cimici del letto

Cimici da letto: dove si annidano, punture e rimedi

Tra le presenze fastidiose all’interno della casa, le cimici da letto rappresentano forse l’ospite maggiormente sgradito. Poiché questo insetto si nutre di sangue umano, l’infestazione può determinare problematiche come punture ripetute, prurito e arrossamenti, nonché vere e proprie reazione allergiche nei soggetti ipersensibili.
L’infestazione da cimici da letto non dovrebbe essere mai sottovalutata e, per questa ragione, è sempre consigliato affidarsi a professionisti nella disinfestazione, affinché ci si possa liberare della problematica per un lungo periodo di tempo. Ancora, anche il parere del medico è essenziale, per il trattamento dei morsi e il monitoraggio delle eventuali reazioni allergiche.

La Cimex lectularius, detta anche cimice dei letti o dei materassi, è un insetto appartenente alla famiglia delle Cimicidae. Si tratta di una specie ematofoga, ovvero solita a nutrirsi di sangue, ed è un parassita obbligato dell’uomo: il genere umano, in altre parole, rappresenta la specie di preferenza della cimice per nutrirsi. Può però colpire anche altri animali a sangue caldo, a volte anche quelli domestici, soprattutto quando non può accedere agli umani.

Molto abili nel nascondersi, questi insetti vengono portati inconsapevolmente all’interno delle abitazioni dalle stesse persone, ad esempio poiché aggrappate agli abiti o alle scarpe. Una volta varcata la soglia, si moltiplicano molto velocemente colonizzando tutti gli spazi, preferendo divani, letti, cuscini, moquette, tende, tessili di vario tipo. Possono anche nascondersi nei battiscopa, all’interno delle prese elettriche o nelle crepe nel muro.

Non sempre è possibile individuare queste cimici a occhio nudo, ma vi sono dei segnali che ne confermano l’infestazione: la presenza di macchie fecali sulle lenzuola, di colore marrone o nero, quindi chiazze chiare prodotte dalle uova ed esuvie sul materasso, ovvero il rivestimento esterno del corpo che l’insetto cambia ciclicamente.

Fonte: articolo pubblicato sul sito greenstyle.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

termiti proteggono dalla siccità

Come difendersi ed eliminare le blatte

Negli ultimi anni una specie in particolare sta diffondendosi sempre più rapidamente nel nostro paese ed è la Blatta Americana detta anche scarafaggio rosso, che ama nutrirsi di residui di liquidi e liquami
Al mondo ne esistono oltre 4000 specie e 15 sono quelle diffuse in Italia. Negli ultimi anni una specie in particolare sta diffondendosi sempre più rapidamente nel nostro paese ed è la Blatta Americana detta anche scarafaggio rosso, che ama nutrirsi di residui di liquidi e liquami.
Per prevenire le invasioni di blatte è utile controllare periodicamente

• bagni, in particolare nei punti più nascosti, in particolare dietro a mobili, lavandini, bagni e servizi igienici;
• cucina, in particolare vicino le tubazioni ed i lavelli;
• soffitte e seminterrati – lungo le basi. E’ opportuno conservare libri e carta all’interno di contenitori di plastica dato che alcune specie di blatte sono particolarmente ghiotte di carta e colla.

Se l’invasione è in corso occorre impedire l’accesso alle fonti di cibo chiudendo gli alimenti in contenitori di plastica e pulire a fondo gli ambienti eliminando qualsiasi residuo organico. E’ preferibile evitare veleni in polvere, specialmente in zone frequentate da bambini e animali domestici, prediligendo le trappole collanti.

Fonte: articolo pubblicato sul sito salernotoday.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

termiti proteggono dalla siccità

Le termiti che proteggono dalla siccità

Promuovendo la decomposizione della materia vivente, le termiti facilitano il ciclo dei nutrienti e mantengono il corretto livello di umidità nel terreno, proteggendo il suolo dalla siccità. La scoperta rivela che le comunità biologiche intatte possono agire come una sorta di assicurazione ecologica, mantenendo stabili gli ecosistemi durante i periodi di stress ambientale

Un nuovo importante studio pubblicato su “Science” da una collaborazione tra l’Università di Liverpool, l’Università di Hong Kong e il Museo di storia naturale di Londra, ha scoperto che l’azione di questi insetti ha un importante effetto sul clima, perché mitiga gli effetti della siccità nelle foreste pluviali tropicali.

I ricercatori hanno confrontato i siti con molte termiti con siti in cui le termiti erano state rimosse sperimentalmente. Hanno così scoperto che nei siti con termiti, l’abbondanza degli insetti aumentava durante il periodo di siccità e diminuiva nel periodo di non-siccità. Il risultato è che durante la siccità l’humus mostrava tassi più elevati di decomposizione e il ciclo dei nutrienti era più rapido; inoltre, l’umidità del suolo risultava aumentata, così come i tassi di sopravvivenza delle nuove piante, rispetto al periodo di non-siccità.

