allarme zanzara tigre

Allarme zanzara tigre, scatta il piano prevenzione

Il piano prevenzione dell’Usl Umbria 1

Arginare il fenomeno primaverile-estivo della presenza e del diffondersi delle zanzare. In particolare della più temibile zanzara tigre. Il Piano è stato elaborato dall’AUSL Umbria 1 e prevede una serie di iniziative rivolte direttamente cittadini, soggetti pubblici, amministratori di condominio, società e associazioni che dovranno adottare tra il primo del mese di aprile ed il 31 ottobre 2018.

Quali sono le regole da rispettare

A tutti i cittadini, soggetti pubblici, amministratori condominiali, società che gestiscono le aree di centri commerciali, artigianali, industriali di:
1- non abbandonare negli spazi pubblici e privati, compresi terrazzi e balconi, contenitori di qualsiasi natura e dimensione (barattoli, secchi, bidoni, vasche) nei quali possa raccogliersi acqua piovana;
2- eliminare negli orti, nei giardini, nei cantieri, qualsiasi prolungata raccolta di acqua in contenitori non abbandonati ma sotto il controllo di chi ne ha proprietà o l’uso effettivo (annaffiatoi, secchi, sottovasi, ecc.);
3- prosciugare completamente le piscine non in esercizio e le fontane; in alternativa eseguirvi adeguati trattamenti larvicidi oppure immettervi pesci larvivori; qualora le piscine vengano ricoperte con teli è necessario svuotare settimanalmente l’acqua accumulatasi;
4- trattare l’acqua presente in tombini, griglie di scarico, pozzetti di raccolta delle acque, ricorrendo a prodotti contro le larve di zanzara. La periodicità dei trattamenti deve essere congruente alla tipologia del prodotto usato. Il trattamento contro le larve di zanzara può essere eseguito direttamente da parte degli stessi proprietari o utilizzatori, a tal proposito dovrà essere conservata la documentazione attestante l’avvenuto trattamento o il documento di acquisto dei prodotti.

Fonte: articolo pubblicato sul sito perugiatoday.it.
qui è possibile leggere l’articolo originale

ptinidi

Ptinidi, insetti simili ai ragni

Gli Ptinidi, infestanti della famiglia dei coleotteri

Non molto diffusi, questi coleotteri presentano abitudini di vita per certi versi simili a quelle dei tarli e possono assumere importanza sopratutto nelle abitazioni private, vecchi alberghi, magazzini alimentari, mulini, musei. Sono onnivori, nutrendosi di detriti alimentari di vario tipo (cereali, farina e semole, pasta, biscotti, cacao, camomilla, pepe, etc)
non disdegnando carta, fieno, materiale in decomposizione di origine animale e vegetale.
Si tratta di un infestante che tollera molto bene le basse temperature e può rimanere digiuno anche per molto tempo.
Frequentano luoghi scarsamente illuminati e la femmina depone dalle 50 alle 100 uova incollandole sui substrati di cui si alimentano.

Infestanti secondari ma non meno pericolosi

Seppur considerati come infestanti secondari, questi insetti vanno gestiti alla stessa stregua degli altri parassiti delle derrate alimentari. I danni provocati a seguito dell’attività trofica degli adulti e delle larve sono da considerarsi significativi per il deterioramento delle sostanze infestate sia per il deprezzamento del loro valore commerciale.
Gli ptinidi sono difficili da individuare in un ambiente poiché evitano la luce, nascondendosi all’interno di profonde fessure e cavità.
Il controllo di questi insetti comincia con la pulizia e rimozione di tutti i substrati alimentari che hanno determinato l’infestazione, comprese le vecchie esche rodenticide dimenticate in qualche angolo o soffitta. Occorrerò un approccio estensivo in presenza di magazzini di stoccaggio di prodotti alimentari e nelle vecchie abitazioni ricche di suppellettili e materiale ligneo.

Fonte: articolo pubblicato sul periodico T&C Tecniche e Curiosità a cura di Colkim srl, redatto da Roberto Vatore, Responsabile Tecnico Colkim per la regione Campania.

tingide del platano

Tingide del platano

La tingide del platano

E’ un insetto emittero della famiglia tingidae, riconoscibile per la presenza di un protorace dotato di due espansioni fogliacee reniformi bianche e di un cappuccio sul capo che le conferiscono un curioso aspetto. E’ una specie di origini americane he ha fatto il suo ingresso a metà degli anni ’60 e che vive principalmente sui platani, il Platano occidentale e quello Comune, non disdegnando altre specie di latifoglie quali Gelso da carta, Noce nero e Frassino.

