Allergia acari della polvere

Per un allergico su due, acari della polvere causa di asma e rinite allergica. 

L’allergia da acari della polvere è in assoluto l’allergia respiratoria più diffusa nei paesi occidentali e, per di più ha le caratteristiche di una condizione perenne. Gli acari della polvere infatti, a differenza dei pollini che causano sintomi con stagionalità definite in base alle fioriture delle piante, sono in grado di scatenare una reazione allergica in tutti i periodi dell’anno, perché si annidano nelle nostre case ed in generale in tutti gli ambienti chiusi. Una nuova Immunoterapia Allergene Specifica (AIT) per allergia da acaro della polvere in tablet sublinguali orodispersibili (cioè a rapido scioglimento) è oggi disponibile in Italia.

Gli acari della polvere sono il maggiore fattore di rischio per lo sviluppo dell’asma allergico. “Secondo dati recenti circa il 50 – 85% degli asmatici adulti è sensibilizzato all’acaro della polvere, mentre la percentuale raggiunge un picco del 90% nei bambini asmatici allergici– spiega la Dott.ssa Maria Beatrice Bilò, Past President AAIITO e allergologa dell’AOU Ospedali Riuniti Ancona – E’ importante inoltre sottolineare che quasi tutti i pazienti con asma sensibilizzati ad acari soffrono anche di rinite.

L’identikit del paziente con allergia da acari è frutto di una ricerca demoscopica realizzata da Doxapharma e promossa da HOME (Housedust Mite Observatory for Management of Evidence-based immunotherapy). L’osservatorio HOME è una iniziativa patrocinata da FederAsma e Allergie Federazione Italiana Pazienti Onlus, dalle 5 maggiori Società Scientifiche nazionali nell’ambito delle patologie respiratorie.

Fonte: articolo pubblicato sul sito pharmastar.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

disinfestazione cimici dei letti

Disinfestazione Cimici dei Letti

Generalmente tendono ad  annidarsi in posizioni nascoste e protette, in stretta prossimità di tutti quei luoghi dove i possibili ospiti da pungere dormono, o comunque restano immobili per lungo tempo.
Per questo motivo gli ambienti maggiormente esposti al pericolo di infestazioni da cimici dei letti risultano essere le strutture di accoglienza (alberghi, ostelli, pensioni, B&B), le comunità di vario tipo, i mezzi di trasporto e, naturalmente, le abitazioni private.

Chi opera a livello professionale nel settore della disinfestazione è ben consapevole che la cimice dei letti è un insetto molto complesso da affrontare e richiede pertanto  procedure specifiche per essere completamente eradicato da un ambiente. Infatti, grazie al rivestimento ceroso impermeabile del suo esoscheletro, la cimice dei letti è poco sensibile ai principi attivi, e, non utilizzando l’apparato boccale per pulirsi il corpo e le zampe, risulta del tutto immune al meccanismo d’azione dell’insetticida  per ingestione.

Questo parassita tende inoltre  a sviluppare facilmente e rapidamente fenomeni di resistenza e tolleranza agli insetticidi tradizionali.

proteggere frutteti da insetti

Come proteggere foreste e frutteti dagli insetti invasivi, una nuova guida della Fao

Il controllo biologico classico offre un approccio testato, economico e privo di pesticidi per combattere falene, vespe e cocciniglie.

Le infestazioni di insetti danneggiano ogni anno circa 35 milioni di ettari di foreste, con conseguenze particolarmente catastrofiche quando specie non native arrivano in ecosistemi dove non incontrano nemici naturali. E l’impatto di questo fenomeno aumenta con il crescere del commercio internazionale e gli effetti dei cambiamenti climatici.
Fortunatamente negli ultimi decenni, la comunità internazionale ha accumulato una notevole conoscenza su come controllare le infestazioni utilizzando metodi biologici. L’introduzione di nemici naturali dallo stesso paese d’origine delle specie invasive si è dimostrato uno strumento efficace nel combattere la loro diffusione».

La nuova guida della Fao “Guide to the classical biological control of insect pests in planted and natural forests” presenta in modo chiaro e coinciso le informazioni necessarie ad aiutare i gestori delle foreste dei Paesi in via di sviluppo a progettare programmi efficaci di controllo delle infestazioni.

La guida Fao, che è stata presentata durante la sesta edizione della Settimana Forestale del Mediterraneo in Libano, offre un’ampia scelta di casi studio che vanno dal coleottero rinoceronte del cocco – che divora le palme del cocco e dell’olio di palma nel Pacifico, al grande coleottero dell’abete rosso migrato dalla Siberia all’Europa occidentale, all’ortezia, un insetto onnivoro che, arrivato sull’isola di Sant’Elena sperduta nell’Atlantico meridionale, ha fatto strage degli alberi di Asteraceae autoctoni, e a diversi altri patogeni che colpiscono le piante di eucalipto.

