batteri zanzara tigre

Scoperti tre batteri killer delle zanzare

Tre batteri capaci di uccidere le zanzare tigre, li ha scoperti, analizzando i terreni di mezzo mondo, la squadra coordinata da Giuliano Gasperi del laboratorio di Genetica e genomica degli insetti e Alessandra Albertini del laboratorio di Genetica dei microorganismi del dipartimento di Biologia e biotecnologie dell’università di Pavia.
Le zanzare del genere Aedes, in particolare Aedes aegypti e Aedes albopictus, la zanzara tigre presente anche in Italia sono infatti le responsabili della trasmissione di diversi virus.

Le zanzare del genere Aedes, in particolare Aedes aegypti e Aedes albopictus, la zanzara tigre presente anche in Italia sono infatti le responsabili della trasmissione di diversi virus.

La buona notizia è che, analizzando le popolazioni di batteri presenti nel suolo dell’Italia, ma anche del Camerun, di Cuba, del Kenya, delle Filippine e di molti altri paesi in cui la zanzara tigre è endemica la squadra pavese ha identificato tre nuovi ceppi batterici mai studiati capaci di colpire selettivamente la zanzara tigre nel momento in cui si trova nel momento più delicato del ciclo vitale, nei piccoli depositi di acqua stagnante in cui l’insetto depone le uova e dove si sviluppano le larve.

Ora bisogna testare tutte le proprietà di questi batteri sconosciuti, capirne la specifica attività insetticida per evitare di mettere sul mercato dei bio-insetticidi che, oltre che a colpire la zanzara tigre, possano rivelarsi nocivi per l’uomo o altre specie animale. Sarà importante capire anche quale resistenza al trattamento potrebbero sviluppare le zanzare.

Fonte: articolo pubblicato sul quotidiano online laprovinciapavese.gelocal.it

sistemi di derattizzazione

L’evoluzione della derattizzazione – parte seconda

Monitoraggio aree interne ed esterne

Negli ultimi anni sono stati proposti numerosi dispositivi che permettono di adottare metodologie compensative le quali spaziano dal monitoraggio delle aree (al momento solo interne) attraverso dispositivi elettronici e di immediata comunicazione in caso di cattura dei roditori, sino all’uso di esche virtuose ovvero senza sostanza attiva, all’impiego di trappole più o meno incruente sino all’uso di contenitori trasparenti in modo che anche gli incaricati dei committenti possano verificare, a frequenza settimanale o giornaliera, la cattura del roditore, avvertendo l’operatore professionale per avviare le opportune azioni correttive.

Dove non si applicano le limitazioni

Va considerato che le limitazioni nell’utilizzo di questi rodenticidi non si applicano a quelli che abbiano sostanze attive diverse, come ad esempio l’alfa cloralosio per il quale, fermo l’obbligo di rispettare le indicazioni riportate in etichetta è concesso un utilizzo permanente, avendo un meccanismo di azione che, diversamente dagli anticoagulanti, agisce sul sistema nervoso ed un tempo di degradazione della sostanza attiva di 24-72 ore dopo l’assunzione, aspetto che riduce molto il rischio di contaminazione secondaria sugli animali non bersaglio.

Le stesse norme di buona prassi sull’uso degli anticoagulanti escludono un uso permanente nelle aree esterne agli edifici fa sì che vi siano problemi applicativi per mie industrie alimentari oppure i quegli edifici adibiti alla manipolazione di alimenti. In questi contesti, ove vigono altri standard in materia di sicurezza alimentare (BRC, IFS) viene escluso l’uso di rodenticidi all’interno dei locali e gli operatori professionali basano le procedure di intervento sull’uso di esche permanenti all’esterno, per evitare l’ingresso di roditori.

Fonte: articolo pubblicato da Paolo Guerra Supervisore Tecnico, HPC-OSD Gruppo Ecotech, sulla rivista IgieneAlimenti del mese di marzo 2017

derattizazione topi

L’evoluzione della derattizzazione

Nell’anno 2016 sono state introdotte importanti modifiche nell’ambito dei servizi per il controllo degli infestanti, il cosiddetto Pest Control, in particolare modifiche di operatività nel settore della derattizzazione, introducendo un limite di sei settimane all’utilizzo di formulati rodenticidi anticoagulanti.

Limitazioni sull’uso dei rodenticidi anticoagulanti.