Conosciamolo più da vicino

Il Tingide compie fino a tre generazioni all’anno. Gli adulti trascorrono l’inverno al riparo della corteccia dei fusti e dei grossi rami degli alberi oppure delle fessure degli infissi e tapparelle delle abitazioni circostanti.
La presenza dell’emittero per i platani rappresenta un vero e proprio flagello. Le punture di nutrizione degli adulti e delle forme giovanili provocano la comparsa di punteggiature clorotiche in prossimità delle nervature delle foglie che poi si estendono con il tempo fino ad interessare l’intero lembo, causando ingiallimento della foglia e successivo disseccamento.
In ambienti urbani, lungo i viali o nei parchi, elevate infestazioni di questo parassita creano non pochi disagi alle persone a causa della loro introduzione all’interno delle abitazioni, sopratutto nei mesi di settembre e ottobre, quando sono alla ricerca di siti di svernamento.

Interventi del disinfestatore

Un intervento da effettuarsi sulla vegetazione, preferibilmente di individui ancora giovani può essere realizzato in primavera contro le neanidi della prima generazione mediante l’utilizzo di prodotti insetticidi caratterizzati da ridotta tossicità, quali quelli a base di deltametrina, piretrine naturali. In alcuni contesti si sono ottenuti buoni risultati con la tecnica della lotta endoterapica che prevede iniezioni controllate al tronco delle piante di apposite formulazioni a base di imidacloprid o abamectina.

Fonte: articolo pubblicato sul periodico T&C Tecniche e Curiosità a cura di Colkim srl, redatto da Roberto Vatore, Responsabile Tecnico Colkim per la regione Campania.

uni en 16636

Un approfondimento sulla UNI EN 16636

Lo scenario

Il quadro in cui nasce la nuova UNI EN 16636 è plasmato sui servizi di controllo degli organismi infestanti o Pest Control, al fine di consentire un controllo e una verifica dei danni che essi possono causare all’ambiente, agli animali, alle persone e in particolare alle derrate alimentari.
La norma è applicabile da parte delle imprese che erogano il servizio di Pest Control ed è la stessa norma che esclude le aree della protezione delle colture e la pulizia e disinfestazione ordinaria associata a regolari contratti di servizi per la pulizia, facendo chiarezza circa gli ambiti di applicazione della stessa.

Indicazioni precise della normativa

A poco più di 2 anni di vita il testo della norma è stato preso come riferimento da parecchi clienti finali, sopratutto aziende agroalimentari, che utilizzano la norma per controllare il lavoro delle ditte di servizi. Sono sopratutto gli stessi PCO che, anche se non certificati per questo standard, nella norma trovano preziose indicazioni su come svolgere il loro lavoro.
Un po’ quello che è successo anni fa con i regolamenti BRC e IFS che sono stati presi come riferimento dai controllori ufficiali e dalla GDO italiana per definire capitolati d’appalto.

Punti di forza della normativa

Il primo punto di forza è quello di essere riconosciuta come veramente professionale in tutta Europa, unificando ulteriormente l’industria europea di gestione e controllo dele infestazioni. I PCO italiani che in alcuni casi soffrono il confronto con i colleghi europei,
potrebbero trarre da questo spunto solo dei vantaggi, con l’apertura di scambi commerciali transnazionali, rassicurando i clienti finali che le operazioni vengono svolte seguendo norme scritte chiare, in modo sicuro ed entro regolamenti Europei e nazionali.
Un altro punto di forza della normativa è quello che assicura il cliente finale che gli operatori hanno le competenze per offrire un servizio garantendo e rispettando livelli minimi e convalidati di conoscenza teorica e abilità pratica.

