processionaria del pino

Le urticanti processionarie

Le processionarie

Si tratta di lepidotteri le cui larve, negli stati più avanzati, sono dotate di ciuffetti di peli urticanti che utilizzano come meccanismo di difesa quando si sentono minacciate, le quali, a contatto con la pelle umana provocano la comparsa di fastidiosi eritemi papulosi accompagnati da rossore, bruciore, forte prurito che può durare anche diversi giorni.
Quando invece i peli, o loro frammenti, vengono a contatto con le mucose degli occhi, del naso o della bocca possono causare congiuntiviti e addirittura gravi lesioni.

Tipologie e specie di questo infestante

In Italia sono due le specie che destano particolare preoccupazione;
una è la Processionaria del Pino che attacca tutte le specie di pino, con una preferenza per il pino nero e il pino silvestre, l’altra è la processionaria delle querce.
Le larve di questi insetti sono delle voracissime defogliatrici, capaci di scheletrizzare l’intera chioma e influenzare negativamente il regolare accrescimento degli alberi. Con i propri fili sericei, le Processionarie dei pini costruiscono nidi disposti sulle parti più soleggiate e alte della zona periferica della chioma,
mentre le Processionarie della quercia li costruiscono attaccati al tronco e ai rami più grossi.

Interventi del disinfestatore

Il disinfestatore è chiamato ad intervenire per fronteggiare infestazioni derivanti da questo insetto; per questo tipo di infestazione è in vigore un decreto di lotta obbligatoria (D.M. 30.10.2007) che prevede l’adozione, nei confronti delle larve, di provvedimenti di tipo meccanico, chimico e microbiologico. Il primo intervento, da effettuarsi con le dovute precauzioni specialmente nei confronti della processionaria del pino, si basa sull’asportazione e successiva bruciatura dei nidi invernali, quando questi contengono ancora le larve mature.
Riguardo al trattamento chimico si possono impiegare prodotti a base di Diflubenzuron o di Spinosad, in occasione della nascita delle larve.
Ultimo, ma non per ordine di importanza, è il provvedimento di tipo microbiologico, basato sull’utilizzo di formulazioni a base di batteri della specie Bacillus thurigiensis da impiegare nei confronti delle giovani larve.

Fonte: articolo pubblicato sul periodico T&C Tecniche e Curiosità a cura di Colkim srl, redatto da Roberto Vatore, Responsabile Tecnico Colkim per la regione Campania.

rodenticidi

Problematiche attuali per la lotta rodenticida mediante anticoagulanti

Problematiche attuali

Da tempo utilizzate nel controllo dei Roditori, le sostanze anticoagulanti sono state oggetto di numerosi studi volti a evidenziarne, oltre l’efficacia, la pericolosità nei confronti di altri animali non bersaglio.
Ne sono scaturite diverse disposizioni ufficiali, tra le quali quella della riduzione delle concentrazioni di p.a. nei formulati disponibili (sottoposti a revisione e nuova registrazione, con vincolo di utilizzo solo da parte di operatori del Pest Control) e quella dell’impiego, ma esclusivamente per un periodo limitato di tempo, oltre che ovviamente l’esigenza di utilizzo ponendo le esche trattate in contenitori chiusi e inaccessibili a estranei.

Le conseguenze per le industrie alimentari

A seguito delle linee guida che riducono a sei settimane l’utilizzo di questi rodenticidi, si è arrivati all’impiego di esche inerti con lo scopo di accertare una eventuale presenza/attività di Roditori, in tal modo aumentando considerevolmente l’attività di monitoraggio, con cadenza almeno settimanale, non potendo porre un’esca inerte e verificarne l’attacco dopo un mese.
Questo comporterà costi aggiuntivi ed eventualmente la necessità di dedicare anche personale interno, opportunamente addestrato alle continue e frequenti ispezioni, per segnalare tempestivamente al PCO l’esigenza di un intervento rodenticida.

Utilizzo in ambienti chiusi

All’interno degli edifici da anni, non è accettabile l’utilizzo di rodenticidi, anche se viene ammesso che in ambienti chiusi non esiste il rischio di intossicare animali non bersaglio, ci si preoccupa per l’eventuale avvelenamento di animali, in questo caso). Ma evidentemente la non accettazione di tale pratica è connessa al rischio di contaminazione di derrate alimentari destinate al consumo umano.
All’interno di edifici si devono impiegare trappole a scatto, mentre poco o per nulla accettate possono essere le tavolette collanti: il tutto per non causare una sofferenza ai roditori catturati.
Ne consegue che pure all’interno si richiede attualmente un controllo assiduo, settimanale, dei punti di monitoraggio e cattura.

