virus epatite ratti

Virus dell’epatite mutato? Casi di esseri umani infetti da epatite da ratto

A ottobre, il primo paziente infettato dalla variante di ratto del virus dell’epatite E. Ora c’è un altro caso a Hong Kong. Infettivologi preoccupati. S’intensifichino i controlli igienico-sanitari sulle navi provenienti dal territorio autonomo cinese

I media di mezzo mondo avevano, infatti, rilanciato la notizia di un uomo di 56 anni che era stato contagiato da un “parente molto lontano” della variante umana del virus, come avevano confermato i ricercatori dell’Università di Hong Kong che ne avevano seguito il caso. Ora, un altro paziente sarebbe stato contagiato sempre a Hong Kong. Una circostanza che preoccupa gli infettivologi che temono che il virus sia mutato e possa essere trasmesso più facilmente tra gli animali e gli esseri umani. Colpita dal virus dell’epatite E di ratto, questa volta è una donna di 70 anni che, come il primo paziente, sarebbe immunodepressa e pertanto più facilmente contagiabile.

In realtà gli eventi risalirebbero al maggio 2017, quando i pazienti sono stati ricoverati in ospedale con i sintomi tipici del virus dell’epatite E umana (dolori addominali, perdita di appetito, perdita di peso e mal di testa). Come e dove le persone colpite sono state contagiate non è ancora chiaro. Sebbene entrambi provengano dallo stesso distretto di Hong Kong, tuttavia, i medici escludono una connessione.

Fonte: articolo pubblicato sul sito castedduonline.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

insetti e grilli nel menu

Insetti e grilli nel menu delle feste? 4 italiani su 10 sarebbero disposti

4 italiani su 10 si dimostrano aperti all’assaggio e 7 su 10 credono che un’alimentazione a base di insetti potrebbe avere degli effetti benefici e nutrienti sul nostro organismo.
L’unica preoccupazione per il 73% degli intervistati è per le norme igieniche e sanitarie di produzione di questi alimenti.

Dall’indagine è emerso che oltre il 40% degli italiani ritiene che gli insetti possano essere uno dei cibi del futuro e sono in particolare i giovani tra i 18 e i 34 anni a dimostrare maggiore apertura (49%) contro il 63% degli over 55 che pensa che gli insetti non saranno mai accettati come alimenti in Italia.

Questa disponibilità degli italiani ad accogliere il novel food non è solo teoria, ma si conferma anche nell’assaggio.

Secondo uno studio condotto dalla FAO nel 2013 oltre ad essere ecosostenibile grazie alla facile reperibilità della materia prima, un’alimentazione a base di insetti è anche nutriente e ricca di proteine, grassi buoni, calcio, ferro e zinco e in generale più salubre rispetto a quella ‘tradizionale’.

Nonostante la riconosciuta ecosostenibilità di cibi a base di insetti, secondo il 73% degli italiani la produzione degli stessi richiederebbe maggiori attenzioni in termini di sicurezza alimentare e pratiche igieniche, e il 55% è molto preoccupato dal punto di vista sanitario per le pratiche che possano essere utilizzate o meno nella lavorazione degli insetti ad uso alimentare.

In attesa di vedere se davvero scatterà questa rivoluzione nel piatto, il Parlamento Europeo ha introdotto già dallo scorso 1° gennaio 2018 nuove regole per la vendita di nuovi prodotti alimentare, quindi anche degli insetti. Inoltre, la normativa europea si sta evolvendo per restare al passo con i tempi e saper rispondere anche ai dubbi posti dai nuovi trend alimentari.

Fonte: articolo pubblicato sul sito casertaweb.com – qui è possibile leggere l’articolo originale

chiocciole giganti infestanti

Chiocciole giganti tra le specie più infestanti al mondo

La chiocciola gigante è originaria dell’Africa orientale ed è stata introdotta in varie parti del globo tramite scambi commerciali, come fonte alimentare oppure come animale da terrario. E’ stata classificata dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura come una delle 100 peggiori specie invasive al mondo per il suo impatto negativo a livello economico ed ambientale: ha un’elevata capacità riproduttiva e si nutre di numerose specie vegetali differenti, due elementi che ne favoriscono la rapida diffusione.

La chiocciola può entrare in competizione con le specie autoctone e causare consistenti danni agli ecosistemi locali.