Fonte: articolo pubblicato sul periodico T&C Tecniche e Curiosità a cura di Colkim srl, redatto da Claudio Moresi, Responsabile Tecnico Commerciale Colkim per le regioni Puglia e Basilicata e per le province di Cosenza e Crotone.

infestanti alimentari

Infestanti aziende alimentari

Alcuni infestanti alimentari specifici

Il tarlo del pane (Stegobium paniceum) e il tarlo del tabacco (Lasioderma serricorne) sono due piccoli coleotteri molto simili, le cui dimensioni, da adulti, variano tra 2-4 mm, dipendenti dalla temperatura, umidità e qualità del cibo durante lo sviluppo larvale.
Molte derrate secche sono infestate da questi parassiti: prodotti che derivano dalla filiera dei cereali (semi, farina pasta, biscotti, etc.), cibo per animali, spezie ed erbe di interesse erboristico, frutta secca, etc.

Conosciamo meglio questi infestanti

Il Lasioderma è un parassita del tabacco mentre lo stegobio sembra avere una preferenza per i prodotti “medicinali” e non esita ad attaccare anche legni morbidi e rilegature di libri.
Ottimi volatori, sono attirati dalla luce ultravioletta degli elettroinsetticidi dove vengono catturati in gran numero. In particolare il Lasioderma comincia a volare ad una temperatura di 20°C.

Interventi del disinfestatore

Un’azienda giapponese ha sponsorizzato qualche tempo fa un prodotto contenente “un feromone mimico” da inserire in un’apposita trappola e recentemente un importante gruppo inglese nel settore del Pest Control ha deciso di testare questo attrattivo sul campo per attirare gli adulti di questa specie, utilizzando un altro modello di trappola.
Le trappole – a coppie di 10/15 per sito – una contenente l’attrattivo e l’altra senza (testimone) – sono state posizionate in una panetteria industriale, un’azienda che produce cibo per animali, un locale dove è conservato un importante erbario.
Dopo 4-6 settimane sono state controllate ed analizzate le catture, i cui risultati sono stati molto interessanti, con circa 300 individui intrappolati nei cartoncini collanti innescati.

Fonte: articolo pubblicato sul periodico T&C Tecniche e Curiosità a cura di Colkim srl, redatto da Maurizio, Responsabile Entomologico Colkim.

processionaria del pino

Le urticanti processionarie

Le processionarie

Si tratta di lepidotteri le cui larve, negli stati più avanzati, sono dotate di ciuffetti di peli urticanti che utilizzano come meccanismo di difesa quando si sentono minacciate, le quali, a contatto con la pelle umana provocano la comparsa di fastidiosi eritemi papulosi accompagnati da rossore, bruciore, forte prurito che può durare anche diversi giorni.
Quando invece i peli, o loro frammenti, vengono a contatto con le mucose degli occhi, del naso o della bocca possono causare congiuntiviti e addirittura gravi lesioni.

Tipologie e specie di questo infestante

In Italia sono due le specie che destano particolare preoccupazione;
una è la Processionaria del Pino che attacca tutte le specie di pino, con una preferenza per il pino nero e il pino silvestre, l’altra è la processionaria delle querce.
Le larve di questi insetti sono delle voracissime defogliatrici, capaci di scheletrizzare l’intera chioma e influenzare negativamente il regolare accrescimento degli alberi. Con i propri fili sericei, le Processionarie dei pini costruiscono nidi disposti sulle parti più soleggiate e alte della zona periferica della chioma,
mentre le Processionarie della quercia li costruiscono attaccati al tronco e ai rami più grossi.

Interventi del disinfestatore

Il disinfestatore è chiamato ad intervenire per fronteggiare infestazioni derivanti da questo insetto; per questo tipo di infestazione è in vigore un decreto di lotta obbligatoria (D.M. 30.10.2007) che prevede l’adozione, nei confronti delle larve, di provvedimenti di tipo meccanico, chimico e microbiologico. Il primo intervento, da effettuarsi con le dovute precauzioni specialmente nei confronti della processionaria del pino, si basa sull’asportazione e successiva bruciatura dei nidi invernali, quando questi contengono ancora le larve mature.
Riguardo al trattamento chimico si possono impiegare prodotti a base di Diflubenzuron o di Spinosad, in occasione della nascita delle larve.
Ultimo, ma non per ordine di importanza, è il provvedimento di tipo microbiologico, basato sull’utilizzo di formulazioni a base di batteri della specie Bacillus thurigiensis da impiegare nei confronti delle giovani larve.

