influenza termiti sugli ecosistemi

Le termiti che proteggono dalla siccità

Promuovendo la decomposizione della materia vivente, le termiti facilitano il ciclo dei nutrienti e mantengono il corretto livello di umidità nel terreno, proteggendo il suolo dalla siccità. La scoperta rivela che le comunità biologiche intatte possono agire come una sorta di assicurazione ecologica, mantenendo stabili gli ecosistemi durante i periodi di stress ambientale

Un nuovo importante studio pubblicato su “Science” da una collaborazione tra l’Università di Liverpool, l’Università di Hong Kong e il Museo di storia naturale di Londra, ha scoperto che l’azione di questi insetti ha un importante effetto sul clima, perché mitiga gli effetti della siccità nelle foreste pluviali tropicali.

Grazie a una ricerca su larga scala, gli autori hanno esaminato la foresta pluviale tropicale del Borneo malese durante e dopo l’estrema siccità associata al “super El Niño” del 2015-16, un evento di riscaldamento dell’Oceano Pacifico equatoriale estremamente intenso, più dei normali e ciclici eventi di El Niño, che si susseguono con periodicità variabile.

L’influenza delle termiti sugli ecosistemi, argomentano ancora i ricercatori, non riguarda solo la foresta pluviale tropicale incontaminata, ma si estende probabilmente anche a terreni prossimi alle attività umane e addirittura agli ecosistemi agricoli. Ciò pone in evidenza che preservando le comunità di termiti, probabilmente si potrebbero  mitigare gli effetti più drammatici della siccità nelle aree particolarmente sensibili.

Fonte: articolo pubblicato sul sito lescienze.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

Come si riconoscono le vespe

Come fanno le vespe a riconoscersi

Le vespe possono riconoscere i propri compagni di nido dalla faccia, ma quando la popolazione cresce fanno affidamento anche sull’odore. Lo dimostra lo studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Ecology and Evolution dal gruppo di ricercatori coordinato da Rita Cervo che ha indagato il comportamento delle vespe Polistes dominula presentando nuove evidenze che confermano la capacità di utilizzare diversi canali di comunicazione, in base alla disponibilità e all’affidabilità dei segnali in contesti diversi.

Gli autori hanno messo in luce in particolare un aspetto ancora poco indagato della gestione di differenti canali di comunicazione, cioè la possibilità di alternare due diversi segnali di riconoscimento, quello visivo e quello chimico, nelle diverse fasi di vita delle colonie delle vespe studiate.

La capacità di discriminare i compagni di nido da individui estranei – spiega Rita Cervo – è una caratteristica cruciale delle società di insetti”.
Nell’esperimento i ricercatori hanno separato sperimentalmente segnali visivi e chimici di compagni di nido e non, presentandoli alle vespe di una colonia da soli o in combinazione, per saggiare quale canale di comunicazione venisse utilizzato nelle due fasi e, nel caso venissero usati entrambi, come quello visivo e quello chimico interagissero.

Fonte: articolo pubblicato sul sito unifimagazine.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

mosca dell'olivo

Mosca dell’olivo, la svolta della difesa in un gene

All’interno della famiglia delle Tephritidae sono presenti centinaia di specie di mosche dannose per l’agricoltura. Prima fra tutte la mosca dell’olivo, che ogni anno flagella le coltivazioni italiane costringendo gli olivicoltori a numerosi trattamenti. Come anche la mosca mediterranea della frutta, forse uno degli insetti più dannosi per i nostri areali.

Ma c’è anche la mosca orientale della frutta, che sta spaventando moltissimi agricoltori per le pesanti ripercussioni che i suoi attacchi potrebbero avere sulla frutta delle nostre zone se riuscisse a colonizzarle. E’ stata infatti ritrovata in pochi esemplari in Campania, che sono arrivati insieme con la frutta da paesi asiatici, ma non è ancora riuscita ad acclimatarsi alle nostre temperature più fredde.

