zecca dura

Biologia e ruolo patogeno zecca

La zecca dura – caratteristiche

Si definiscono tali quelle zecche munite di scudo dorsale, proprio dei mammiferi, ma anche di molti uccelli e rettili. Si possono considerare i più grandi acari viventi, in quanto le oro dimensioni possono raggiungere quasi i 2 cm.
Sono strettamente ematofaghe e parassiti a tutti gli stadi, con una struttura boccale unica tra tutti gli acari: l’ipostoma, un organo impari e ventrale variamente denticolato.

Ruolo patogeno

Le zecche possono trasmettere malattie causate da virus (encefalite da Flaviviridae), batteri (Bartonella, Borrelia tra gli altri); tra le più frequenti e conosciute ci sono la febbre bottonosa, causata da Rickettsia conorii e la malattia di Lyme (o Eritema cronico migrante), trasmessa all’uomo da Ixodes ricinus.
Sotto il profilo strettamente dermatologico, la specie che più frequentemente aggredisce l’uomo nei boschi, sopratutto nel periodo autunnale, è Ixodes ricinus, mentre la zecca più antropofila e comune nei cani nel periodo estivo è Rhiphicephalus sanguineus, specie che è in grado di penetrare attivamente nelle abitazioni e capace di riprodursi anche in ambiente confinato.
Nel momento della puntura, l’azione dell’ipostoma sulla cute è essenzialmente di tipo traumatico.
Segue un’azione tossica, correlata all’immissione della saliva contenente sostanze anticoagulanti, anestetizzanti ed antinfiammatorie, in grado di depolimerizzare il collagene e di interferire sia sulla reazione immunitaria locale, che sull’emostasi.

Fonte: Artropodi di interesse dermatologico in ambiente confinato – pubblicazione Prof. Mario Principato – Resp. Scientifico del Centro di Ricerca Urania di Perugia

derattizazione topi

L’evoluzione della derattizzazione

Nell’anno 2016 sono state introdotte importanti modifiche nell’ambito dei servizi per il controllo degli infestanti, il cosiddetto Pest Control, in particolare modifiche di operatività nel settore della derattizzazione, introducendo un limite di sei settimane all’utilizzo di formulati rodenticidi anticoagulanti.

Limitazioni sull’uso dei rodenticidi anticoagulanti.

In questo modo da un lato viene superata la derattizzazione tradizionale basata sul ripristino delle esche posizionate all’interno dei contenitori, dall’altro va notato come le aziende professionali di Pest Control incontrino difficoltà nell’adeguare le proprie procedure di intervento alla nuova normativa. Alla luce di quanto emerso e in relazione alla comunicazione con la quale l’Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione (Anid) annuncia un piano di ispezione degli Enti di controllo affinché le disposizioni vengano rispettate rendono improrogabile cambiare l’approccio alla derattizzazione sostituendo i tradizionali metodi basati sulle esche anticoagulanti con nuove metodologie di intervento.

Le norme di buona pratica nell’uso dei rodenticidi anticoagulanti.

Si suggerisce che le grandi aziende le quali usufruiscono dei servizi di società di Pest Control specializzate possano individuare una persona all’interno della struttura che possa coadiuvare ed integrare le attività di derattizzazione, soprattutto in caso di emergenza o durante la distribuzione delle esche rodenticide anticoagulanti.
Questa pratica ha trovato applicazione nell’industria alimentare, laddove standard di sicurezza richiedono un impegno giornaliero o settimanale, stimolando l’introduzione sul mercato del pest control di dispositivi elettronici di rilevamento oppure cattura dei roditori, in grado di segnalare agli addetti la presenza di un infestante, riducendo il numero di ispezioni da parte dell’utente professionale o del committente.

Le buone prassi sull’uso degli anticoagulanti raccomandano un uso delle esche limitato alle cinque settimane anziché sei, con interventi di controllo per eventuali spostamenti o integrazioni delle postazioni all’interno di questa periodo, il tutto lasciato alla discrezionalità dell’operatore professionale, controlli che devono in ogni caso essere almeno settimanali.

Fonte: articolo pubblicato da Paolo Guerra Supervisore Tecnico, HPC-OSD Gruppo Ecotech, sulla rivista IgieneAlimenti del mese di marzo 2017

il monitoraggio degli infestanti

Il monitoraggio degli infestanti

Il monitoraggio degli infestanti è uno degli aspetti fondamentali del pest control moderno. Un buon impianto di monitoraggio consente di limitare al minimo l’impiego dei biocidi, evitando così possibili contaminazioni degli spazi considerati e garantendo il massimo rispetto per l’ambiente in cui viviamo.
Data la molteplicità delle fonti di infestazione è necessario un approccio flessibile alle problematiche, impiegando di volta in volta i migliori strumenti a disposizione.

Nei piani di monitoraggio rientrano roditori, insetti striscianti e volanti.