In questo modo da un lato viene superata la derattizzazione tradizionale basata sul ripristino delle esche posizionate all’interno dei contenitori, dall’altro va notato come le aziende professionali di Pest Control incontrino difficoltà nell’adeguare le proprie procedure di intervento alla nuova normativa. Alla luce di quanto emerso e in relazione alla comunicazione con la quale l’Associazione Nazionale delle Imprese di Disinfestazione (Anid) annuncia un piano di ispezione degli Enti di controllo affinché le disposizioni vengano rispettate rendono improrogabile cambiare l’approccio alla derattizzazione sostituendo i tradizionali metodi basati sulle esche anticoagulanti con nuove metodologie di intervento.

Le norme di buona pratica nell’uso dei rodenticidi anticoagulanti.

Si suggerisce che le grandi aziende le quali usufruiscono dei servizi di società di Pest Control specializzate possano individuare una persona all’interno della struttura che possa coadiuvare ed integrare le attività di derattizzazione, soprattutto in caso di emergenza o durante la distribuzione delle esche rodenticide anticoagulanti.
Questa pratica ha trovato applicazione nell’industria alimentare, laddove standard di sicurezza richiedono un impegno giornaliero o settimanale, stimolando l’introduzione sul mercato del pest control di dispositivi elettronici di rilevamento oppure cattura dei roditori, in grado di segnalare agli addetti la presenza di un infestante, riducendo il numero di ispezioni da parte dell’utente professionale o del committente.

Le buone prassi sull’uso degli anticoagulanti raccomandano un uso delle esche limitato alle cinque settimane anziché sei, con interventi di controllo per eventuali spostamenti o integrazioni delle postazioni all’interno di questa periodo, il tutto lasciato alla discrezionalità dell’operatore professionale, controlli che devono in ogni caso essere almeno settimanali.

Fonte: articolo pubblicato da Paolo Guerra Supervisore Tecnico, HPC-OSD Gruppo Ecotech, sulla rivista IgieneAlimenti del mese di marzo 2017

il monitoraggio degli infestanti

Il monitoraggio degli infestanti

Il monitoraggio degli infestanti è uno degli aspetti fondamentali del pest control moderno. Un buon impianto di monitoraggio consente di limitare al minimo l’impiego dei biocidi, evitando così possibili contaminazioni degli spazi considerati e garantendo il massimo rispetto per l’ambiente in cui viviamo.
Data la molteplicità delle fonti di infestazione è necessario un approccio flessibile alle problematiche, impiegando di volta in volta i migliori strumenti a disposizione.

Nei piani di monitoraggio rientrano roditori, insetti striscianti e volanti.

Per una gestione moderna ed efficace è imprescindibile l’uso di una database per l’archiviazione dei dati di monitoraggio e per elaborare report analitici e grafici degli andamenti, a supporto dell’azienda di Disinfestazione nell’elaborazione di strategie di prevenzione e lotta contro gli insetti e roditori.
Gli attuali protocolli di difesa previsti dalla legislazione e standard internazionali limitano sempre più l’utilizzo di biocidi sia in termini di insetticidi sia di esche rodenticide.
Le azioni che caratterizzano un’azienda di Disinfestazione come professionista del settore riguardano l’utilizzo di presidi di monitoraggio dotati di sensoristica di rilievo e l’impiego, come supporto decisionale, di un database di archiviazione dei dati di monitoraggio.

Fonte: articolo pubblicato sulla rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2017

debellare la zanzara tigre

Ridimensionare popolazione zanzara tigre con maschi fluorescenti

Il progetto della Federico II di Napoli per ridimensionare la popolazione delle zanzare tigre nella zona di Procida: centinaia di esemplari maschi sono stati marcati con una polvere fluorescente e rilasciati; contribuiranno a calcolare la densità della popolazione locale di zanzare per poi pianificare il piano di soppressione con il metodo di “cattura-marcatura-ricattura”
La marcatura servirà a calcolare la densità delle popolazione locale di zanzare per pianificare poi il prossimo esperimento di soppressione.

La tecnica del maschio sterile

La tecnica si mostra molto efficace dal momento che le zanzare femmine non sanno quali siano gli esemplari sterili e quelli potenzialmente fecondi: l’installazione di 101 ovitrappole, con la collaborazione di 80 famiglie procidane, aveva già restituito dati interessanti.
Erano infatti state individuate ed eliminate 84.000 uova e circa 20.000 potenziali zanzare femmine adulte (calcolo effettuato sulla percentuale di schiusa e sul rapporto femmine/maschi).