Nonostante sia una specie tropicale, può sopravvivere anche in condizioni più fredde, andando in quiescenza per un periodo di tempo massimo di tre anni. E’ prevalentemente crepuscolare, ma può essere attiva nelle ore diurne in giornate particolarmente umide, nuvolose e piovose. La sua presenza può essere indicata da larghe scie di muco in piante ed edifici ed escrementi nastriformi.

Fonte: articolo pubblicato sul sito ilrestodelcarlino.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

trasmissione patogeni zanzara

Saliva di zanzara e trasmissione di patogeni

I ricercatori studiano da anni i meccanismi di trasmissione alla ricerca di un sistema di prevenzione. Anche la saliva di zanzara è in grado di influenzare la risposta dell’organismo all’infezione. Per questa ragione, gli scienziati del Baylor College of Medicine di Houston, in Texas, hanno analizzato in dettaglio la risposta immunitaria a punture di zanzare non infette, quindi in assenza di trasmissione del patogeno.

Lo studio degli scienziati statunitensi è il primo ad analizzare le risposte dell’organismo su un modello animale “umanizzato”, ossia che presenta le nostre stesse cellule immunitarie. I ricercatori hanno infatti lavorato su una linea di topi immuno-deficienti, prodotti da un altro laboratorio, a cui sono state iniettate cellule staminali ematopoietiche di origine umana. Cellule, cioè, in grado di differenziarsi nei componenti cellulari del nostro sistema immunitario.

Lo studio dei ricercatori del Baylor College of Medicine riporta un’analisi molto accurata degli effetti della saliva della zanzara Aedes aegypti sui livelli di citochine e sulla composizione di cellule immunitarie in alcuni distretti chiave come il midollo osseo. I loro risultati, sebbene non inaspettati, possono fare da base per ulteriori studi sulla risposta alla saliva e a singole proteine salivari, su cui si stanno concentrando ora gli autori. L’obiettivo resta quello di comprendere meglio una serie di meccanismi e verificare in che modo questa conoscenza possa essere utile per agire nella prevenzione e nel trattamento di queste malattie.

Fonte: articolo pubblicato sul sito oggiscienza.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

tarli del legno

Come prevenire i danni da tarli a mobili e strutture in legno

I maggiori fattori di rischio per la conservazione del legno sono l’esposizione alle intemperie e soprattutto all’umidità, con conseguente proliferazione di funghi e muffe, e ovviamente gli attacchi degli insetti xilofagi come tarli del legno o termiti.

Il tarlo è la tipologia di insetti del legno più diffusa in Italia; precisamente, sono le larve di varie specie di coleotteri che si nutrono delle fibre del legno. 

Tra queste riconosciamo:
• i tarli del legno cerambici o capricorni delle case;
• i tarli anobidi o tarli comuni del legno;
• lo Xestobium rufovillosum, detto anche grande tarlo o orologio della morte;
• i lictidi (Lyctus brunneus).

Il ciclo vitale di un tarlo si compone di varie fasi.

• Le femmine adulte depongono le uova nelle cavità del legno non trattato come vecchie gallerie preesistenti, fori di chiodi, giunzioni tra i pezzi o fessure da ritiro.
• Dopo la schiusa le larve cominciano a nutrirsi di cellulosa scavando lunghe e tortuose gallerie: è in questa fase che si producono i danni maggiori. Una volta cresciuti, le tarme del legno si accoppiano depondendo ancora una volta le uova.

Generalmente il tarlo causa danni di modesta entità, cioè tali da non mettere a repentaglio la sicurezza statica di un elemento strutturale, ma una grave infestazione può ugualmente diminuire sensibilmente la sezione resistente di una trave o una capriata: è quindi importante riconoscere i sintomi di un attacco per adottate le contromisure adeguate.

Principali metodi di disinfestazione e protezione dai tarli

I trattamenti antitarlo hanno la duplice funzione di bonificare i manufatti con infestazioni in atto uccidendo gli insetti, le larve e le uova, e successivamente di proteggere il legno da nuovi attacchi creando un ambiente ostile agli insetti xilofagi.

Quali sono i trattamenti antitarlo?

• trattamento con aria calda;
• trattamento con sottrazione dell’ossigeno (anossia);
• trattamento con riscaldamento a microonde;
• trattamento con impregnazione di prodotti biocidi.

