zecca dei piccioni

Biologia e ruolo patogeno zecca dei piccioni

La zecca dei piccioni (Argas Reflexus) – caratteristiche

Si tratta di zecche di forma ovoidale, di circa 0,5 cm di lunghezza, prive dello scudo dorsale e per questa ragione chiamate anche zecche molli.
L’interesse sanitario di questi artropodi è correlato all’infestazione delle abitazioni da parte di tutti gli stadi evolutivi di questa zecca, potenzialmente patogena per l’uomo.
Si tratta di una specie nidicola, che si rinviene sopratutto nelle zone rurali dove sono presenti allevamenti di piccioni, ma si trova anche in aree urbane dove sono soliti sostare i suoi ospiti. E’ attiva sopratutto nelle ore notturne, nutrendosi del sangue dei piccioni che punge sotto le ali.

Ruolo patogeno

La loro puntura avviene generalmente di notte mentre dormiamo e, spesso alla lesione prodotta consegue un coinvolgimento sistemico con ipotermia e linfoadenomegalia. Le manifestazioni cliniche sono differenti a seconda che si tratti di punture di larve, ninfe o aduti.
In generale, adulti e ninfe colpiscono parti scoperte del corpo, causando lesioni isolate eritemato-papulo-nodulari con aspetto crateriforme per perdita di sostanza centrale ed alone eritematoso-periferico, che può raggiungere 1,5 cm di diametro.
Raramente sono causa di orticaria acuta e linfoadenomegalia.

Fonte: Artropodi di interesse dermatologico in ambiente confinato – pubblicazione Prof. Mario Principato – Resp. Scientifico del Centro di Ricerca Urania di Perugia

difesa fitosanitaria

Gestione degli infestanti in agricoltura

Una definizione di disinfestazione

La disinfestazione è l’insieme delle operazioni tendenti all’eliminazione o forte riduzione dei parassiti e dei loro danni, prevedendo interventi che vanno dall’applicazione di prodotti spray in ambiente domestico a veri e propri programmi professionali di gestione e lotta agli infestanti.
Con l’obiettivo di ridurre i rischi per la salute, dal 2009 a oggi la normativa europea ha avviato un processo di revisione dei pesticidi e prodotti fitosanitari assicurando ai prodotti agricoli comunitari un livello di sicurezza più elevato.

Tutela della salute e protezione dell’ambiente, la normativa

In Italia la direttiva europea è stata attuata con il D.Lgs n. 150/2012, strumento che esplicita nel concreto gli obiettivi da raggiungere, le misure da adottare e gli indicatori da considerare per perseguire le finalità della difesa sostenibile.
Nel 2014, l’applicazione della difesa integrata, che prima era facoltativa e sostenuta con misure incentivanti diviene ora obbligatoria per tutte le aziende agricole e riguarda l’applicazione di tecniche di prevenzione e monitoraggio dei parassiti delle piante coltivate, l’utilizzo di mezzi biologici per il loro controllo, il ricorso a pratiche di coltivazione appropriate e l’utilizzo di prodotti che presentino il rischio minore per la salute umana.

Cosa si intende per difesa integrata

L’uso di predatori e parassitoidi è conosciuto sopratutto nell’agricoltura di tipo biologico per la difesa prevalentemente delle piante da frutto e orticole. Fra gli insetti più conosciuti e utilizzati troviamo le coccinelle e i Crisopidi, predatori di afidi e acari.
Questi insetti vengono allevati in modo massivo in veri e propri laboratori industriali dove vengono fornite loro condizioni ottimali di sviluppo, insieme ad interventi di tipo agronomico quali rotazioni, sfalci, potature, diserbo, irrigazioni.
Un’altra tecnica di lotta è quella che prevede l’introduzione di fattori di disturbo per le specie nocive, quali piante-esca che distolgano dalle varietà coltivate oppure l’introduzione di maschi sterili che riducano l’incremento delle specie dannose.