Fonte: articolo pubblicato sul sito greenreport.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

prove tecniche di derattizzazione

Prove tecniche di derattizzazione

I roditori sinantropi (ovvero che vivono nello stesso ambiente dell’uomo) come topi e ratti, sono mammiferi a sangue caldo la cui principale caratteristica è di avere denti incisivi di grandi dimensioni a crescita continua che costringono questi animali a rosicchiare continuamente con l’obiettivo di accorciarli.

I danni causati dai roditori sono sicuramente economici e dovuti in particolare al consumo e alla contaminazione del cibo destinato agli animali. Uno studio statunitense (Lang et al., 2012) ha calcolato che ogni ratto presente in un allevamento è in grado di mangiare, rovinare o danneggiare una quantità annua di alimento pari a un costo di 25 dollari, che una colonia di cento ratti è in grado di consumare più di una tonnellata di mangime/materie prime in un anno, e che un ratto può “inquinare” una quantità elevata di mangime (circa dieci volte quella che è in grado mangiare) con escrementi, urine e peli.

All’interno degli allevamenti il monitoraggio è molto importante per prevenire e/o controllare le popolazioni di roditori.

I principali segnali d’infestazione da roditori sono i seguenti: rumori vari (dovuti a rosicchiamento o alle arrampicate sulle pareti), escrementi (lungo i muri, dietro gli oggetti e vicino alle scorte alimentari), tane, percorsi (per esempio, aree prive di polvere lungo le pareti), segni freschi di rosicchiamento, forte odore di urina o di roditore, avvistamento visivo sia di giorno (i topi sono visti alla luce del giorno solo se le popolazioni sono molto numerose), sia di notte (gli occhi di ratto riflettono la luce), segni di sbavature su tubi o travi dove lo sporco e l’olio della loro pelliccia lasciano una pellicola grassa. La presenza di escrementi è sicuramente una delle tracce più evidenti della presenza dei roditori.

Il passo successivo consiste nella ricerca dei punti di annidamento o tane. Le colonie di topi e ratti si stabiliscono in zone dismesse o a bassa attività umana. Il topo domestico riesce addirittura a vivere in pochi metri quadrati con quantità di cibo molto limitate. A questo punto si tratta di comprendere la dinamica della popolazione con monitoraggi, non solo all’interno dell’area da trattare, ma anche nelle zone limitrofe in quanto queste potrebbero costituire un serbatoio per nuovi “arrivi”. Anche i metodi tradizionali di controllo dei roditori, come l’esca e la cattura, possono essere utilizzati come strumento di monitoraggio. Infatti, un’accurata registrazione della scomparsa delle esche può avvertire gli allevatori se la loro popolazione di roditori è in aumento o in calo.

Infine è fondamentale, sulla base di questa attività di monitoraggio, riportare tutti i rilievi eseguiti su planimetrie allo scopo di studiare i movimenti, mettere in evidenza la distribuzione dell’infestazione e individuare i punti dove applicare o intensificare la lotta. Queste conoscenze preliminari consentono la stesura di un piano strategico di intervento il cui obiettivo è la bonifica dell’ambiente con il più basso impatto ambientale possibile.

Fonte: articolo pubblicato sul sito agronotizie.imagelinenetwork.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

disinfestazione estiva insetti

Sta per arrivare l’estate: chi contattare per la disinfestazione degli insetti

Con l’arrivo dell’estate, gli insetti potrebbero essere una costante che invade la propria proprietà rendendo la stessa meno piacevole e soprattutto pulita del previsto.
Per evitare che questo possa accadere sarà quindi necessario richiedere l’intervento di un’impresa di esperti che si occupi di prevenire e porre rimedio a questo genere di situazione, che necessita appunto di trovare una soluzione ben precisa affinché complicazioni di ogni genere possano essere assolutamente evitate.

L’impresa ideale per una buona disinfestazione deve essere quella che permette effettivamente di rimuovere e prevenire la presenza degli insetti all’interno di quell’edificio.
L’azienda che deve essere contattata deve quindi offrire una prestazione ben precisa in grado di evitare che la proprietà possa essere invasa da formiche, bruchi e anche da diversi insetti alati che hanno un impatto negativo sulla stessa qualità abitativa e lavorativa dell’edificio.

Grazie a questi accorgimenti sarà quindi possibile evitare di far svolgere un lavoro poco professionale o comunque che non permetta di risolvere tale problematica, ovvero rimuovere completamente gli insetti dalla proprietà nella quale si deve operare o dove si vive.

