Attenzione agli animali domestici

Molto rischiosi gli animali domestici perché spesso sono vettori di insetti infestanti e parassitari come pulci, zecche, acari, cimici dei letti, pidocchi, etc. Tutti gli oggetti che sono normalmente a contatto con gli animali domestici come cani e gatti vanno lavati e puliti con attenzione.

Spostare i mobili della cucina

Spesso vengono trovati insetti infestanti come formiche, dell’arte e scarafaggi nascoste sotto e dietro ai mobili della cucina. In questi punti può esserci un deposito di sporcizia e unto che attira certi insetti. L’ideale sarebbe spostare i mobili della cucina e utilizzare un prodotto specifico per la disinfestazione.

Fonte: articolo pubblicato sul sito generazioneitalia.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

droni contro zanzare

Combattere le zanzare con i droni? In Piemonte un primo tentativo

Il Monferrato casalese potrà presto dirsi dispensato dal problema zanzare? Verosimilmente, sì. La tecnologia pare essere disponibile; ora, occorre la concertazione territoriale, lo stanziamento di fondi e la sperimentazione per valutarne la reale efficacia. E’ stato presentato, lunedì 17 febbraio all’Istituto Luparia di San Martino di Rosignano, il primo drone agricolo italiano a propulsione ibrida, per la lotta biologica alle zanzare.

Si chiama PBKopter 005, è certificato e autorizzato a compiere operazioni specializzate, disponibile per interventi sperimentali a base di Bacillus Thuringiensis o, in alternativa, olio essenziale di citronella, ha una capacità d’intervento pari a 12 ettari al giorno, ovvero a 6 ore lavorative (tempo massimo consentito per il pilota), è alimentato a benzina per superare la ridotta autonomia con batteria al litio, ed è dotato di un alternatore per fornire energia alle eliche.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilmonferrato.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

virus nile

Che cos’è il virus del Nilo e quali sono i suoi sintomi?

Il mezzo di diffusione dell’infezione è il morso delle zanzare. L’infezione proviene dall’Africa, come indica il nome, ed è attualmente diffusa in diversi Paesi, tra cui gli Stati Uniti.
Altre possibili vie di infezione sono le trasfusioni di sangue da persone infette. È anche possibile che sia la madre a contagiare il bambino durante l’allattamento o durante la gravidanza, anche se sono casi che gli specialisti stanno ancora studiando.

L’infezione provoca infiammazione nel cervello o nel midollo spinale, che mette a rischio la vita delle persone colpite. Ecco perché è importante essere consapevoli dei sintomi. Se altri insorgono come disorientamento o torcicollo, nonché tremori muscolari, l’appuntamento con il medico dovrebbe essere urgente.

D’altra parte, per prevenire l’infezione, è necessario tenere i contenitori d’acqua coperti, nonché cambiare l’acqua dei fiori ogni giorno. Eliminare bottiglie inutilizzate che possono diventare il centro dei nidi di zanzara.
Il virus del Nilo è pericoloso se non viene trattato in tempo. La prevenzione è semplice, in quanto si tratta di pulire ed eliminare possibili siti di riproduzione per le zanzare.

Fonte: articolo pubblicato sul sito infinitynews.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare ogm contro la malaria

Zanzare ogm per combattere la malaria

Nei giorni del coronavirus altre malattie di più lontana memoria continuano a persistere, talora con esiti fatali, e balzano agli onori della cronaca. È il caso ad esempio della malaria, diffusa soprattutto nelle zone della fascia tropicale e sub tropicale, altamente endemica in Africa, e presente anche in Italia (3.805 i malati tra il 2013 e il 2017). Sui media, proprio recentemente, si legge di casi di malaria nel lecchese, nel trevigiano e nell’agrigentino. Stando ai dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità, nel 2018 si sono contati 228 milioni di casi in tutto il mondo, il 93% dei quali nel continente africano. I decessi invece sono stati 405.000 (il 94% dei quali nelle stesse zone). Da anni ormai si cerca far fronte al problema, anche con finanziamenti importanti (2,7 miliardi di dollari nel 2018).

Oggi, una possibilità ulteriore sembra provenire dall’ingegneria genetica: si chiama gene drive, è una biotecnologia messa a punto, tra gli altri, nel laboratorio coordinato da Andrea Crisanti all’Imperial College di Londra, e potrebbe permettere di ridurre nell’ambiente il numero di zanzare responsabili della trasmissione della malattia.

Le zanzare stanno sviluppando resistenza agli insetticidi che, peraltro, sono costosi; gli interventi sul territorio derivano da progetti di lungo respiro che richiedono investimenti di risorse e dunque non sono alla portata dei Paesi poveri; le misure protettive come le zanzariere, infine, non risolvono definitivamente il problema.

La tecnologia del gene drive dimostra di avere molte potenzialità, in ambito medico ma non solo. Può essere impiegata, infatti, oltre che per contrastare la trasmissione della malaria, per tentare di eradicare altre malattie veicolate da vettori, come la febbre gialla, Zika e dengue.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilbolive.unipd.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

processionaria del pino

La processionaria presto di nuovo sui tronchi

Le larve della Processionaria del pino sono presenti sulle piante dall’autunno fino alla primavera. Una volta raggiunta la maturità, scendono lungo i tronchi in lunghe file fino al suolo, dove si interrano per trasformarsi prima in crisalide e poi in adulto. La comparsa di questi ultimi si registra in estate, ma un numero variabile di crisalidi può arrestare lo sviluppo e dare luogo agli adulti dopo qualche anno.

Mentre in autunno risulta difficoltosa l’individuazione dei primi nidi, nel periodo invernale la presenza di questo insetto è agevolmente rilevabile grazie alla vistosità dei grossi nidi biancastri di svernamento, costruiti sulla parte più soleggiata delle chiome delle piante ospiti.

Nel corso di forti attacchi i pini colpiti possono essere completamente privati degli aghi. Infestazioni ripetute per più anni influiscono negativamente sugli accrescimenti e possono inoltre indebolire le piante al punto da predisporle a successivi attacchi di insetti e di patogeni di debolezza. Le infestazioni di Processionaria del pino rivestono una non trascurabile importanza igienico-sanitaria poiché a partire dal terzo stadio larvale le larve portano sul dorso peli urticanti, conformati come dei piccoli arpioni, che possono essere facilmente liberati nell’aria e trasportati dal vento. Questi peli urticanti possono causare dolorose infiammazioni se vi è un contatto con la pelle e anche gravi reazioni se inalati.

Fonte: articolo pubblicato sul sito cdt.ch – qui è possibile leggere l’articolo originale