Fonte: articolo pubblicato da Silvia Monguzzi, all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2016

contaminazione alimenti

Contaminazione microbica degli alimenti

Due aspetti di un unico problema

Ogni azienda del settore alimentare deve affrontare due grandi problematiche che sono quelle relative alla disinfezione e alla disinfestazione; per disinfezione si intende la distruzione dei microrganismi patogeni trasmissibili per via alimentare e la riduzione a livelli accettabili di quelli saprofiti, responsabili dello scadimento qualitativo dei prodotti nel tempo.
Per disinfestazione si intende la lotta contro tutti quegli organismi (artropodi e animali in genere) che possono essere vettori di patologie o causare danni alle attività e ambienti del settore alimentare, cibandosi delle derrate o lasciandovi deiezioni e spoglie.

Quali possono essere le conseguenze della presenza di infestanti nelle derrate alimentari

Si tratta di operazioni fondamentali nella filiera alimentare che richiedono procedure specifiche e mirate, entrambe con lo scopo di ottenere prodotti alimentari sicuri e di buona qualità.
La presenza nelle derrate alimentari di artropodi e dei loro escrementi, oltre ad essere un sicuro segno di condizioni igieniche inadeguate può risultare nocivo alla salute. I danni arrecati possono essere di tipo diverso, dai disturbi allergici per contatto, inalazione e ingestione alla trasmissione di agenti patogeni come batteri, funghi, virus.

Rimedi preventivi

A livello preventivo è necessaria una costante e corretta manutenzione delle strutture adibite alla conservazione di queste derrate per assicurare che non si creino crepe attraverso i muri, le finestre, i pavimenti, le tubazioni che facilitino l’accesso agli animali infestanti.
Nel caso di un accesso accidentale le materie prime e le derrate alimentari devono essere protette in modo che gli infestanti non possano in alcun modo arrivare a contatto con esse e cibarsene; ciò riguarda anche scarti di lavorazione e rifiuti, che devono essere rimossi dalla zona di produzione con elevata frequenza mediante operazioni di pulizia e sanificazione evitando che questi scarti attirino infestanti potenzialmente responsabili di una successiva contaminazione microbica.

Fonte: articolo pubblicato da Gabriella Rondinini (Dipartimento di Scienze degli alimenti – Università di Udine), all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2016

uso sostenibile dei pesticidi

Uso sostenibile dei pesticidi: riferimenti della norma UNI EN 16636:2015

L’impiego dei pesticidi in senso lato rappresenta tutt’oggi una pratica diffusa per il controllo di numerosi infestanti, in ambito civile, industriale e zootecnico (zanare, mosche, blatte) oltre che in ambito fitosanitario extra-agricolo (afidi, cocciniglie, bruco americano, etc.)

Cosa dice la UNI EN 16636:2015

Genericamente la norma UNI EN 16636:2015 “Servizi di gestione e controllo delle infestazioni (pest management) – Requisiti e competenze”, quale standard volontario di riferimento per il mondo del Pest Management europeo, li definisce come prodotti per la protezione delle piante o biocidi impiegati per il controllo di altri parassiti, rimandando ai relativi regolamenti europei che ne disciplinano l’immissione sul mercato comunitario.

Un uso sostenibile dei biocidi

Nell’ambito dell’impresa di disinfestazione o del “Fornitore Profesionale di servizi di Pest Management” (secondo la normativa UNI EN 16636:2015), il prodotto fitosanitario trova applicazione nella protezione delle piante da avversità – insetti, funghi, batteri – (per es. aree verdi pubbliche e private,giardini, alberature ecc.) e per il trattamento di alcune derrate alimentari in fase di post-raccolta.
Il percorso istituzionale per l’individuazione di un’autorizzazione per il professionista abilitato all’uso di prodotti biocidi ha come sbocco finale la definizione della figura professionale dell’operatore della Disinfestazione e Derattizzazione (“Trained Professional”), prevista nella normativa di riferimento ma non ancora presente.