Fonte: articolo pubblicato sul sito infovercelli24.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare e cambiamenti climatici

Zanzare, malattie e cambiamenti climatici: il rischio per un miliardo di persone

L’aumento delle temperature crea zone più favorevoli per certi tipi di zanzare per tutto l’anno piuttosto che in determinate stagioni.

Ecco una dichiarazione di Colin J Carlson un membro dello staff della Georgetown University: “Il cambiamento climatico è la più grande e completa minaccia alla sicurezza sanitaria globale. Le zanzare sono solo una parte della sfida, ma dopo l’epidemia di Zika in Brasile nel 2015, siamo particolarmente preoccupati per ciò che verrà dopo.”

Mentre attualmente solo in certi periodi dell’anno tali insetti si spostano dai tropici per cambiare zona, con l’aumento delle temperature questo potrà succedere tutto l’anno. Paradossalmente questo causerà al tempo stesso una riduzione della loro presenza nelle zone già attualmente flagellate ovvero l‘Africa occidentale e il sud-est Asiatico.

Entro il 2020 potrebbe scoppiare un’epidemia di dengue come di Zika a causa delle variazioni di temperatura a livello globale; in sostanza, ci saranno più zone sulla Terra che presenteranno un clima ideale per queste specie. A dirlo è un team di esperti guidato da Sadie J Ryan dell’Università della Florida che ha preso in esame le Aedes aegypti e le Aedes albopictus ovvero le due responsabili della diffusione delle malattie sopracitate.

Fonte: articolo pubblicato sul sito focustech.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare tropicali

Con il riscaldamento globale le zanzare tropicali aumenteranno il rischio di epidemie

Entro il 2080 oltre un miliardo di persone nel mondo saranno esposte per la prima volta alle malattie trasmesse dalle zanzare tropicali Aedes aegypti eAedes albopictus, gli insetti responsabili della trasmissione di febbre gialla, dengue, Zika e chikungunya. È un’altra delle spiacevoli conseguenze del surriscaldamento globale causato dall’emissione di gas serra.

A rivelarlo è uno studio, condotto da un team di ricercatori guidati da Sadie J. Ryan dell’University of Florida e Colin J. Carlson della Georgetown University negli Stati Uniti. La ricerca è stata pubblicata su Plos Neglected Tropical Diseases.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, Ae. aegyptie Ae. albopictus sono tra le zanzare invasive più pericolose e causano milioni di morti ogni anno. Aedes albopictus, meglio conosciuta come zanzara tigre, è una specie originaria delle foreste tropicali dell’Asia sudorientale, ma si è diffusa a livello globale grazie ad attività umane, come il commercio internazionale di pneumatici usati e di piante ornamentali. Questa specie può trasmettere i virus Chikungunya e dengue, ed è considerata un vettore potenziale del virus Zika.

Aedes aegypti (la cosiddetta “zanzara della febbre gialla”) è originaria dell’Africa ed è stata trasportata passivamente con il traffico marittimo in tutte le regioni tropicali e subtropicali, mentre non riesce a sopravvivere alle temperature invernali delle zone temperate. È vettore dei virus mortali della dengue, della chikungunya, della febbre gialla e della malattia Zika. Le due zanzare sono estremamente sensibili ai cambiamenti climatici e ambientali, in particolare a variazioni di temperatura e umidità.

Fonte: articolo pubblicato sul sito galileonet.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare insensibili al nostro odore

Come rendere le zanzare insensibili al nostro odore

Le femmine di zanzara sfruttano molti indizi per individuare la vittima da pungere. Ora è stato scoperto un recettore situato sulle loro antenne che controlla il riconoscimento delle sostanze volatili presenti nel sudore umano: inattivandolo, si dimezzano le probabilità che la zanzara arrivi a pungere una persona.

Il blocco di un particolare recettore situato sulle antenne delle zanzare dimezza la probabilità che pungano un essere umano. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori della Florida International University a Miami, che firmano un articolo su “Current Biology”.

Questi studi hanno permesso di scoprire che accanto ai recettori olfattiviOR, abbastanza simili a quelli presenti nei vertebrati, e a quelli gustativi GR, che sono molto sensibili alle concentrazioni di CO2, dovevano esserci altri tipi di recettori, poi individuati nei cosiddetti recettori ionotropici IR, situati sulle antenne.

Nello studio pubblicato ora, Matthew DeGennaro e colleghi hanno disattivato con tecniche di ingegneria genetica uno di questi recettori IR, chiamato Ir8a, constatando che le zanzare mutanti così prodotte non erano più attratte dalle sostanze odorose volatili presenti nel sudore umano. Di conseguenza, la loro capacità di individuare gli umani si è ridotta del 50 per cento circa.

Fonte: articolo pubblicato sul sito lescienze.it – qui è possibile leggere l’articolo originale