Per una gestione moderna ed efficace è imprescindibile l’uso di una database per l’archiviazione dei dati di monitoraggio e per elaborare report analitici e grafici degli andamenti, a supporto dell’azienda di Disinfestazione nell’elaborazione di strategie di prevenzione e lotta contro gli insetti e roditori.
Gli attuali protocolli di difesa previsti dalla legislazione e standard internazionali limitano sempre più l’utilizzo di biocidi sia in termini di insetticidi sia di esche rodenticide.
Le azioni che caratterizzano un’azienda di Disinfestazione come professionista del settore riguardano l’utilizzo di presidi di monitoraggio dotati di sensoristica di rilievo e l’impiego, come supporto decisionale, di un database di archiviazione dei dati di monitoraggio.

Fonte: articolo pubblicato sulla rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2017

debellare la zanzara tigre

Ridimensionare popolazione zanzara tigre con maschi fluorescenti

Il progetto della Federico II di Napoli per ridimensionare la popolazione delle zanzare tigre nella zona di Procida: centinaia di esemplari maschi sono stati marcati con una polvere fluorescente e rilasciati; contribuiranno a calcolare la densità della popolazione locale di zanzare per poi pianificare il piano di soppressione con il metodo di “cattura-marcatura-ricattura”
La marcatura servirà a calcolare la densità delle popolazione locale di zanzare per pianificare poi il prossimo esperimento di soppressione.

La tecnica del maschio sterile

La tecnica si mostra molto efficace dal momento che le zanzare femmine non sanno quali siano gli esemplari sterili e quelli potenzialmente fecondi: l’installazione di 101 ovitrappole, con la collaborazione di 80 famiglie procidane, aveva già restituito dati interessanti.
Erano infatti state individuate ed eliminate 84.000 uova e circa 20.000 potenziali zanzare femmine adulte (calcolo effettuato sulla percentuale di schiusa e sul rapporto femmine/maschi).

La collaborazione dei residenti

Tutta l’operazione sarà tenuta sotto-controllo grazie a dieci stazioni climatiche istallate in altrettanti punti dell’isola.
I ricercatori inoltre provvederanno a diffonde un piccolo decalogo ai residenti, in particolare a coloro che dispongono di piccoli orti e giardini dal momento che un’altra fondamentale condizione per la buona riuscita dell’operazione è quella di ridurre gli habitat larvali e in primis i contenitori con acqua.

Fonte: articolo pubblicato sul sito science.closeupengineering.it leggi articolo di riferimento del mese di luglio 2016

chirotteri

I Chirotteri dell’Umbria

Anche loro sono infestanti

Spesso, durante le operazioni di carico e scarico merci, i Chirotteri, conosciuti con il nome comune di Pipistrelli, entrano nelle aziende, diventando un vero e proprio infestante. Questo mammifero è protetto, pertanto deve essere catturato da personale qualificato il quale è in grado di farlo senza arrecargli alcun danno.

Caratteristiche

I chirotteri rappresentano una componente faunistica spesso trascurata, anche a causa di adeguati strumenti conoscitivi, ma di notevole valore conservazionistico, anche per la rarità e l’elevato grado di minaccia di molte specie, oltre a costituire un importante tassello della biodiversità faunistica del nostro paese. Per tutte queste ragioni e non solo, la tutela di questi animali deve essere considerata prioritariamente nelle politiche di protezione che vengono attuate nel territorio regionale umbro.
I Chirotteri rappresentano il secondo ordine più numeroso dopo i roditori e l’unico ordine di Mammiferi in grado di volare attivamente graziea profonde modificazioni strutturali e funzionali che hanno trasformato gli arti anteriori in organi di volo.
Sono conosciute 19 famiglie di Chirotteri, alcune composte da una sola specie altre da più di 300, per un totale di oltre 1240 specie.

Habitat e specie

Si tratta di una specie molto longeva, esistono diversi casi di individui che hanno raggiunto un’età di 30 anni.
Pur essendo, relativamente alla classe di appartenenza, di piccola taglia, presentano un range dimensionale molto ampio: si va dal pipistrello calabrone (Craseonycteris thonglogyai), localizzato in Thailandia e Birmania, con i suoi 29-33 mm di lunghezza testa-tronco, alla Volpe volante maggiore (Pteropus vampyrus), presente in buona parte del Sud-est asiatico, che raggiunge i 1700 mm di apertura alare e 900g di peso.
Le specie presenti nelle zone temperate sono quasi esclusivamente insettivore mentre la dieta di quelle tropicali è più varia, alcune specie sono frugivore, nettarivore o pollinifage, altre si sono specializzate nella caccia di Pesci, Anfibi, Rettili e piccoli Mammiferi.
Alcune specie presenti in centro e sud america sono ematofaghe (Desmodus rotundus, Diaemus youngi e Diphylla ecaudata).

Fonte: Chirotteri dell’Umbria, una pubbliczione edita dalla Regione Umbria in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia.
Autori della ricerca: Cristiano Spilinga, Danilo Russo, Silvia Carletti, Maria Pilar Jiménez Grijalva, Umberto Sergiacomi, Bernardino Ragni