Uso dei pesticidi sotto controllo

Nella scelta dei pesticidi devono essere presi in considerazione aspetti legati a efficienza, efficacia, impatto ambientale e benessere umano ed animale.
Nella scelta del pesticida chimico è consigliabile anche valutare prodotti analoghi che presentino elementi meno impattanti sull’ambiente e sulla salute a parità di scopo di applicazione. Per quanto riguarda i biocidi non esistono norme nazionali che vietino in senso assoluto l’uso di prodotti con specifici additivi, anche in funzione della disponibilità sul mercato.
Alcune disposizioni locali (ordinanze comunali ad esempio) indicano chiaramente l’esclusione di taluni prodotti, con il disappunto di operatori professionisti della Disinfestazione che, forti di competenza e formazione specifica e dimostrabile, potrebbero comunque garantire l’applicazione di questi pesticidi con rischi ridotti per l’ambiente e la salute delle persone.

Fonte: articolo pubblicato da Francesco Fiorente (Consulente in Pest Management), all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2017

acaro del tarlo

Biologia e ruolo patogeno acaro del tarlo

Acaro del tarlo del legno (Pyemotes Ventricosus) – caratteristiche

Si tratta di un acaro prostigmato, frequentemente parassita delle larve del tarlo dei mobili; il suo interesse dermatologico si collega alla diffusione di questi acari negli ambienti domestici nel periodo primaverile-estivo, quando le femmine di Pyemotes, appena partorite, fuoriescono dale gallerie scavate dai tarli all’interno dei mobili e si muovono sulla loro superficie, contaminando eventuali vestiti o biancheria in stretto contatto con il legno tarlato.

Ruolo patogeno

Nella frenetica ricerca di cibo, gli acari Pyemotes appena partoriti e fuoriusciti dale gallerie scavate dai tarli incontrano l’uomo e lo pungono ripetutamente; sono attratti dall’anidride carbonica emessa dal nostro corpo, cercando di paralizzarci come fossimo una larva di tarlo. Il Pyemotes non possiede occhi ma un sistema sensoriale molto sensibile a stimoli chimici e olfattivi.
Le sue minuscole dimensioni lo rendono capace di attraversare i tessuti e muoversi velocemente sulla nostra pelle. E’ una caratteristica di questo acaro pungere ripetutamente la stessa zona, spesso producendo delle lesioni ravvicinate a disposizione lineare.
Quasi mai vengono colpiti gli arti inferiori (mai dal ginocchio in giù), le mani e il capo.

Fonte: Artropodi di interesse dermatologico in ambiente confinato – pubblicazione Prof. Mario Principato – Resp. Scientifico del Centro di Ricerca Urania di Perugia

insetti come cibo

Gli insetti saranno il cibo del futuro?

Racconti di esperienze culinarie

Nei paesi asiatici da tempo gli insetti fanno parte della dieta alimentare, in occasione di un Congresso mondiale sulla difesa antiparassitaria nelle industrie alimentari, tra i vari manicaretti offerti vi erano larve di ditteri in salsa, non riconoscibili come tali ma assolutamente commestibili.
La Thailandia è famosa per il consumo di insetti cucinati in vario modo, tra cui anche cavallette fritte in olio di cocco, con gusto simile a quello delle patatine fritte e larve di lepidotteri viventi nei bamboo, facilmente reperibili nei mercati all’aperto in vendita.

In Occidente sarebbe possibile accettare di mangiare insetti?

Le ragioni che porterebbero a farlo sono numerose, tra cui la più importante è quella legata all’aumento della popolazione mondiale; entro il 2050 potremmo ritrovarci in 9 miliardi di persone da sfamare, il consumo di insetti potrebbe rappresentare una potenziale soluzione per combattere la carenza di cibo sul pianeta.
Dal punto di vista ambientale gli insetti presentano un’altissima efficienza di conversione nutrizionale, essendo animali a sangue freddo non usano energia per mantenere la temperatura corporea e questo gli permette di convertire 2 kg di cibo in 1 kg di massa, laddove un bovino necessita di 8 kg di cibo per produrre l’aumento di 1 kg di peso corporeo.

