chiocciole giganti infestanti

Chiocciole giganti tra le specie più infestanti al mondo

La chiocciola gigante è originaria dell’Africa orientale ed è stata introdotta in varie parti del globo tramite scambi commerciali, come fonte alimentare oppure come animale da terrario. E’ stata classificata dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura come una delle 100 peggiori specie invasive al mondo per il suo impatto negativo a livello economico ed ambientale: ha un’elevata capacità riproduttiva e si nutre di numerose specie vegetali differenti, due elementi che ne favoriscono la rapida diffusione.

La chiocciola può entrare in competizione con le specie autoctone e causare consistenti danni agli ecosistemi locali.

Nonostante sia una specie tropicale, può sopravvivere anche in condizioni più fredde, andando in quiescenza per un periodo di tempo massimo di tre anni. E’ prevalentemente crepuscolare, ma può essere attiva nelle ore diurne in giornate particolarmente umide, nuvolose e piovose. La sua presenza può essere indicata da larghe scie di muco in piante ed edifici ed escrementi nastriformi.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilrestodelcarlino.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

trasmissione patogeni zanzara

Saliva di zanzara e trasmissione di patogeni

I ricercatori studiano da anni i meccanismi di trasmissione alla ricerca di un sistema di prevenzione. Anche la saliva di zanzara è in grado di influenzare la risposta dell’organismo all’infezione. Per questa ragione, gli scienziati del Baylor College of Medicine di Houston, in Texas, hanno analizzato in dettaglio la risposta immunitaria a punture di zanzare non infette, quindi in assenza di trasmissione del patogeno.

Lo studio degli scienziati statunitensi è il primo ad analizzare le risposte dell’organismo su un modello animale “umanizzato”, ossia che presenta le nostre stesse cellule immunitarie. I ricercatori hanno infatti lavorato su una linea di topi immuno-deficienti, prodotti da un altro laboratorio, a cui sono state iniettate cellule staminali ematopoietiche di origine umana. Cellule, cioè, in grado di differenziarsi nei componenti cellulari del nostro sistema immunitario.

Lo studio dei ricercatori del Baylor College of Medicine riporta un’analisi molto accurata degli effetti della saliva della zanzara Aedes aegypti sui livelli di citochine e sulla composizione di cellule immunitarie in alcuni distretti chiave come il midollo osseo. I loro risultati, sebbene non inaspettati, possono fare da base per ulteriori studi sulla risposta alla saliva e a singole proteine salivari, su cui si stanno concentrando ora gli autori. L’obiettivo resta quello di comprendere meglio una serie di meccanismi e verificare in che modo questa conoscenza possa essere utile per agire nella prevenzione e nel trattamento di queste malattie.

Fonte: articolo pubblicato sul sito oggiscienza.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

tarli del legno

Come prevenire i danni da tarli a mobili e strutture in legno

I maggiori fattori di rischio per la conservazione del legno sono l’esposizione alle intemperie e soprattutto all’umidità, con conseguente proliferazione di funghi e muffe, e ovviamente gli attacchi degli insetti xilofagi come tarli del legno o termiti.

Il tarlo è la tipologia di insetti del legno più diffusa in Italia; precisamente, sono le larve di varie specie di coleotteri che si nutrono delle fibre del legno. 

Tra queste riconosciamo:
• i tarli del legno cerambici o capricorni delle case;
• i tarli anobidi o tarli comuni del legno;
• lo Xestobium rufovillosum, detto anche grande tarlo o orologio della morte;
• i lictidi (Lyctus brunneus).

Il ciclo vitale di un tarlo si compone di varie fasi.

• Le femmine adulte depongono le uova nelle cavità del legno non trattato come vecchie gallerie preesistenti, fori di chiodi, giunzioni tra i pezzi o fessure da ritiro.
• Dopo la schiusa le larve cominciano a nutrirsi di cellulosa scavando lunghe e tortuose gallerie: è in questa fase che si producono i danni maggiori. Una volta cresciuti, le tarme del legno si accoppiano depondendo ancora una volta le uova.

Generalmente il tarlo causa danni di modesta entità, cioè tali da non mettere a repentaglio la sicurezza statica di un elemento strutturale, ma una grave infestazione può ugualmente diminuire sensibilmente la sezione resistente di una trave o una capriata: è quindi importante riconoscere i sintomi di un attacco per adottate le contromisure adeguate.

Principali metodi di disinfestazione e protezione dai tarli

I trattamenti antitarlo hanno la duplice funzione di bonificare i manufatti con infestazioni in atto uccidendo gli insetti, le larve e le uova, e successivamente di proteggere il legno da nuovi attacchi creando un ambiente ostile agli insetti xilofagi.

Quali sono i trattamenti antitarlo?

• trattamento con aria calda;
• trattamento con sottrazione dell’ossigeno (anossia);
• trattamento con riscaldamento a microonde;
• trattamento con impregnazione di prodotti biocidi.

Per individuare il trattamento più idoneo occorre tenere conto delle caratteristiche dell’oggetto (forma, dimensioni, stato di conservazione), identificare la specie coinvolta e stimare la gravità dell’infestazione. Il riconoscimento della specie viene generalmente eseguito a vista da personale specializzato, mentre la gravità dell’attacco è rilevabile con apposite indagini diagnostiche preliminari.

Fonte: articolo pubblicato sul sito lavorincasa.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

parassita formiche

Il segreto del fungo che trasforma le formiche in zombi

La modifica del comportamento dell’ospite da parte di un parassita è molto diffusa nel regno animale. Basta pensare al famoso Toxoplasma gondii, un protozoo che rende i topi che infesta attratti dall’orina di gatto, l’ospite definitivo del ciclo di sviluppo. Oppure c’è un verme trematode che costringe le formiche a salire all’alba su un filo d’erba, serrare le mandibole sulla foglia, e aspettare fino al tramonto di essere brucate da un ruminante all’interno del quale riprodursi.

Nelle formiche infette il parassita invade tutto il corpo, comprese le zampe, creando una complessa rete di ife interconnesse. Il fungo cresce anche, in parte nella testa, ma lascia il cervello completamente intatto. Come fa allora a cambiare il comportamento dell’ospite? L’ipotesi dei ricercatori è che l’infestazione produca sostanze chimiche che agiscono sul sistema nervoso della formica a distanza, come i fili di una marionetta.

Come spiega il professor Donato Grasso, etologo dell’Università di Parma specializzato nel comportamento delle formiche, “nel campo del parassitismo l’evoluzione non guarda in faccia a nessuno e ogni punto debole viene sfruttato. Questo vale anche per gli insetti sociali che, nonostante le loro straordinarie capacità, a volte devono soccombere agli attacchi di altri organismi che hanno “imparato” a sfruttarne i talloni d’Achille grazie ad incredibili adattamenti.

Fonte: articolo pubblicato sul sito scienze.fanpage.it – qui è possibile leggere l’articolo originale