Allergia agli acari della polvere

Allergia agli acari della polvere

L’allergia agli acari della polvere è una reazione allergica a piccoli insetti che vivono comunemente nella polvere di casa. La sintomatologia è simile a quella della febbre da fieno, con starnuti e muco nasale che cola. Alcuni possono reagire anche con asma, dispnea e respiro affannoso.

Le allergie si verificano quando il sistema immunitario reagisce a una sostanza estranea come polline, peli di animali domestici o acari della polvere. Il sistema immunitario produce proteine note come anticorpi che proteggono da agenti patogeni indesiderati e che potrebbero procurare malessere o causare infezioni.

Nel soggetto allergico, il sistema immunitario produce anticorpi che identificano il particolare allergene come qualcosa di dannoso, anche se a volte non lo è. Quando la persona entra in contatto con l’allergene, il suo sistema immunitario produce una risposta infiammatoria nei suoi passaggi nasali o polmonari. L’esposizione prolungata o regolare all’allergene può causare la cronicizzazione dell’infiammazione in corso.

I seguenti fattori aumentano il rischio di sviluppare un’allergia agli acari della polvere:

• Avere una storia familiare di allergie. Il rischio di sviluppare una sensibilità agli acari della polvere aumenta se i membri della vostra famiglia soffrono di allergie.
• Esposizione agli acari della polvere. L’esposizione da neonati o nella prima infanzia ad alti livelli di acari della polvere può aumentare il rischio.
• Essere un bambino o un giovane adulto. È più probabile che si sviluppi un’allergia agli acari della polvere durante l’infanzia o la prima età adulta.

Anche se è praticamente quasi impossibile eliminare gli acari della polvere dall’ambiente in cui si vive, il primo trattamento a cui ricorrere è quello di ridurre l’esposizione il più possibile. Limitando l’esposizione è possibile ridurre la frequenza e la gravità delle reazioni allergiche.

Fonte: articolo pubblicato sul sito vitadiddonna.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

cimice del letto

Biologia e ruolo patogeno cimice del letto

La cimice del letto – caratteristiche

La cimice del letto è un ectoparassita ematofago temporaneo dell’uomo, che, con il suo apparato boccale di tipo pungente-succhiante, provoca l’insorgenza di dermatiti altamente pruriginose.
Le abitudini notturne di questo insetto, unitamente alla sua tendenza nel cercare uno stretto contatto con superfici ed altri individui della sua specie, lo portano a formare aggregazioni di centinaia o migliaia di individui, costituendo focolai di sviluppo in anfratti e fessure al riparo dalla luce del giorno, nelle immediate vicinanze dei luoghi dove l’uomo sosta nelle ore notturne.


Focolai di infestazione

Le cimici infestano luoghi molto frequentati dall’uomo, come treni, alberghi, navi, fino alle abitazioni private, dove è maggiore la possibilità che persone provenienti da ambienti infestati possano veicolare, inconsapevolmente, tramite i propri vestiti o bagagli, uova vitali o cimici. Lo scambio di materiale usato può determinare lo spostamento di oggetti contaminati in nuovi ambienti, con serio rischio di diffondere l’infestazione.

Ruolo patogeno

Le lesioni cutanee sono provocate dall’azione perforante degli stiletti mandibolari e mascellari sulla cute dell’ospite durante il pasto di sangue. La puntura può dare origine allo sviluppo di una reazione di ipersensibilità, sia di tipo immediato che ritardato, nei confronti di alcune proteine contenute nella saliva dell’infestante.
Le ripetute punture della cimice dei letti determinano nell’ospite l’insorgenza di lesioni eritematopapulose di 2-5 mm di diametro, le quali perdurano per una settimana se non intervengono complicazioni batteriche secondarie dovute al grattamento.
Sono generalmente raggruppate in più sedi, sopratutto nelle aree non coperte da indumenti, come il viso, collo, mani e arti. In luoghi fortemente infestati alcuni soggetti che sostano negli ambienti sede dei focolai di sviluppo possono sviluppare fenomeni allergici di congiuntivite, rinite o asma, causata dagli allergeni volatili provenienti dalle cimici.
Sono molti comuni fenomeni quali irritabilità ed insonnia.

Fonte: Artropodi di interesse dermatologico in ambiente confinato – pubblicazione Prof. Mario Principato – Resp. Scientifico del Centro di Ricerca Urania di Perugia

moria degli insetti

La strana (e rapida) moria degli insetti. Perché spariscono api e farfalle?

Abbiamo tutti sentito le grida di allarme per la diminuzione delle api (sia allevate sia selvatiche) che è stata collegata sia all’utilizzo dei pesticidi con neonicotinoide sia alla recrudescenza di parassiti degli insetti. Ovunque ci siano misure del numero degli insetti, si vede una diminuzione molto marcata. In Germania, negli ultimi decenni, gli insetti volanti, contati in una riserva naturale, sono diminuiti del 75%.
Il calo del numero degli insetti è un campanello d’allarme anche per la nostra catena alimentare perché molto di quello che mangiamo dipende dall’impollinazione, fatta dagli insetti. In più, gli artropodi, che si nutrono di piante ed animali morti, sono degli indispensabili spazzini.