L’influenza delle termiti sugli ecosistemi, argomentano ancora i ricercatori, non riguarda solo la foresta pluviale tropicale incontaminata, ma si estende probabilmente anche a terreni prossimi alle attività umane e addirittura agli ecosistemi agricoli. Ciò pone in evidenza che preservando le comunità di termiti, probabilmente si potrebbero  mitigare gli effetti più drammatici della siccità nelle aree particolarmente sensibili.

Fonte: articolo pubblicato sul sito lescienze.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

evoluzione cimici dei letti

Le prime cimici dei letti esistevano già all’epoca dei dinosauri

Un team internazionale di entomologi ha analizzato il dna di oltre 30 specie di cimici per ricostruirne la storia evolutiva, scoprendo con sorpresa che i primi esemplari potrebbero risalire all’epoca dei dinosauri. E anche che periodicamente qualche specie si adatta perfettamente a nutrirsi di sangue umano.

l team guidato dall’esperto di cimici del letto Klaus Reinhardt (tanto appassionato da aver pubblicato dei saggi sull’argomento usando come fonti anche elementi culturali come le leggende locali) è riuscito a trovare anche un fossile di 100 milioni di anni. Calcolando poi il tasso di mutazione, i ricercatori hanno stimato la comparsa delle prime cimici sul pianeta, che risalirebbe a 115 milioni di anni fa – ben prima di quanto si pensasse. Non solo, l’insetto ancestrale sarebbe stato esso stesso un emofago, ossia si nutriva di sangue. Chissà, magari proprio quello dei dinosauri.

Non possiamo sapere quale sia stata la prima vittima delle antiche cimici succhia-sangue. Sta di fatto che a un certo punto questi insetti si sono adattati a nutrirsi a scapito dei mammiferi, pipistrelli in primis ma anche dell’essere umano. Mettendo a posto i pezzi del puzzle evolutivo, gli autori dello studio sono arrivati alla conclusione che le specie che oggi si nutrono di sangue umano abbiano acquisito questa abitudine indipendentemente (e non, come si pensava prima, da un antenato comune). Ciò significa che questi insetti sanno adattarsi con rapidità ai cambiamenti mutando le loro abitudini e diventando più resistenti (ai pesticidi per esempio).

Fonte: articolo pubblicato sul sito wired.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

danni provocati da termiti

Termiti, che danni possono provocare?

Quali sono i danni che possono causare le termiti? Questi insetti minano la bellezza e l’estetica del nostro legno ma soprattutto lo distruggono letteralmente. Così, a volte, ci accorgiamo della loro presenza e subito scatta la nostra preoccupazione per come sbarazzarci delle termiti.

È il legno la loro “passione”. Non fanno alcun rumore, mentre lo rosicchiano, e inoltre sono davvero minuscoli, quindi difficilmente le vedremo ad occhio nudo. Inizialmente, le termiti andranno a rovinare il legno al suo interno, facendo così risultare il mobile meno stabile. Soltanto dopo molto tempo potremo osservare dei buchi al di fuori del mobile.

I danni, dunque, sono piuttosto gravi, soprattutto se non conteniamo la loro presenza in tempo; si può provare a risolvere la situazione con qualche rimedio fai da te, tuttavia dipende anche dal punto in cui è arrivata l’infestazione. Se le termiti stanno sciamando, è probabile che ci servirà l’aiuto di un professionista.

Fonte: articolo pubblicato sul sito casa.iltabloid.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

evitare punture di zanzare

L’Università di Pavia scopre come evitare le punture delle zanzare

Uno studio del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell’ateneo coordinato da Paolo Gabrieli e pubblicato sulla rivista internazionale PloS Biology dimostra che le zanzare tigre nei primi giorni dopo aver ingerito delle soluzioni di zucchero non cercano di pungere l’uomo e ha scoperto che a regolare lo stimolo a pungere è un gene.
Lo zucchero crea riserve di grasso e zuccheri nelle zanzare e induce una vasta regolazione trascrizionale di molti geni, incluse quelli coinvolti nella sintesi delle sostanze proteiche accumulate nelle uova.

«Il fatto che questi geni venissero regolati ci è sembrato subito molto intrigante, perché si sa che questi stessi geni vengono espressi ad altissimi livelli dopo che le zanzare hanno ingerito il sangue e che le proteine codificate servono per la formazione delle uova», spiegato Jessica Dittmer, primo autore dello studio.
Questo apre nuove prospettive sia dal punto di vista evolutivo e biologico sia per il controllo delle zanzare – sottolinea Gabrieli -. Se consideriamo che conosciamo bene come controllare l’espressione di questi geni anche con insetticidi oggi già presenti sul mercato, potete immaginare che saremmo in grado, implementando le giuste strategie, di ridurre la voglia delle zanzare di pungerci
».

Questo ridurrebbe la trasmissione di numerose malattie, come malaria, la febbre Dengue e Zika, che ogni anno provocano 700 mila morti nel mondo.

