toxoplasmosi in gravidanza

Toxoplasmosi in gravidanza: linee guida, rischi e cosa non mangiare

Capire quali sono i rischi della toxoplasmosi in gravidanza

La toxoplasmosi in gravidanza è molto rischiosa per il feto sebbene in altre condizioni sia una malattia di per sè trascurabile. Se viene contratta prima dei 9 mesi non comporta infatti problemi ma se la gestante si ammala nel corso della gravidanza, l’infezione può risultare pericolosa perché non esistono al momento cure definitive.
La trasmissione avviene tramite un parassita del genere Toxoplasma, chiamato Toxoplasma gondii, che vive in alcuni animali. I gatti sono particolarmente a rischio perché spesso si nutrono di roditori che ne sono portatori.

Toxoplasmosi in gravidanza: rischi e conseguenze

La toxoplasmosi tende a non essere riconosciuta perché i sintomi che la caratterizzano non sono facilmente identificabili e si possono confondere con quelli di altre malattie. Inoltre gli effetti più evidenti colpiscono il feto, non la madre, che ne viene infettato tramite il sangue. Il parassita passa infatti attraverso la placenta provocando conseguenze pericolose.
Tra i rischi maggiori si riscontrano:
> aborto
> parto prematuro
> letargia
> malformazioni fetali
> morte fetale
> ritardato sviluppo intrauterino.

Il contagio avviene tramite cibi infetti, soprattutto carne e pesce freschi che possono contenere il parassita trasmettendolo alla madre per via orale. In altri casi sono gli animali domestici a veicolarlo, soprattutto i gatti se si nutrono di roditori. Ecco perché è buona norma cambiare la loro lettiera indossando guanti di protezione.

Purtroppo essendo i sintomi difficilmente identificabili, l’unico modo per capire se si è contratta l’infezione e se si è sviluppata l’immunità è fare degli esami del sangue.

Fonte: articolo pubblicato sul sito foxlife.it.
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parassita cimice dei letti

Vacanze: il vero nemico dei viaggiatori sono le cimici dei letti

Tra gli stereotipi che vedono protagonisti gli italiani in vacanza c’è quello di essere molto critici sul livello di pulizia dei luoghi di villeggiatura.

A confermarlo arriva un’indagine dalla quale si evince che l’86% dei nostri connazionali ritiene che l’igiene e la pulizia siano elementi fondamentali quando si va in vacanza. La pulizia pare arrivare addirittura prima del rapporto qualità/prezzo, driver primario della scelta per poco più del 72% degli intervistati.

Nel dettaglio, tra coloro che mettono la pulizia al primo posto, il 69% ha affermato che la prima cosa che fa entrando in una camera d’albergo è controllare la pulizia di lenzuola e asciugamani, seguito dal 64% che va subito in perlustrazione del bagno per verificarne le condizioni igieniche. Un dato interessante se si considera che, nell’era della digitalizzazione, meno del 20% degli intervistati verifica come prima cosa se vi sia o meno la presenza di un Wi-Fi.

Quasi la metà degli intervistati (48%), con una prevalenza di donne e over 35, dichiara inoltre di controllare che non siano presenti insetti.

Nonostante ciò pare che solo l’11% conosca uno degli infestanti più diffusi e più facili da incontrare quando si viaggia, ovvero le cimici dei letti che invadono le camere d’albergo e amano attaccarsi alle nostre valigie, diventando uno sgradevole souvenir al ritorno dalle vacanze.
Note anche come “pulci del viaggiatore”, la diffusione di questi parassiti è un fenomeno relativamente recente e strettamente legato all’aumento dei viaggi internazionali. Infatti, la loro presenza non è riconducibile a motivi igienici come si potrebbe erroneamente desumere.

Fonte: articolo pubblicato sul sito meteoweb.eu – qui è possibile leggere l’articolo originale

Pipistrelli per il controllo dei parassiti

Pipistrelli per il controllo dei parassiti

Di Bat box se ne sente parlare durante il periodo estivo, visto che vengono installate nei pressi delle abitazioni con la speranza di attirare i pipistrelli, animali utilissimi nel controllo delle zanzare.

Già, perché i chirotteri si cibano di insetti che cacciano di notte volando sopra i prati o all’interno dei boschi. Grazie all’ecolocalizzazione individuano la preda, solitamente in volo, ma non solo, e la catturano.

Nel mondo esistono 1,3mila specie di chirotteri, il 70% dei quali sono insettivori. In Italia sono 34 le specie autoctone e tutte quante si nutrono di artropodi, che a livello globale è stimato causino perdite all’agricoltura per 470 miliardi di dollari.

In Spagna è stato dimostrato che il pipistrello pigmeo (Pipistrellus pygmaeus) che colonizza Bat box intorno alle risaie protegge le colture dalla piralide del riso (Chilo suppressalis). I chirotteri cacciano anche Chironomus tepperi e C. sylvestris, noti patogeni esotici che causano estese perdite alle piante di riso durante la germinazione delle colture.

In generale, ogni specie di chirottero si alimenta di una cospicua varietà di insetti e altri invertebrati, catturandoli in proporzione alla loro disponibilità nell’ambiente. In caso di sfarfallamenti abbondanti di una specie-preda più gradita, la strategia di alimentazione cambia e ciascun chirottero si può focalizzare sulla sua preda ottimale e preferita.

I pipistrelli possono diventare anche delle sentinelle per l’individuazione di insetti alieni (non autoctoni dei nostri areali). Capita sempre più spesso infatti che attraverso gli scambi commerciali specie provenienti da altri continenti vengano introdotte in Italia causando danni all’agricoltura.

Fonte: articolo pubblicato sul sito agronotizie.imagelinenetwork.com – qui è possibile leggere l’articolo originale