Nel contrasto a queste specie dannose una speranza proviene da uno studio pubblicato sulla rivista Science che riporta la notizia della scoperta del gene (denominato MoY), localizzato sul cromosoma Y, che determina il sesso maschile in questa famiglia di insetti.
Ma quali ripercussioni questa scoperta può avere nella difesa delle colture agrarie? Esistono già in varie nazioni biofabbriche in cui si allevano quantità massive di insetti, tra cui la mosca mediterranea e la mosca orientale. Popolazioni che vedono la presenza sia di esemplari maschi che femmine.

Sulla carta sarebbe possibile trasformare tutte le femmine in maschi grazie all’introduzione del gene MoY, in modo da avere popolazioni di soli esemplari maschi. Questa ultima progenie verrebbe sterilizzata con radiazioni (come già si fa per altri insetti) e liberata in zone agricole.

I maschi sterili rilasciati in numero abbondante si accoppierebbero senza poter far figli con le femmine ‘selvatiche’ competendo con i maschi selvatici fertili, inducendo così una riduzione della progenie locale fino ad una soppressione della popolazione infestante.

Fonte: articolo pubblicato sul sito agronotizie.imagelinenetwork.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare coreane

Zanzare coreane, allarme in Italia: resistono al gelo e pungono anche a Natale

Il primo avvistamento di questa specie invasiva di origine asiatica è stato nel 2011 nella provincia di Belluno e ad oggi, in Italia, è presente in almeno 5 regioni – Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia e Liguria.

Questo insetto è infatti capace di trasmettere anche il virus dell’encefalite giapponese e la filariosi, pericolosi per l’uomo e gli animali. Questo perché la zanzara coreana ha una diffusione molto rapida e, a differenze della zanzara tigre, è in grado di sopravvivere a temperature molto basse e altitudini maggiori. Inoltre l’espansione di questo insetto viene agevolata dal trasporto passivo per mezzo di autoveicoli privati o per il trasporto merci. Trova il suo habitat ideale nei luoghi umidi con presenza di ristagni d’acqua.

L’Aedes Koreicus, come la zanzara tigre, utilizza per la riproduzione contenitori artificiali (es. vasi, penumatici, vivai, cimiteri, binari stradali), ma anche habitat naturali (es. fossati); le larve di entrambe le specie sono state trovate in alcuni casi negli stessi siti di riproduzione. Grazie alla sua tolleranza alle temperature piuttosto basse (fino a 10°C), la zanzara coreana riesce a colonizzare aree collinari e montuose, non raggiunte dalla zanzara tigre.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilmessaggero.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzara tigre anche in inverno

La zanzara tigre anche a Natale: ecco perchè prolifera e punge di giorno

Ma perchè proliferano anche a dicembre? Calogero Muscarella, entomologo amatore, ha dato una spiegazione. “In questo periodo dell’anno è presente principalmente la “zanzara tigre” – spiega – e la sua diffusione è legata alla sua buona buona capacità di adattamento ai cambiamenti climatici“.

La peculiarità della zanzara tigre,  che appartiene alla specie Euriecia, è che punge anche di giorno, a differenza delle zanzare comuni che si trovano nel nostro territorio.

Uno studio fatto in Germania – spiega l’entomologo – ha dimostrato che circa l’80% della massa entomologica mondiale è scomparsa, ciò è dovuto al cambiamento climatico e la poca tutela di questi animali“. Tra le conseguenze c’è anche la diffusione di insetti come le zanzare in periodi dell’anno più freddi.

Fonte: articolo pubblicato sul sito gds.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

insetti utili lotta biologica

Insetti utili nella lotta biologica

La lotta biologica è un’attività che viene svolta nell’ambito della coltivazione in orto, in vaso in piantagioni molto più grandi da molto tempo. Per quel che riguarda questo meccanismo gli agricoltori si avvalgono di insetti che vengono considerati innocui per le piante e per ciò che coltivano. Essi fungono quindi da insetticida naturale nei confronti di tutti quegli insetti che danneggiano le piante come per esempio gli afidi o la mosca bianca.