Fonte: articolo pubblicato sul sito lastampa.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

invasione formiche in casa

Invasione di formiche a casa, a chi rivolgersi per una disinfestazione

Con la primavera infatti nelle case dei palermitani tornano copiosi, complice anche il caldo, questi fastidiosissimi e piccolissimi insetti capaci di vere e proprie invasioni. All’inizio se ne notano soltanto alcune, basta però abbassare di poco la guardia che le case, soprattutto nelle zone pranzo e in cucina, risultano infestate.

La prima regola è cercare di capire da dove arrivano le formiche, in modo da poter stuccare eventuali “buchi” in casa, magari intorno al telaio di porte e finestre. E’ molto importante poi la prevenzione tenendo pulite le stanze, soprattutto la cucina, facendo attenzione a non lasciare briciole sul pavimento, e sigillando bene soprattutto i cibi zuccherati di cui le formiche sono golose (alla peggio, mettendoli provvisoriamente in frigorifero).

Oltre alle trappole per formiche e ai vari insetticidi che si comprano nei negozi, esistono alcuni rimedi naturali che è preferibile utilizzare soprattutto in cucina, o se in casa vive anche qualche animale domestico. Uno su tutti, l’aceto: gli insetti non lo sopportano, e dunque all’avvicinarsi della primavera si possono lavare i pavimenti con soluzioni di aceto oppure si possono posizionare nelle zone più “strategiche” (magari sotto i mobili in cucina) batuffoli di cotone impregnati di aceto e, per un’azione più efficace, anche di qualche goccia di limone.

Anche la menta emana un odore sgradito alle formiche: si può dunque tenere una piantina di menta (oppure foglie sbriciolate) in casa o sui davanzali. Oppure, perchè no, bustine di tè alla menta da mettere dentro o sotto i mobili. Tra le altre cose che questi insetti proprio non sopportano, c’è anche il caffè: il caffè in polvere può essere utilizzato, così come il talco, vicino ai punti di accesso, per disincentivare il passaggio.

Fonte: articolo pubblicato sul sito palermotoday.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

arrivano le zanzare

Arrivano le zanzare: che fare?

Con i primi tepori arrivano puntuali anche le fastidiose zanzare, che con il loro ronzio e le loro punture non ci tormentano soltanto nelle ore notturne ma anche di giorno. Da quasi 20 anni, infatti, alla zanzara comune (Culex pipiens molestus), che si fa vedere e soprattutto sentire dopo il tramonto, si è aggiunta l’aggressiva zanzara tigre (Aedes albopictus) attiva anche durante il giorno.

Tanti i consigli pratici, rivolti sia alle pubbliche amministrazioni che ai cittadini, utili per affrontare questa sorta di “calamità” che negli ultimi anni ha fortemente peggiorato la qualità della vita all’aria aperta.
Ricordando che l’uovo di zanzara per svilupparsi necessita di pochissima acqua, i primi consigli pratici sono quelli di non abbandonare oggetti sui quali possa ristagnare l’acqua piovana, togliere o capovolgere i sottovasi, pulire i tombini di scolo, controllare che le grondaie non siano intasate, ecc. Anche le amministrazioni comunali devono, comunque, fare la loro parte nella “battaglia” contro le zanzare intervenendo con frequenti interventi di pulizia dei fossati e dei tombini stradali e di tutti i siti che possono ospitare focolai di sviluppo di larve di zanzara.

Infine, si ricorda che ormai tutti i Comuni forniscono gratuitamente dei prodotti insetticidi antilarvali, che tra l’altro possono essere acquistati anche nei negozi specializzati e nelle farmacie.

Fonte: articolo pubblicato sul sito storiedieccellenza.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

lotta acari api

L’Intelligenza Artificiale aiuta le api nella lotta contro gli acari

L’intelligenza Artificiale corre in aiuto delle api, messe a rischio da una serie di minacce, come il parassita noto come “il distruttore”, cioè l’acaro varroa (nome scientifico Varroa destructor), che le attacca negli alveari e le uccide. Il sistema basato sull’Intelligenza Artificiale e messo a punto dagli studenti del Politecnico Federale di Losanna (Epfl), guidati dall’ingegnere Jean-Philippe Thiran, individua i parassiti appena attaccano gli alveari, permettendo agli apicoltori di intervenire in tempo con i trattamenti utili a sconfiggerli. Attualmente gli apicoltori cercano i primi segni delle infestazioni individuando gli acari che cadono su una tavola di legno posta sotto gli alveari.

Per permette al sistema di riconoscere rapidamente gli acari, gli studenti l’hanno addestrato su migliaia di immagini. “Il primo passo è stato creare un database di foto di acari Varroa, in modo che il sistema potesse riconoscere i parassiti senza commettere errori”, ha detto Maxime Bohnenblust, uno studente coinvolto nel progetto. Successivamente l’AI è stata addestrata anche sulle foto degli alveari inviate dagli apicoltori.

Fonte: articolo pubblicato sul sito guidominciotti.blog.ilsole24ore.com – qui è possibile leggere l’articolo originale