Fonte: articolo pubblicato sul periodico T&C Tecniche e Curiosità a cura di Colkim srl, redatto da Roberto Vatore, Responsabile Tecnico Colkim per la regione Campania.

rodenticidi

Problematiche attuali per la lotta rodenticida mediante anticoagulanti

Problematiche attuali

Da tempo utilizzate nel controllo dei Roditori, le sostanze anticoagulanti sono state oggetto di numerosi studi volti a evidenziarne, oltre l’efficacia, la pericolosità nei confronti di altri animali non bersaglio.
Ne sono scaturite diverse disposizioni ufficiali, tra le quali quella della riduzione delle concentrazioni di p.a. nei formulati disponibili (sottoposti a revisione e nuova registrazione, con vincolo di utilizzo solo da parte di operatori del Pest Control) e quella dell’impiego, ma esclusivamente per un periodo limitato di tempo, oltre che ovviamente l’esigenza di utilizzo ponendo le esche trattate in contenitori chiusi e inaccessibili a estranei.

Le conseguenze per le industrie alimentari

A seguito delle linee guida che riducono a sei settimane l’utilizzo di questi rodenticidi, si è arrivati all’impiego di esche inerti con lo scopo di accertare una eventuale presenza/attività di Roditori, in tal modo aumentando considerevolmente l’attività di monitoraggio, con cadenza almeno settimanale, non potendo porre un’esca inerte e verificarne l’attacco dopo un mese.
Questo comporterà costi aggiuntivi ed eventualmente la necessità di dedicare anche personale interno, opportunamente addestrato alle continue e frequenti ispezioni, per segnalare tempestivamente al PCO l’esigenza di un intervento rodenticida.

Utilizzo in ambienti chiusi

All’interno degli edifici da anni, non è accettabile l’utilizzo di rodenticidi, anche se viene ammesso che in ambienti chiusi non esiste il rischio di intossicare animali non bersaglio, ci si preoccupa per l’eventuale avvelenamento di animali, in questo caso). Ma evidentemente la non accettazione di tale pratica è connessa al rischio di contaminazione di derrate alimentari destinate al consumo umano.
All’interno di edifici si devono impiegare trappole a scatto, mentre poco o per nulla accettate possono essere le tavolette collanti: il tutto per non causare una sofferenza ai roditori catturati.
Ne consegue che pure all’interno si richiede attualmente un controllo assiduo, settimanale, dei punti di monitoraggio e cattura.

Fonte: articolo pubblicato da Luciano Suss, consulente entomologico agroalimentare, all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di novembre 2017

fipronil cos'è

Il caso Fipronil, rafforzare l’autocontrollo contro le frodi alimentari

Fipronil cos’è

Insetticida ad ampio spettro di natura lipofila, agisce a livello del sistema nervoso centrale degli insetti. E’ un veleno a lenta attività, utilizzato come antiparassitario contro pulci, pidocchi in animali domestici e come insetticida su sementi.
Studi per le definizioni degli LMR hanno rilevato che la sostanza se somministrata a galline ovaiole ha come tessuti target il tuorlo d’uovo, il grasso omentale e la pelle.
Ha rivelato una tossicità acuta orale (in animali da esperimento) per via cutanea o inalazione e sono stati osservati fenomeni di neurotossicità nella prole dei ratti, in relazione alla quantità di sostanza ingerita dalle madri.

L’allerta e le reazioni delle Autorità

L’allerta, lanciata il 22 luglio dall’Autorità olandese è emersa ad agosto in tutta la sua gravità, con il ritiro in Germania, Belgio, Olanda di milioni di uova. Sono state necessarie alcune settimane per avere il quadro completo della situazione che ha messo in luce una debolezza del sistema.
I controlli si sono estesi non solo alle uova, ma anche agli ovo-prodotti (compresi i prodotti da forno) carni avicole e mangimi. Ridefinito il rischio della salute per i cittadini esposti, l’attenzione delle autorità si è spostata sulla necessità di coordinare la comunicazione fra gli Stati membri per la prevenzione e gestione delle frodi alimentari.
In conseguenza delle raccomandazioni Comunitarie, il Ministero della Salute ha fatto sapere che sono stati previsti i termini per la notifica delle allerte nel sistema europeo e le modalità di gestione degli animali e delle uova di allevamenti interessati dalla contaminazione.
Infine sono sono stati stabiliti i fattori di concentrazione da applicare per la valutazione di conformità degli ovo-prodotti.