Un alleato e un esempio di questi insetti difensori della pianta è la coccinella. La lotta biologica si può dire che fa riferimento al circolo naturale di tutto ciò che riguarda l’agricoltura e la difesa delle coltivazioni in modo naturale e prettamente ecologico. Questo spinge i coltivatori, anche piccoli, a non usare insetticidi o particolari espedienti chimici per eliminare gli indesiderati insetti dalle piante ma si tratta di una cosa del tutto biologica. Il ciclo vitale di qualsiasi essere vivente presente in natura infatti è strettamente pensato per dei compiti specifici e gli agricoltori ne sono pienamente a conoscenza.

Per combattere l’inquinamento dei pesticidi e ridurlo si sfruttano le coccinelle: esse rientrano nella specie degli insetti e in qualche modo proteggono la pianta in questione. Gli insetti necessari per far crescere l’orto in modo lineare sono in particolare le coccinelle rosse. Questo proprio perché sono un tipo di insetto con funzioni specifiche per la coltivazione delle piante. Esse infatti non sono pericolose e non attaccano la pianta o la radice in alcun modo. La presenza di questo tipo di coccinella sulla pianta che si sta coltivando è di buon auspicio per la sua crescita. Esse sono cannibali: mangiano gli insetti nocivi per le piante. Proprio per questo quindi sono usate per la lotta biologica.

Fonte: articolo pubblicato sul sito econote.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

zanzare geneticamente modificate

Zanzare geneticamente modificate per combattere contro la malaria

Se ogni anno circa 435 mila persone muoiono nel mondo per questa malattia infettiva, la metà delle vittime proviene da sette Stati africani, tra cui il Burkina Faso. Proprio qui si sta sperimentando una innovativa lotta alla zanzara, insetto vettore dei parassiti, che si basa sulla biotecnologia.

Come ha raccontato il quotidiano inglese The Guardian, nell’ex colonia francese si sta svolgendo uno studio con al centro la tecnologia del gene drive: verranno rilasciate zanzare geneticamente modificate nel tentativo di spazzare via gli insetti vettori della parassitosi.

Lo ha spiegato Moussa Namountougou dell’Istituto di ricerche e scienze della sanità di Bobo-Dioulasso, la seconda città più grande del Burkina Faso. «Stiamo sviluppando zanzare che possono generare solo esemplari maschi, sterili, che pur accoppiandosi non avranno prole: in questo modo si ridurrà la popolazione delle zanzare femmine, l’unico genere che punge e che causa la diffusione della malattia. Per far questo abbiamo lavorato sul Dna, togliendo la parte di codice genetico che nella riproduzione può generare zanzare femmine».

Fonte: articolo pubblicato sul sito italiaoggi.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

insetti infestanti

Insetti ‘alieni’ e infestanti: sono tornati

Prima fu l’era dell’Anoplophora chinensis, che da un vivaista di bonsai si diffuse in ogni dove. Poi venne la Popillia japonica, probabilmente cadendo dagli aerei in atterraggio, che tutt’ora sta devastando giardini e colture del nostro territorio. Un’invasione silenziosa ma micidiale per cui, ancora una volta, sembra non si riesca a vedere la fine. Perchè, come per il caso della Popillia, non ha soluzioni semplici nè certe.

La Popillia japonica è un insetto originario del Giappone inserito tra le specie da quarantena. L’insetto è stato rinvenuto per la prima volta nell’estate 2014 nel Parco del Ticino su entrambe le sponde, lombarda e piemontese.

La buona notizia è che non sarebbero pericolosi per la salute. Quella cattiva è che sono fastidiosi, fastidiosissimi. Parliamo dell’invasione di moscerini che ha colpito molti nostri paesi. Non zanzare, di cui almeno finora la città non sembra colpita in maniera importante, ma moscerini. Precisamente della famiglia dei chironomidi, un gruppo che comprende migliaia di specie che hanno vita molto breve, circa 2-3 settimane. Proliferano nei pressi di stagni e acque ferme ma poi si diffondono nelle zone circostanti.

La Processionaria del pino è una farfalla le cui larve si sviluppano sulle conifere, in particolare i pini, arrecando danni alle piante e causando reazioni cutanee irritative e allergiche, a volte gravi, a persone e animali. Le larve sono presenti sulle piante dall’autunno fino alla primavera e, una volta raggiunta la maturità, scendono lungo i tronchi in lunghe file fino al suolo, dove si interrano per trasformarsi prima in crisalide e poi in adulto, durante l’estate.