Fonte: articolo pubblicato da Luciano Suss, consulente entomologico agroalimentare, all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di novembre 2017

fipronil cos'è

Il caso Fipronil, rafforzare l’autocontrollo contro le frodi alimentari

Fipronil cos’è

Insetticida ad ampio spettro di natura lipofila, agisce a livello del sistema nervoso centrale degli insetti. E’ un veleno a lenta attività, utilizzato come antiparassitario contro pulci, pidocchi in animali domestici e come insetticida su sementi.
Studi per le definizioni degli LMR hanno rilevato che la sostanza se somministrata a galline ovaiole ha come tessuti target il tuorlo d’uovo, il grasso omentale e la pelle.
Ha rivelato una tossicità acuta orale (in animali da esperimento) per via cutanea o inalazione e sono stati osservati fenomeni di neurotossicità nella prole dei ratti, in relazione alla quantità di sostanza ingerita dalle madri.

L’allerta e le reazioni delle Autorità

L’allerta, lanciata il 22 luglio dall’Autorità olandese è emersa ad agosto in tutta la sua gravità, con il ritiro in Germania, Belgio, Olanda di milioni di uova. Sono state necessarie alcune settimane per avere il quadro completo della situazione che ha messo in luce una debolezza del sistema.
I controlli si sono estesi non solo alle uova, ma anche agli ovo-prodotti (compresi i prodotti da forno) carni avicole e mangimi. Ridefinito il rischio della salute per i cittadini esposti, l’attenzione delle autorità si è spostata sulla necessità di coordinare la comunicazione fra gli Stati membri per la prevenzione e gestione delle frodi alimentari.
In conseguenza delle raccomandazioni Comunitarie, il Ministero della Salute ha fatto sapere che sono stati previsti i termini per la notifica delle allerte nel sistema europeo e le modalità di gestione degli animali e delle uova di allevamenti interessati dalla contaminazione.
Infine sono sono stati stabiliti i fattori di concentrazione da applicare per la valutazione di conformità degli ovo-prodotti.

Fonte: articolo pubblicato da Francesca de Vecchi, all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di novembre 2017

come funziona la disinfestazione

Disinfestazione ratti, blatte, formiche… cos’è e come funziona

Come fare per essere certi di non avere insetti i addirittura topi in casa o in giardino senza utilizzare prodotti che possono anche essere pericolosi? Affidarsi ad una ditta di disinfestazione è sempre la soluzione migliore per essere certi al 100 percento di aver debellato a fondo la presenza di formiche, ratti, blatte e scarafaggi vari.

Come funziona realmente la disinfestazione? Le fasi previste sono:

monitoraggio (definizione del problema), con tre sottofasi:studio dell’ambiente con particolare riguardo alla gravità dell’infestazione (“pressione di infestazione”);
-valutazione dei parassiti presenti;
-progetto del piano di lotta e preventivo economico, comprendente l’individuazione delle pratiche di prevenzione atte ad eliminare o diminuire i fattori che favoriscono sviluppo degli infestanti (per esempio pulizie mirate) o a renderne difficile l’accesso (Pest e Rat Proofing).
-intervento di lotta vero e proprio, con tecniche e mezzi adeguati alle necessità
-monitoraggio di controllo per un’attenta verifica dei risultati e certificazione (richiesta dalle norme che regolano i servizi coinvolgenti manipolazione di derrate alimentari; rientra nei protocolli delle norme ISO 9000.

Quindi una volta capito con quali parassiti si ha a che fare, ci sono diversi tipi di lotta. “Lotta mirata” è definito l’intervento volto ad eliminare, o ridurre in modo da renderlo non dannoso, solo l’organismo bersaglio, agendo quindi in maniera non indiscriminata.

“Lotta biologica”, utilizzata da quasi un secolo nell’agricoltura, esclude l’utilizzo dei metodi chimici, favorendo invece metodi che impiegano predatori o parassitoidi specifici e l’uso di trappole. Questo metodo non elimina completamente l’infestante, cosa comunque improbabile anche con altri metodi, ma lo riduce ad una presenza accettabile sia dal punto di vista igienico, sia dal punto di vista economico. Non è applicabile negli ambienti sanitari o nell’industria alimentare dove non può essere tollerata la presenza di alcun insetto.

Fonte: articolo pubblicato sul sito blitzquotidiano.it – qui è possibile leggere l’articolo originale