Come quantificare a livello globale l’effetto che, ovviamente, è avvenuto nel corso degli anni ? L’unico modo oggettivo è disporre di misure effettuate allo stesso modo, nello stesso luogo a distanza di anni.
E’ quello che ha fatto Bradford Lister, un biologo che, dagli anni’70, studia gli insetti nella foresta pluviale di Porto Rico. Per essere il più lontano possibile da interferenze umane ha scelto la foresta di El Yunque che è una zona protetta da due secoli, iniziando come riserva reale del re Alfondo XII di Spagna per poi essere trasformata in parco Nazionale dal Presidente Roosevelt.

Le sue prime spedizioni per misurare gli insetti e gli animali insettivori risalgono al ’76, ’77. Quaranta anni dopo è tornato a ripetere le stesse misure e si è immediatamente reso conto che la foresta non era più la stessa. C’erano molti meno uccelli e le farfalle, che lo avevano colpito per la loro abbondanza, erano quasi sparite.
La biomassa raccolta dalle reti è tra il 12 ed il 25% di quella misurata quaranta anni fa, ma il numero degli artropodi di terra è diminuito da un fattore 60, cioè risulta essere meno del 2% di quanto fosse in passato.
Meno insetti e meno ragni e millepiedi significa meno cibo alla base della catena alimentare con conseguenze negative su tutti gli animali che se ne nutrono dagli anfibi, alle lucertole, agli uccelli.

Fonte: articolo pubblicato sul sito impact.startupitalia.eu – qui è possibile leggere l’articolo originale

artropodi presenti nelle case

Tra ragni e insetti abbiamo in casa 
500 specie diverse

Oltre al numero di specie, a sorprendere i ricercatori è stata la quantità complessiva di insetti che vivevano nelle case. Tra le 550 stanze ispezionate, solamente cinque erano del tutto prive di artropodi. Se alcuni di questi si sono adattati per condurre una vita felice accanto agli esseri umani, come i mordilibri, altre specie come le cicaline e le cecidomie non sono che visitatrici di passaggio: insetti che finiscono in casa involontariamente e finiscono per restare intrappolati e morire, commentano gli autori dello studio.

È probabile che nelle nostre case la quantità di insetti sia ancora maggiore, visto che i ricercatori hanno raccolto solamente gli artropodi che vivevano sulle superfici visibili. Come spiega Matt Bertone, entomologo della North Carolina State University, non hanno ispezionato le aree nascoste da muri o da mobilio pesante, né l’interno di guardaroba e armadietti.

Eppure, Bertone ci tiene a sottolinearlo, non dovremmo avere paura di questi insetti che vivono in mezzo a noi. La maggior parte di loro è innocua. Gli insetti infestanti tipici delle case come le blatte, le termiti e le pulci si trovavano solo in poche delle abitazioni ispezionate. Per quanto riguarda quei ragni che si incontrano praticamente in tutte le case, non solo sono innocui ma si mangiano gli insetti sgraditi.

Fonte: articolo pubblicato sul sito nationalgeographic.it. – qui è possibile leggere l’articolo originale

abitudini alimentari ragni

I ragni divorano ogni anno fino a 800 milioni di tonnellate di carne, il doppio dell’uomo

Gli studiosi hanno sviluppato la stima delle prede consumate attraverso un modello matematico che ha tenuto conto dei risultati di molti altri studi, prendendo in esame la distribuzione, il censimento e le abitudini alimentari dei ragni. Dai calcoli è emerso che tutti gli esemplari delle 45 mila specie di ragno note alla scienza, messi assieme avrebbero un peso di ben 25 milioni di tonnellate. Sono così diffusi che in alcune aree possono essercene anche un migliaio per metro quadrato.

A causa del quantitativo enorme di prede divorate ogni anno, che supera anche quello delle balene, stimato in 280-500 milioni di tonnellate, i ragni rappresentano un gruppo chiave per mantenere intatti gli equilibri ecologici, ad esempio impedendo alle popolazioni di artropodi infestanti di proliferare senza controllo. Ciò comporta benefici enormi anche per gli interessi dell’uomo, sebbene gli aracnidi non siano tra gli animali più ‘apprezzati’.

Fonte: articolo pubblicato sul sito scienze.fanpage.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

batteri zanzara tigre

Scoperti tre batteri killer delle zanzare

Tre batteri capaci di uccidere le zanzare tigre, li ha scoperti, analizzando i terreni di mezzo mondo, la squadra coordinata da Giuliano Gasperi del laboratorio di Genetica e genomica degli insetti e Alessandra Albertini del laboratorio di Genetica dei microorganismi del dipartimento di Biologia e biotecnologie dell’università di Pavia.
Le zanzare del genere Aedes, in particolare Aedes aegypti e Aedes albopictus, la zanzara tigre presente anche in Italia sono infatti le responsabili della trasmissione di diversi virus.