Per individuare il trattamento più idoneo occorre tenere conto delle caratteristiche dell’oggetto (forma, dimensioni, stato di conservazione), identificare la specie coinvolta e stimare la gravità dell’infestazione. Il riconoscimento della specie viene generalmente eseguito a vista da personale specializzato, mentre la gravità dell’attacco è rilevabile con apposite indagini diagnostiche preliminari.

Fonte: articolo pubblicato sul sito lavorincasa.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

parassita formiche

Il segreto del fungo che trasforma le formiche in zombi

La modifica del comportamento dell’ospite da parte di un parassita è molto diffusa nel regno animale. Basta pensare al famoso Toxoplasma gondii, un protozoo che rende i topi che infesta attratti dall’orina di gatto, l’ospite definitivo del ciclo di sviluppo. Oppure c’è un verme trematode che costringe le formiche a salire all’alba su un filo d’erba, serrare le mandibole sulla foglia, e aspettare fino al tramonto di essere brucate da un ruminante all’interno del quale riprodursi.

Nelle formiche infette il parassita invade tutto il corpo, comprese le zampe, creando una complessa rete di ife interconnesse. Il fungo cresce anche, in parte nella testa, ma lascia il cervello completamente intatto. Come fa allora a cambiare il comportamento dell’ospite? L’ipotesi dei ricercatori è che l’infestazione produca sostanze chimiche che agiscono sul sistema nervoso della formica a distanza, come i fili di una marionetta.

Come spiega il professor Donato Grasso, etologo dell’Università di Parma specializzato nel comportamento delle formiche, “nel campo del parassitismo l’evoluzione non guarda in faccia a nessuno e ogni punto debole viene sfruttato. Questo vale anche per gli insetti sociali che, nonostante le loro straordinarie capacità, a volte devono soccombere agli attacchi di altri organismi che hanno “imparato” a sfruttarne i talloni d’Achille grazie ad incredibili adattamenti.

Fonte: articolo pubblicato sul sito scienze.fanpage.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

vespa velutina

Vespa velutina, “cavallo di Troia” hi-tech per annientare l’aggressivo calabrone alieno

Trasformare una vespa velutina in una sorta di Cavallo di Troia tecnologico per individuare il nido da cui proviene ed eliminarlo sistematicamente.

È questa la fantasiosa ma efficace strategia alla base del progetto “Life StopVespa”, messo a punto per debellare la minaccia dell’aggressivo calabrone asiatico (Vespa velutina).

La tecnica del “Cavallo di Troia” è stata sviluppata dai ricercatori Marco Porporato e Simone Lioy del Dipartimento di Scienze Agrarie Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, che hanno collaborato a stretto contatto con Riccardo Maggiora e Daniele Milanesio del Dipartimento di Elettronica del Politecnico torinese. Ma come funziona esattamente?

Gli scienziati devono innanzitutto catturare con un retino un esemplare della specie incriminata, dopo aver portato in laboratorio l’esemplare, gli viene applicata, grazie alla colla per interventi odontoiatrici, una microscopica antenna sul prosoma (il “dorso” del calabrone), e poi lo rimettono in natura nello stesso punto in cui è stato catturato. La micro-antenna funziona come un trasponder e invia il segnale a un radar armonico, che in pratica riesce a tenere traccia degli spostamenti del calabrone in modo non dissimile da sofisticati sistemi GPS installati nei radiocollari per il monitoraggio della fauna selvatica. Seguendone gli spostamenti dell’esemplare liberato i ricercatori possono determinare le esatte coordinate del nido da cui proviene e intervenire per l’eliminazione.

Fonte: articolo pubblicato sul sito scienze.fanpage.it – qui è possibile leggere l’articolo originale

professionisti disinfestazione

Disinfestazione: perché affidarsi a un professionista

Disinfestazione: gli agenti infestanti

Almeno a grandi linee sappiamo cosa sia la disinfestazione, ciò che non sempre conosciamo sono gli agenti infestanti che si vanno a piazzare in ogni angolo della casa.

Quelli più noti sono i roditori, gli insetti da alimento, gli insetti volanti, gli insetti striscianti e le malerbe.
Per eliminarli da un ambiente gli esperti possono utilizzare diversi strumenti. I principali sono 3: si tratta delle irroratrici che distribuiscono un liquido nell’aria, gli impolveratori che distribuiscono polveri secche nell’aria e i nebulizzatori.