Fonte: articolo pubblicato sul sito logosnews.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

batterio nelle zanzare

Dengue, un batterio nelle zanzare per bloccarne diffusione

La strategia che si sta sperimentando in alcuni paesi asiatici per arrestare questa malattia, è proprio quella di infettare la zanzara tigre (Aedes aegypti), vettore di trasmissione del virus con un batterio. I ricercatori dell’università di Glasgow hanno infettato le zanzare con il batterio Wolbachia, ottenendo così un calo medio dei casi del 40%, con punte fino al 90% a Kuala Lumpur, del 76% a Java in Indonesia, del 70% a Niteroi, città vicino Rio De Janeiro, e bloccato la trasmissione in Australia, nel nord del Queensland.

I batteri rendono più difficile la crescita del virus dentro la zanzara, anziché ucciderla, spiegano gli studiosi nella ricerca pubblicata sulla rivista Current Biology, perché usano le risorse di cui ha bisogno il virus per proliferare. Se quindi il batterio non riesce a replicarsi e aumentare il suo numero nelle zanzare, allora possono diminuire i contagi. Molte specie di insetti sono naturalmente infettati da batteri, tra cui i moscerini della frutta, ma le zanzare che diffondono la dengue, come le Aedes aegypti, no. Per questo i ricercatori hanno iniziato a fare delle micro-iniezioni di Wolbachia nelle uova di zanzara, per vedere se riuscivano ad adattarsi in climi diversi, trovando un tipo che resiste anche a 30°.

Fonte: articolo pubblicato sul sito aboutpharma.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

norme corretta prassi igienica

HACCP: LE NORME DI CORRETTA PRASSI IGIENICA

Le deiezioni animali rappresentano un buon ammendante per il terreno ed una preziosa fonte di sostanze fertilizzanti per le colture ma, se lo spargimento non è correttamente gestito, si possono creare inconvenienti per la diffusione di microrganismi patogeni e per varie problematiche ambientali (inquinamento del terreno, inquinamento delle acque superficiali e profonde, cattivi odori, infestazioni di mosche).

Le deiezioni di animali allevati si accumulano generalmente sotto forma di:
• liquami – materiale non palabile: miscela di feci, urine, perdite di abbeverata;
• letame – materiale palabile, le stesse deiezioni animali che mescolate con lettiera e con maggior tasso di sostanza secca. In entrambi i casi le deiezioni, solo dopo una opportuna maturazione (CCP), possono essere distribuite sui terreni.

Nella pianificazione degli interventi per la sicurezza igienico sanitaria un ruolo importante è svolto dal controllo degli animali infestanti, quali ratti, insetti e uccelli che, spostandosi velocemente da un posto all’altro, fungono da veicoli di malattie.
La lotta agli uccelli (passeri e piccioni) è principalmente preventiva con l’utilizzo di reti protettive (reti antipassero) in modo da impedire l’accesso dei volatili soprattutto dove sostano le derrate e le sostanze alimentari. E’ buona norma, anche di tenere coperta la fossa di scarico.
Per quanto riguarda le infestazioni di insetti, sono importanti, prima di tutto, azioni preventive da attuare nelle aziende agricole:

• evitare ristagni d’acqua;
• pulire gli spazi interni ed esterni soprattutto dai materiali organici che possano fungere da substrato di sviluppo (tipicamente depositi di polvere/pulitura);
• posizionare zanzariere in porte e finestre (obbligatorie nei locali di trasformazione);
• fare uso di trappole con attrattivo biologico e rotoli di carta adesiva pigliamosche o corde collate. Nella lotta contro gli insetti è opportuno, per quanto possibile, utilizzare gli strumenti ed i metodi della lotta biologica e favorire tutte le strategie ed i prodotti meno tossici per l’uomo, gli animali e l’ambiente.

Fonte: articolo pubblicato sul sito risoitaliano.eu – qui è possibile leggere l’articolo originale