Una fonte nutrizionale di alta qualità

– il tenore in proteine è molto alto (può superare il 60%); queste sono molto digeribili e di alto valore biologico e possono rappresentare un potenziale candidato per fornire proteine animali in alternativa alle carni tradizionali
– sono in grado di fornire tutti gli amminoacidi essenziali nel rapporto raccomandato (sono quindi adatti ad essere consumati da persone di qualsiasi fasce di età)
– la composizione in acidi grassi e polinsaturi rispetta il rapporto raccomandato
– rappresentano un valida fonte di fibra grazie all’elevato contenuto in chitina
– possiedono un alto contenuto in vitamine e minerali

L’apertura del mercato europeo

Le normative europee sul consumo di insetti per uso alimentare sono chiaramente restrittive; esse rispecchiano l’attuale atteggiamento di poca attenzione e incertezza dei paesi industrializzati nel considerare questi organismi quali risorse alimentari.
Gli insetti rientrano nella definizione di “Novel Food” – Regolamento (CE) 258/97 – ovvero di quei prodotti e sostanze alimentari per i quali non è dimostrabile un consumo significativo all’interno dell’UE prima del maggio 1997 e che quindi non possono essere né lavorati né commercializzati senza autorizzazione.
Il nuovo regolamento che entrerà in vigore dal 01 gennaio 2018, renderà più efficienti le procedure di autorizzazione dei Novel Food, mantenendo allo stesso tempo un elevato livello di sicurezza alimentare per i consumatori, eliminando eventuali ostacoli commerciali.

Fonte: articolo pubblicato da Davide Di Domenico (Libero professionista, Melivora Pest management and consulting) e Luciano Suss (Già Professore ordinario di Entomologia agraria, Univeristà degli Studi di Milano), all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2017

allontanamento cimici dei letti

Cimici dei letti, l’efficacia del trattamento ad alte temperature

Trattamento disinfestante ad alte temperature

La presenza di questo infestante è prettamente legata ai luoghi di ricovero come hotel, bed and breakfast, ostelli, dove l’insetto viene spesso veicolato dall’uomo e dalle sue suppellettili.
Fra gli interventi di lotta, prevalgono le disinfestazioni ripetute con insetticidi oppure quelle attuate con strumenti che emettono vapore saturo ad alte temperature, distribuito dall’operatore direttamente a contatto dei luoghi di nidificazione dell’ematofago.

Procedimento di disinfestazione

La disinfestazione con elevate temperature va affidata a personale competente.
Le alte temperature inducono alla morte gli infestanti per disidratazione con alterazioni irreversibili della porzione lipidica a livello di cuticola.

Osservazioni empiriche sull’efficacia del trattamento

L’effettuazione della disinfestazione con questo metodo permette di aver ragione di tutti gli stadi evolutivi, comprese le uova.

Fonte: articolo pubblicato da P.Guerra (Supervisore Tecnico HPC-OSD Srl di Campomagliano, Modena) e P.Radeghieri (Dipartimento di Scienze Agrarie Università degli Studi di Bologna), all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2016

vespa velutina

Vespa velutina, una minaccia emergente

Un temibile predatore

La Vespa Velutina è un insetto predatore la cui dieta è costituita in gran parte da api e, per questo, rappresenta una minaccia seria ed emergente per l’apicoltura e l’equilibrio ambientale in generale.
In Italia la presenza di questo imenottero è stata confermata in Piemonte, nelle province di Cuneo e Alessandria, in Liguria, nella riviera di Ponente e nelle province di Imperia e Savona.
La rapidità di espansione è dovuta probabilmente al trasporto passivo delle regine svernanti che si rifugiano in materiali di varia tipologia per trascorrere il periodo invernale.