È necessario che l’intervento sia pensato su misura per ogni cliente, per questo gli esperti prima di procedere con la giusta tecnica devono elaborare un piano d’azione, un programma di intervento mirato e ben preciso.

A chi rivolgersi per la disinfestazione

Se dobbiamo procedere con la disinfestazione è importante affidarsi a un esperto del settore che sia serio e affidabile. Conta molto anche l’esperienza che ha sul campo. Assolutamente da evitare realtà poco sicure che non godono di ottime recensioni online.
Una realtà seria deve avere un sito chiaro in cui vengono spiegati tutti gli interventi che realizza e in quale settore è specializzata. Non tutti gli agenti infestanti, infatti, necessitano dello stesso tipo di intervento.

Fonte: articolo pubblicato sul sito wakeupnews.eu – qui è possibile leggere l’articolo originale

sintomi della tularemia

Tularemia, diffusione in Italia: sintomi e terapia

Tularemia, diffusione in Italia: sintomi e terapia

Stiamo parlando di una zoonosi batterica che si manifesta in forme diverse a seconda della via di contagio e in base alla virulenza dell’agente patogeno. Il contagio può avvenire attraverso il contatto con animali infetti, ingerendo acqua contaminata o mangiando carne poco cotta di animali infetti. Anche la puntura di artropodi come le zecche può essere una via di contagio.

Sintomi della Tularemia

I sintomi variano a seconda della via di contagio e della virulenza dell’agente patogeno. Di solito si nota ulcera localizzata nel punto in cui l’agente si introduce nell’organismo e si può notare anche gonfiore dei linfonodi relativi. In caso di puntura da zecca, la tumefazione dei linfonodi è dolorosa e può anche essere associata a febbre e malessere generale.
La diagnosi viene fatta in base al quadro clinico e attraverso la scoperta di un aumento di anticorpi specifici nel siero (solitamente compaiono nella seconda settimana di malattia). La terapia dovrebbe cominciare il prima possibile, perché le forme più gravi sono altamente letali, con rischio di morte del 15-30 per cento e oltre nelle forme non trattate.

Fonte: articolo pubblicato sul sito meteoweb.eu – qui è possibile leggere l’articolo originale

pericolo acari della polvere

Si accendono i riscaldamenti, pericolo acari

Per quanto la casa rappresenti un rifugio sicuro nel quale ritirarsi, tanto più quando fuori piove e comincia a far freddo, purtroppo l’umidità, gli ambienti chiusi e meno arieggiati e la polvere possono scatenare, nei soggetti predisposti, una reazione allergica improvvisa.

Gli acari, come si sa, vivono al meglio proprio nei luoghi dove si accumula la polvere che fornisce loro nutrimento e riparo. Invisibili all’occhio umano, sono piccoli “parenti” dei ragni e si annidano nei tappeti, nei materassi, nei divani e nei cuscini, riproducendosi velocemente. Sono responsabili del 70% dei fenomeni asmatici e delle riniti allergiche in età pediatrica.

Inoltre, l’accensione dei riscaldamenti favorisce la formazione della polvere e quindi la proliferazione di colonie di acari, tra i principali responsabili delle allergie.
Le concentrazioni di acari può variare da 10 a 1.000 e più per ciascun grammo di polvere. Come per tutti i dermatofagoidi (cioè i mangiatori di pelle) la dieta degli acari consiste di: scaglie di pelle umana e cuoio capelluto, miceti che crescono sulla pelle umana, oltre a muffe, corpi e frammenti di insetti, batteri. Tutti elementi di cui la polvere domestica è generalmente ricca.

Per prevenire le allergie agli acari è, quindi, fondamentale la bonifica ambientale.

I sintomi principali dell’allergia agli acari della polvere sono di tipo respiratorio. Rinite allergica e, talvolta, asma allergica sono i due disturbi provocati da questi piccoli aracnidi, ma queste due condizioni comprendono un’ampia varietà di sintomi quali:

• Naso chiuso, che prude o che cola con secrezione acquosa e biancastra;
• Starnuti frequenti;
• Congiuntivite, lacrimazione, bruciore agli occhi;
• Tosse secca;
• Prurito al palato e alla gola;
• Difficoltà a respirare;

Fonte: articolo pubblicato sul sito meteoweb.eu – qui è possibile leggere l’articolo originale