Toxoplasmosi, una patologia alimentare ancora attuale

toxoplasmosi in gravidanza

Toxoplasmosi, una patologia alimentare

La toxoplasmosi è una zoonosi causata da Toxoplasma Gondii, un protozoo parassita che compie il suo ciclo vitale complesso e diverso a seconda dell’ospite solo all’interno delle cellule. E’ un microrganismo che può infettare moltissimi animali, mammiferi, uccelli, rettili,
molluschi e può trasmettersi da un animale all’altro attraverso alimenti infetti.
Teoricamente un gran numero di animali a sangue caldo e non possono essere considerati ospiti intermedi del parassita ed essere veicolo delle cisti tissutali che esso forma.
In pratica però si è riscontrato che il parassita matura frequentemente nel gatto domestico ed in quello selvatico, che sono definiti gli “ospiti” principali. Nell’uomo sano la maggior parte delle infezioni è asintomatica o provoca una debole sintomatologia di tipo influenzale, ma se le difese immunitarie diminuiscono sia per patologie o per terapie, il microrganismo può tornare aggressivo, riprodursi e indurre nuovi danni.
La toxoplasmosi è ad alto rischio nel caso in cui venga contratta in gravidanza: l’infezione può passare attraverso la placenta, provocando in determinate circostanze aborto o malformazioni congenite nel neonato, in particolare al cervello o agli occhi.
Negli animali, Toxoplasma è una importante causa di aborto, sopratutto negli ovini, può essere tenuto sotto controllo con adeguate pratiche di allevamento e vaccinazione.
Dal 2004, negli stati europei è stato riscontrato un aumento dei casi di toxoplasmosi umana e, parallelamente anche in alcune specie animali, cani e gatti ma anche bovini,
suini e piccioni.

Toxoplasmosi e alimenti

Anche se alcuni studi evidenziano come il gatto rivesta un ruolo importante nell’epidemiologia dell’infezione, è ormai accertato che anche numerosi alimenti di origine vegetale e animale svolgono un ruolo rilevante nella diffusione della toxoplasmosi.
Per quanto concerne l’Italia, nell’ultimo decennio le percentuali di positività per Toxoplasmosi sui campioni testati sono state del 44% per i cani, del 22% per i gatti, del 36% per i bovini, del 42% per gli ovini, del 63% peri piccioni e del 3,5% per i conigli.L’uomo può contrarre l’infezione dal consumo di carne cruda o poco cotta infestata dalle cisti del parassita, oppure da alimenti e acqua contaminata da feci di gatto o anche dal contatto delle lettiere di questi animali con il terreno.
Fattori di rischio importanti sono considerate le carni suine (salsicce, insaccati, crudi, frattaglie), caprine e ovine crude o non sufficientemente cotte, meno la carne bovina.
Le forme infestanti di Toxoplasma vengono distrutte da un trattamento al calore i 67-70° per 3-4 minuti a cuore dell’alimento, quindi latte pastorizzato e carni ben cotte sono sicuri per il consumatore.
Anche sottoporre gli alimenti al congelamento può essere efficace purché si arrivi a -15° -18° per almeno 24 ore.

Prevenzione

Allo stato attuale non esiste un vaccino contro la toxoplasmosi: non è possibile garantirne la prevenzione assoluta; esistono una serie di comportamenti e di pratiche che possono ridurre notevolmente il rischio di contrarre questa patologia.
Uno studio europeo conferma che i fattori di rischio principali sono legati all’alimentazione: più di un terzo dei casi sono dovuti all’assunzione di carne cruda o cotta in maniera insufficiente. E’ importante evitare di assaggiare la carne mentre la si prepara e lavare molto bene le mani sotto acqua corrente dopo averla toccata.

Fonte: articolo pubblicato da Gabriella Rondinini, Microbiologa agroalimentare e ambientale, all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2017