La collaborazione dei residenti

Tutta l’operazione sarà tenuta sotto-controllo grazie a dieci stazioni climatiche istallate in altrettanti punti dell’isola.
I ricercatori inoltre provvederanno a diffonde un piccolo decalogo ai residenti, in particolare a coloro che dispongono di piccoli orti e giardini dal momento che un’altra fondamentale condizione per la buona riuscita dell’operazione è quella di ridurre gli habitat larvali e in primis i contenitori con acqua.

Fonte: articolo pubblicato sul sito science.closeupengineering.it leggi articolo di riferimento del mese di luglio 2016

chirotteri

I Chirotteri dell’Umbria

Anche loro sono infestanti

Spesso, durante le operazioni di carico e scarico merci, i Chirotteri, conosciuti con il nome comune di Pipistrelli, entrano nelle aziende, diventando un vero e proprio infestante. Questo mammifero è protetto, pertanto deve essere catturato da personale qualificato il quale è in grado di farlo senza arrecargli alcun danno.

Caratteristiche

I chirotteri rappresentano una componente faunistica spesso trascurata, anche a causa di adeguati strumenti conoscitivi, ma di notevole valore conservazionistico, anche per la rarità e l’elevato grado di minaccia di molte specie, oltre a costituire un importante tassello della biodiversità faunistica del nostro paese. Per tutte queste ragioni e non solo, la tutela di questi animali deve essere considerata prioritariamente nelle politiche di protezione che vengono attuate nel territorio regionale umbro.
I Chirotteri rappresentano il secondo ordine più numeroso dopo i roditori e l’unico ordine di Mammiferi in grado di volare attivamente graziea profonde modificazioni strutturali e funzionali che hanno trasformato gli arti anteriori in organi di volo.
Sono conosciute 19 famiglie di Chirotteri, alcune composte da una sola specie altre da più di 300, per un totale di oltre 1240 specie.

Habitat e specie

Si tratta di una specie molto longeva, esistono diversi casi di individui che hanno raggiunto un’età di 30 anni.
Pur essendo, relativamente alla classe di appartenenza, di piccola taglia, presentano un range dimensionale molto ampio: si va dal pipistrello calabrone (Craseonycteris thonglogyai), localizzato in Thailandia e Birmania, con i suoi 29-33 mm di lunghezza testa-tronco, alla Volpe volante maggiore (Pteropus vampyrus), presente in buona parte del Sud-est asiatico, che raggiunge i 1700 mm di apertura alare e 900g di peso.
Le specie presenti nelle zone temperate sono quasi esclusivamente insettivore mentre la dieta di quelle tropicali è più varia, alcune specie sono frugivore, nettarivore o pollinifage, altre si sono specializzate nella caccia di Pesci, Anfibi, Rettili e piccoli Mammiferi.
Alcune specie presenti in centro e sud america sono ematofaghe (Desmodus rotundus, Diaemus youngi e Diphylla ecaudata).

Fonte: Chirotteri dell’Umbria, una pubbliczione edita dalla Regione Umbria in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia.
Autori della ricerca: Cristiano Spilinga, Danilo Russo, Silvia Carletti, Maria Pilar Jiménez Grijalva, Umberto Sergiacomi, Bernardino Ragni

difesa fitosanitaria

Gestione degli infestanti in agricoltura

Una definizione di disinfestazione

La disinfestazione è l’insieme delle operazioni tendenti all’eliminazione o forte riduzione dei parassiti e dei loro danni, prevedendo interventi che vanno dall’applicazione di prodotti spray in ambiente domestico a veri e propri programmi professionali di gestione e lotta agli infestanti.
Con l’obiettivo di ridurre i rischi per la salute, dal 2009 a oggi la normativa europea ha avviato un processo di revisione dei pesticidi e prodotti fitosanitari assicurando ai prodotti agricoli comunitari un livello di sicurezza più elevato.

Tutela della salute e protezione dell’ambiente, la normativa

In Italia la direttiva europea è stata attuata con il D.Lgs n. 150/2012, strumento che esplicita nel concreto gli obiettivi da raggiungere, le misure da adottare e gli indicatori da considerare per perseguire le finalità della difesa sostenibile.
Nel 2014, l’applicazione della difesa integrata, che prima era facoltativa e sostenuta con misure incentivanti diviene ora obbligatoria per tutte le aziende agricole e riguarda l’applicazione di tecniche di prevenzione e monitoraggio dei parassiti delle piante coltivate, l’utilizzo di mezzi biologici per il loro controllo, il ricorso a pratiche di coltivazione appropriate e l’utilizzo di prodotti che presentino il rischio minore per la salute umana.