Fonte: articolo pubblicato da Francesca de Vecchi, all’interno della rivista IgieneAlimenti del mese di novembre 2017

cimice del letto

Biologia e ruolo patogeno cimice del letto

La cimice del letto – caratteristiche

La cimice del letto è un ectoparassita ematofago temporaneo dell’uomo, che, con il suo apparato boccale di tipo pungente-succhiante, provoca l’insorgenza di dermatiti altamente pruriginose.
Le abitudini notturne di questo insetto, unitamente alla sua tendenza nel cercare uno stretto contatto con superfici ed altri individui della sua specie, lo portano a formare aggregazioni di centinaia o migliaia di individui, costituendo focolai di sviluppo in anfratti e fessure al riparo dalla luce del giorno, nelle immediate vicinanze dei luoghi dove l’uomo sosta nelle ore notturne.


Focolai di infestazione

Le cimici infestano luoghi molto frequentati dall’uomo, come treni, alberghi, navi, fino alle abitazioni private, dove è maggiore la possibilità che persone provenienti da ambienti infestati possano veicolare, inconsapevolmente, tramite i propri vestiti o bagagli, uova vitali o cimici. Lo scambio di materiale usato può determinare lo spostamento di oggetti contaminati in nuovi ambienti, con serio rischio di diffondere l’infestazione.

Ruolo patogeno

Le lesioni cutanee sono provocate dall’azione perforante degli stiletti mandibolari e mascellari sulla cute dell’ospite durante il pasto di sangue. La puntura può dare origine allo sviluppo di una reazione di ipersensibilità, sia di tipo immediato che ritardato, nei confronti di alcune proteine contenute nella saliva dell’infestante.
Le ripetute punture della cimice dei letti determinano nell’ospite l’insorgenza di lesioni eritematopapulose di 2-5 mm di diametro, le quali perdurano per una settimana se non intervengono complicazioni batteriche secondarie dovute al grattamento.
Sono generalmente raggruppate in più sedi, sopratutto nelle aree non coperte da indumenti, come il viso, collo, mani e arti. In luoghi fortemente infestati alcuni soggetti che sostano negli ambienti sede dei focolai di sviluppo possono sviluppare fenomeni allergici di congiuntivite, rinite o asma, causata dagli allergeni volatili provenienti dalle cimici.
Sono molti comuni fenomeni quali irritabilità ed insonnia.

Fonte: Artropodi di interesse dermatologico in ambiente confinato – pubblicazione Prof. Mario Principato – Resp. Scientifico del Centro di Ricerca Urania di Perugia

batteri zanzara tigre

Scoperti tre batteri killer delle zanzare

Tre batteri capaci di uccidere le zanzare tigre, li ha scoperti, analizzando i terreni di mezzo mondo, la squadra coordinata da Giuliano Gasperi del laboratorio di Genetica e genomica degli insetti e Alessandra Albertini del laboratorio di Genetica dei microorganismi del dipartimento di Biologia e biotecnologie dell’università di Pavia.
Le zanzare del genere Aedes, in particolare Aedes aegypti e Aedes albopictus, la zanzara tigre presente anche in Italia sono infatti le responsabili della trasmissione di diversi virus.

Le zanzare del genere Aedes, in particolare Aedes aegypti e Aedes albopictus, la zanzara tigre presente anche in Italia sono infatti le responsabili della trasmissione di diversi virus.

La buona notizia è che, analizzando le popolazioni di batteri presenti nel suolo dell’Italia, ma anche del Camerun, di Cuba, del Kenya, delle Filippine e di molti altri paesi in cui la zanzara tigre è endemica la squadra pavese ha identificato tre nuovi ceppi batterici mai studiati capaci di colpire selettivamente la zanzara tigre nel momento in cui si trova nel momento più delicato del ciclo vitale, nei piccoli depositi di acqua stagnante in cui l’insetto depone le uova e dove si sviluppano le larve.

Ora bisogna testare tutte le proprietà di questi batteri sconosciuti, capirne la specifica attività insetticida per evitare di mettere sul mercato dei bio-insetticidi che, oltre che a colpire la zanzara tigre, possano rivelarsi nocivi per l’uomo o altre specie animale. Sarà importante capire anche quale resistenza al trattamento potrebbero sviluppare le zanzare.

Fonte: articolo pubblicato sul quotidiano online laprovinciapavese.gelocal.it