Descrizione e ciclo biologico

Imenottero del genere Vespa, comprende le vespe sociali di maggiori dimensioni situate ai vertici della catena alimentare, predatore invasivo e molesto; come per tutte le vespe il veleno contenuto nel suo pungiglione può essere pericoloso anche per l’uomo. La fondazione del nido è solitaria nelle specie a distribuzione temperata.
Dall’uovo fuoriescono le larve che attraverso 5 stadi mutano in pupa: in questo stadio l’insetto non si nutre ed è interessato da profondi rimaneggiamenti nella morfologia e anatomia larvale.
Considerata la pericolosità della specie è necessario individuare e distruggere i nidi, così da salvaguardare molti apiari diffusi sul territorio nazionale.

Prevenzione

La prevenzione passa attraverso il monitoraggio, utile sopratutto a sapere come la specie si stia diffondendo sul territorio nazionale; tale informazione deve essere utilizzata sopratutto per intervenire tempestivamente e distruggere le colonie prima che allevino le nuove regine.
La presenza del Calabrone asiatico può essere osservata vicino agli alveari mentre vola davanti alle porticine per catturare le bottinatrici; in alternativa si possono installare nelle vicinanze degli alveari semplici trappole a bottiglia, impiegando della birra come esca, dimostratasi più attrattiva per le vespe rispetto alle api.

Fonte: articolo pubblicato da Giulio Brescia, Ausl Romagna – Settore Igiene Alimenti Ambiente, all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2016

zanzara anofele e malaria

Zanzara anofele e malaria

Lotta integrata alla zanzara anofele

La malaria sul finire dell’800 minacciava numerose parti del nostro paese, i casi erano molto frequenti lungo tutta la costa e i corsi dei principali fiumi. Il problema era grave sopratutto nelle regioni paludose, alla foce del Po, in Maremma, nel Lazio e nella Sardegna occidentale, dove non era possibile sfuggire al morbo.
La malaria è causata da diverse forme di plasmodi che compiono alcune fasi del loro ciclo nel corpo delle zanzare e nei tessuti dell’uomo, passando dall’uno all’altro attraverso le punture.
Il primo esperimento condotto per dimostrare la responsabilità delle zanzare fu la miglioria delle strutture nelle quali vivevano i braccianti nelle zone di Ostia e Paestum.
Sapendo che la zanzara è attiva e punge durante le ore del crepuscolo e serali, venne chiesto ai braccianti di ritirarsi in abitazioni ben protette da apposite zanzariere, con eccellenti risultati.

I primi rimedi contro la malaria

Ora che se ne conoscevano le cause, i medici si fecero carico di una vasta campagna di diagnosi della malattia, in questa fase si iniziò ad utilizzare il chinino e contemporaneamente intere regioni furono bonificate, togliendo così l’habitat all’infestante.
L’inizio della disinfestazione attiva viene fatto risalire al 1939, quando in Sardegna iniziò un massiccio piano di distribuzione di DDT. I risultati furono quelli sperati, non solo in Italia ma in tutta Europa e nel Nord America la malaria fu sradicata nel giro di circa due decenni.

Utilizzo del DDT e sue controindicazioni

Il DDT ha parecchie controindicazioni, vedi il suo elevato tempo di degradazione, i composti derivanti dalla sua decomposizione sono altamente tossici, non solo per l’uomo ma per molti organismi viventi.
Il DDT non può più essere utilizzato in Italia ed in Europa a partire dal 1978, si è tuttavia continuato a produrlo almeno fino al 1997. In alcune aree il suo utilizzo conviene ancora, sia per l’alta residualità del composto che per il suo basso costo.
L’abbandono del DDT è stato tentato in zone dove la malaria rimane endemica: in Sudafrica meno di vent’anni fa nella provincia di Kwazulu i casi di malaria ebbero un’impennata non appena si sospesero i trattamenti.

Fonte: articolo pubblicato da Adriano Castiglioni, disinfestatore professionista, all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2016