Cosa si intende per difesa integrata

L’uso di predatori e parassitoidi è conosciuto sopratutto nell’agricoltura di tipo biologico per la difesa prevalentemente delle piante da frutto e orticole. Fra gli insetti più conosciuti e utilizzati troviamo le coccinelle e i Crisopidi, predatori di afidi e acari.
Questi insetti vengono allevati in modo massivo in veri e propri laboratori industriali dove vengono fornite loro condizioni ottimali di sviluppo, insieme ad interventi di tipo agronomico quali rotazioni, sfalci, potature, diserbo, irrigazioni.
Un’altra tecnica di lotta è quella che prevede l’introduzione di fattori di disturbo per le specie nocive, quali piante-esca che distolgano dalle varietà coltivate oppure l’introduzione di maschi sterili che riducano l’incremento delle specie dannose.

Fonte: articolo pubblicato da Silvia Monguzzi, all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2016

contaminazione alimenti

Contaminazione microbica degli alimenti

Due aspetti di un unico problema

Ogni azienda del settore alimentare deve affrontare due grandi problematiche che sono quelle relative alla disinfezione e alla disinfestazione; per disinfezione si intende la distruzione dei microrganismi patogeni trasmissibili per via alimentare e la riduzione a livelli accettabili di quelli saprofiti, responsabili dello scadimento qualitativo dei prodotti nel tempo.
Per disinfestazione si intende la lotta contro tutti quegli organismi (artropodi e animali in genere) che possono essere vettori di patologie o causare danni alle attività e ambienti del settore alimentare, cibandosi delle derrate o lasciandovi deiezioni e spoglie.

Quali possono essere le conseguenze della presenza di infestanti nelle derrate alimentari

Si tratta di operazioni fondamentali nella filiera alimentare che richiedono procedure specifiche e mirate, entrambe con lo scopo di ottenere prodotti alimentari sicuri e di buona qualità.
La presenza nelle derrate alimentari di artropodi e dei loro escrementi, oltre ad essere un sicuro segno di condizioni igieniche inadeguate può risultare nocivo alla salute. I danni arrecati possono essere di tipo diverso, dai disturbi allergici per contatto, inalazione e ingestione alla trasmissione di agenti patogeni come batteri, funghi, virus.

Rimedi preventivi

A livello preventivo è necessaria una costante e corretta manutenzione delle strutture adibite alla conservazione di queste derrate per assicurare che non si creino crepe attraverso i muri, le finestre, i pavimenti, le tubazioni che facilitino l’accesso agli animali infestanti.
Nel caso di un accesso accidentale le materie prime e le derrate alimentari devono essere protette in modo che gli infestanti non possano in alcun modo arrivare a contatto con esse e cibarsene; ciò riguarda anche scarti di lavorazione e rifiuti, che devono essere rimossi dalla zona di produzione con elevata frequenza mediante operazioni di pulizia e sanificazione evitando che questi scarti attirino infestanti potenzialmente responsabili di una successiva contaminazione microbica.

Fonte: articolo pubblicato da Gabriella Rondinini (Dipartimento di Scienze degli alimenti – Università di Udine), all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2016

uso sostenibile dei pesticidi

Uso sostenibile dei pesticidi: riferimenti della norma UNI EN 16636:2015

L’impiego dei pesticidi in senso lato rappresenta tutt’oggi una pratica diffusa per il controllo di numerosi infestanti, in ambito civile, industriale e zootecnico (zanare, mosche, blatte) oltre che in ambito fitosanitario extra-agricolo (afidi, cocciniglie, bruco americano, etc.)

Cosa dice la UNI EN 16636:2015

Genericamente la norma UNI EN 16636:2015 “Servizi di gestione e controllo delle infestazioni (pest management) – Requisiti e competenze”, quale standard volontario di riferimento per il mondo del Pest Management europeo, li definisce come prodotti per la protezione delle piante o biocidi impiegati per il controllo di altri parassiti, rimandando ai relativi regolamenti europei che ne disciplinano l’immissione sul mercato comunitario.

Un uso sostenibile dei biocidi

Nell’ambito dell’impresa di disinfestazione o del “Fornitore Profesionale di servizi di Pest Management” (secondo la normativa UNI EN 16636:2015), il prodotto fitosanitario trova applicazione nella protezione delle piante da avversità – insetti, funghi, batteri – (per es. aree verdi pubbliche e private,giardini, alberature ecc.) e per il trattamento di alcune derrate alimentari in fase di post-raccolta.
Il percorso istituzionale per l’individuazione di un’autorizzazione per il professionista abilitato all’uso di prodotti biocidi ha come sbocco finale la definizione della figura professionale dell’operatore della Disinfestazione e Derattizzazione (“Trained Professional”), prevista nella normativa di riferimento ma non ancora presente.