Le zanzare del genere Aedes, in particolare Aedes aegypti e Aedes albopictus, la zanzara tigre presente anche in Italia sono infatti le responsabili della trasmissione di diversi virus.

La buona notizia è che, analizzando le popolazioni di batteri presenti nel suolo dell’Italia, ma anche del Camerun, di Cuba, del Kenya, delle Filippine e di molti altri paesi in cui la zanzara tigre è endemica la squadra pavese ha identificato tre nuovi ceppi batterici mai studiati capaci di colpire selettivamente la zanzara tigre nel momento in cui si trova nel momento più delicato del ciclo vitale, nei piccoli depositi di acqua stagnante in cui l’insetto depone le uova e dove si sviluppano le larve.

Ora bisogna testare tutte le proprietà di questi batteri sconosciuti, capirne la specifica attività insetticida per evitare di mettere sul mercato dei bio-insetticidi che, oltre che a colpire la zanzara tigre, possano rivelarsi nocivi per l’uomo o altre specie animale. Sarà importante capire anche quale resistenza al trattamento potrebbero sviluppare le zanzare.

Fonte: articolo pubblicato sul quotidiano online laprovinciapavese.gelocal.it

sistemi di derattizzazione

L’evoluzione della derattizzazione – parte seconda

Monitoraggio aree interne ed esterne

Negli ultimi anni sono stati proposti numerosi dispositivi che permettono di adottare metodologie compensative le quali spaziano dal monitoraggio delle aree (al momento solo interne) attraverso dispositivi elettronici e di immediata comunicazione in caso di cattura dei roditori, sino all’uso di esche virtuose ovvero senza sostanza attiva, all’impiego di trappole più o meno incruente sino all’uso di contenitori trasparenti in modo che anche gli incaricati dei committenti possano verificare, a frequenza settimanale o giornaliera, la cattura del roditore, avvertendo l’operatore professionale per avviare le opportune azioni correttive.

Dove non si applicano le limitazioni

Va considerato che le limitazioni nell’utilizzo di questi rodenticidi non si applicano a quelli che abbiano sostanze attive diverse, come ad esempio l’alfa cloralosio per il quale, fermo l’obbligo di rispettare le indicazioni riportate in etichetta è concesso un utilizzo permanente, avendo un meccanismo di azione che, diversamente dagli anticoagulanti, agisce sul sistema nervoso ed un tempo di degradazione della sostanza attiva di 24-72 ore dopo l’assunzione, aspetto che riduce molto il rischio di contaminazione secondaria sugli animali non bersaglio.

Le stesse norme di buona prassi sull’uso degli anticoagulanti escludono un uso permanente nelle aree esterne agli edifici fa sì che vi siano problemi applicativi per mie industrie alimentari oppure i quegli edifici adibiti alla manipolazione di alimenti. In questi contesti, ove vigono altri standard in materia di sicurezza alimentare (BRC, IFS) viene escluso l’uso di rodenticidi all’interno dei locali e gli operatori professionali basano le procedure di intervento sull’uso di esche permanenti all’esterno, per evitare l’ingresso di roditori.

Fonte: articolo pubblicato da Paolo Guerra Supervisore Tecnico, HPC-OSD Gruppo Ecotech, sulla rivista IgieneAlimenti del mese di marzo 2017

pulce uomo

Biologia e ruolo patogeno pulce dell’uomo

Pulex irritans, pulce dell’uomo – caratteristiche

Pulex irritans è la tipica “pulce dell’uomo” di cui appetisce preferenzialmente il sangue. Si tratta oggi di una specie di minore importanza nelle condizioni di vita attuali, infatti si rinviene raramente nelle abitazioni. La presenza di ratti incide fortemente nella distribuzione di questo parassita.
Una volta insediatasi dentro casa, questa pulce punge l’uomo, appetendo il suo sangue non come ospite alternativo ma come ospite di elezione e può quindi creare notevoli problemi per l’insistenza con cui lo punge.

Ruolo patogeno

Il parassita può essere vettore di numerose malattie, avendo un ruolo importante nella trasmissione del tifo murino causato da Rickettsia tiphy. Questo batterio si sviluppa nelle cellule epiteliali che rivestono la parete intestinale dell’insetto e viene escreto attraverso le feci.
Dopo 12-18 giorni l’infezione causerà la morte della pulce.
Quando la pulce punge l’uomo, il grattamento locale determina la disgregazione delle feci dell’insetto e la conseguente infezione. Insorgono quindi cefalea, malessere generale, brividi, inappetenza, nausea e, dopo un periodo di incubazione di 1-2 settimane, ipertermia.

Fonte: Artropodi di interesse dermatologico in ambiente confinato – pubblicazione Prof. Mario Principato – Resp. Scientifico del Centro di Ricerca Urania di Perugia