Uso dei pesticidi sotto controllo

Nella scelta dei pesticidi devono essere presi in considerazione aspetti legati a efficienza, efficacia, impatto ambientale e benessere umano ed animale.
Nella scelta del pesticida chimico è consigliabile anche valutare prodotti analoghi che presentino elementi meno impattanti sull’ambiente e sulla salute a parità di scopo di applicazione. Per quanto riguarda i biocidi non esistono norme nazionali che vietino in senso assoluto l’uso di prodotti con specifici additivi, anche in funzione della disponibilità sul mercato.
Alcune disposizioni locali (ordinanze comunali ad esempio) indicano chiaramente l’esclusione di taluni prodotti, con il disappunto di operatori professionisti della Disinfestazione che, forti di competenza e formazione specifica e dimostrabile, potrebbero comunque garantire l’applicazione di questi pesticidi con rischi ridotti per l’ambiente e la salute delle persone.

Fonte: articolo pubblicato da Francesco Fiorente (Consulente in Pest Management), all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2017

insetti come cibo

Gli insetti saranno il cibo del futuro?

Racconti di esperienze culinarie

Nei paesi asiatici da tempo gli insetti fanno parte della dieta alimentare, in occasione di un Congresso mondiale sulla difesa antiparassitaria nelle industrie alimentari, tra i vari manicaretti offerti vi erano larve di ditteri in salsa, non riconoscibili come tali ma assolutamente commestibili.
La Thailandia è famosa per il consumo di insetti cucinati in vario modo, tra cui anche cavallette fritte in olio di cocco, con gusto simile a quello delle patatine fritte e larve di lepidotteri viventi nei bamboo, facilmente reperibili nei mercati all’aperto in vendita.

In Occidente sarebbe possibile accettare di mangiare insetti?

Le ragioni che porterebbero a farlo sono numerose, tra cui la più importante è quella legata all’aumento della popolazione mondiale; entro il 2050 potremmo ritrovarci in 9 miliardi di persone da sfamare, il consumo di insetti potrebbe rappresentare una potenziale soluzione per combattere la carenza di cibo sul pianeta.
Dal punto di vista ambientale gli insetti presentano un’altissima efficienza di conversione nutrizionale, essendo animali a sangue freddo non usano energia per mantenere la temperatura corporea e questo gli permette di convertire 2 kg di cibo in 1 kg di massa, laddove un bovino necessita di 8 kg di cibo per produrre l’aumento di 1 kg di peso corporeo.

Una fonte nutrizionale di alta qualità

– il tenore in proteine è molto alto (può superare il 60%); queste sono molto digeribili e di alto valore biologico e possono rappresentare un potenziale candidato per fornire proteine animali in alternativa alle carni tradizionali
– sono in grado di fornire tutti gli amminoacidi essenziali nel rapporto raccomandato (sono quindi adatti ad essere consumati da persone di qualsiasi fasce di età)
– la composizione in acidi grassi e polinsaturi rispetta il rapporto raccomandato
– rappresentano un valida fonte di fibra grazie all’elevato contenuto in chitina
– possiedono un alto contenuto in vitamine e minerali

L’apertura del mercato europeo

Le normative europee sul consumo di insetti per uso alimentare sono chiaramente restrittive; esse rispecchiano l’attuale atteggiamento di poca attenzione e incertezza dei paesi industrializzati nel considerare questi organismi quali risorse alimentari.
Gli insetti rientrano nella definizione di “Novel Food” – Regolamento (CE) 258/97 – ovvero di quei prodotti e sostanze alimentari per i quali non è dimostrabile un consumo significativo all’interno dell’UE prima del maggio 1997 e che quindi non possono essere né lavorati né commercializzati senza autorizzazione.
Il nuovo regolamento che entrerà in vigore dal 01 gennaio 2018, renderà più efficienti le procedure di autorizzazione dei Novel Food, mantenendo allo stesso tempo un elevato livello di sicurezza alimentare per i consumatori, eliminando eventuali ostacoli commerciali.

Fonte: articolo pubblicato da Davide Di Domenico (Libero professionista, Melivora Pest management and consulting) e Luciano Suss (Già Professore ordinario di Entomologia agraria, Univeristà degli Studi di Milano), all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di luglio 2017